ARS GOETIA
Anachoreta
Etichetta: Funeral Moonlight Productions
Anno: 2008
Durata: 37 min
Genere: black metal
"Anachoreta" è l'annunciato album d'esordio dei veneti Ars Goetia. Ne
avevo annunciato la prossima uscita nella recensione del loro vecchio
demo "Compassion Lead To Nowhere", alla cui lettura è rimandato il
lettore, anche perchè contiene delle notizie biografiche che non
riporterò in questa sede.
La copertina è in bianco e nero, e ci mostra l'immagine di un
essere in tunica che regge una lampada, la cui testa è quella di un
asino. Una figura misteriosa, che mi ha riportato alla mente sia la
figura dell'Eremita (originariamente il Vecchio) dei Tarocchi (con la
clessidra al posto della lampada), sia quell'antica festività
semipagana chiamata Festa Dell'Asino, una specie di carnevale medievale
nel quale, appunto, il mondo sembrava essersi capovolto.
All'interno del libretto vediamo le foto dei musicisti, tutti in
corpsepaint. La formazione è sempre la stessa: Helnath alla voce,
Vindvalr alle chitarre, Ares al basso e Dron alla batteria. A titolo
informativo, alcuni di questi musicisti sono coinvolti in altri
progetti. Vindvalr è anche la mente che sta dietro al progetto
Candleshadow; Ares invece è l'artista che muove le fila di Rogna e
Phantazo. Sia Ares che Vindvalr fanno anche parte del gruppo death
Zorndyke.
Quando ho ricevuto "Anachoreta", mi sono subito incuriosito.
Infatti il demo dell'anno scorso non mi aveva fatto impazzire. Mi
sembrava moscio, ma non sapevo dire se tale fiacchezza fosse dovuta
alla qualità di registrazione, oppure a veri e propri limiti della
band. "Anachoreta", album d'esordio ufficiale, pubblicato
dall'etichetta cinese Funeral Moonlight, avrebbe dovuto rispondere a
queste mie domande.
"Ascension Into The Abyss" è una breve introduzione che inizia in
tono dimesso e misterioso, con le note di un organo accompagnate da un
arpeggio di chitarra. L'arrivo del basso prima non fa che aumentare
l'aspetto sinistro della composizione. In seguito, interviene una
chitarra elettrica dal suono forte e zanzaroso, con la batteria ad
accompagnare il tutto con un ritmo marziale. La strada è pronta per la
prima canzone del CD, ovvero "Black Wisdom". Si tratta di un brano
molto aggressivo, con Helnath che urla tutta la sua rabbia al
microfono, mentre il gruppo fa del suo meglio per dar vita a ritmiche
trascinanti ed a successioni armoniche dal grande impatto. Non c'è
dubbio sulla natura della musica: gli Ars Goetia propongono un black
metal legatissimo alla tradizione, negativo e privo di compromessi. La
qualità di registrazione è davvero buona: merito degli studi Wave999 e
Blackrust, dove le canzoni sono state registrate tra il luglio e il
novembre 2007. "Black Wisdom" è davvero una bella composizione:
essenziale ed istintiva, ma è così che il black va suonato.
Le battute iniziali di "Embrace..." sono caratterizzate da una
ritmica saltellante e di facile presa, che presto viene assorbita da
un'accelerazione in blastbeat. Successivamente, ecco un rallentamento
carico di groove, che colpisce il segno sin dal primo ascolto. La
canzone poi prosegue sulla medesima falsariga di rallentamenti ed
accelerazioni, coinvolgendo l'ascoltatore con la sua capacità
trascinante e con la bellezza dei suoi riff. Buona anche la ritmica
creativa di Dron, che sul demo invece mi aveva convinto poco. Si
segnala un discreto assolo di chitarra.
"The Hermit" è una canzone già comparsa nel vecchio demo
"Compassion Lead To Weakness". L'esecuzione dei musicisti è più curata
rispetto al passato, ed anche la qualità di registrazione è migliore.
Proprio per questo mi sento intrigato a ridescrivere le vecchie
canzoni, pur avendolo già fatto in occasione del demo. E "The Hermit"
mi colpisce subito con la sua malinconia, ma anche per il bel lavoro
del basso di Ares. Questa composizione soffre un po' di più, rispetto
alle altre, dell'eccessivo attaccamento ai canoni del genere. Se in
alcuni casi la cosa non si avverte più di tanto, o comunque risulta
piacevole, nel caso di "The Hermit" tende ad annoiare un po', perchè
nessun passaggio sorprende per il suo carattere. La canzone è bella,
ben suonata, ma tutto finisce lì. E' una canzone molto nella norma, che
sinceramente non avrei riproposto, fossi stato in loro. L'avrei
lasciata nel demo, e tenuta per i concerti.
Anche la seguente "Dies Nefastus" proviene da "Compassion Lead To
Weakness". Ma la versione incisa qui dona alla canzone il tiro che era
assente nel demo. Anche in questo caso, il black suonato non concede
sconti, ed è nero come la pece. La musica è suonata con la giusta
attitudine da tutti i musicisti. Buone le variazioni ritmiche, sempre
azzeccate e puntuali. Comunque sia, la maggior cura nei particolari e
nell'esecuzione, dona tutto un altro aspetto a "Dies Nefastus". Tutto
ciò perchè si tratta comunque di composizioni semplici ed istintive.
Proprio per questo, sono l'esecuzione e l'attitudine che fanno la
differenza. Basta qualche particolare poco brillante, per influenzare
l'intero brano.
"The Path Of Despising" è aperta da una serie di successioni
armoniche cariche di tristezza e malinconia, tanto intense da spezzare
il cuore. La ritmica è contenuta, non sembra voler esplodere in
blastbeat. La voce di Helnath è il solito raschio malvagio, tipicamente
black. La canzone si evolve senza presentare cambi particolarmente
drastici. Con i suoi sei minuti, "The Path Of Despising" è anche la
canzone più lunga degli Ars Goetia. Una prova discreta, che però non mi
ha fatto impazzire.
Molto più cattiva è la successiva "Endless Curse", caratterizzata
da un ritmo veloce e da riff malvagi. Poi il ritmo rallenta e si fa
cadenzato, intrigando non poco l'ascoltatore, anche se la cattiveria
diminiusce proporzionalmente alla velocità. Si segnalano anche delle
frasi al contrario, eheh, una gioia per le orecchie di chi ascoltava
demo black già anni fa, eheh! Ben fatto!
"The Last Winter" è aperta da un gran riff, e nel suo complesso si
presenta come un'ottima composizione. Tesa, severa, cupa, riempie il
cuore degli ascoltatori dell'ardore della fiamma nera! Anche la
successione di riff e i cambi ritmici sono tutti di buona fattura, e
mantengono vivo l'interesse dell'ascoltatore. Grintosi e malvagi, in
questo caso gli Ars Goetia mettono in mostra tutta la loro abilità.
Davvero belli certi riff, come nella seziona finale, arricchita dal
suono dell'organo. A un certo punto la musica si ferma, lasciando
spazio al soffio dei venti.
Il vento caratterizza anche l'outro, senza titolo. Si tratta di un brano ambient, notturno, privo di luce.
"Anachoreta" ci presenta gli Ars Goetia sotto un'altra luce,
rispetto al demo registrato frettolosamente in passato. La musica
prende, ed il gruppo si dimostra in grado di tirare. Certo, il disco
non è impeccabile. Alcune canzoni, tipo quelle vecchie, continuano a
convincermi poco. "Embrace" ha guadagnato punti però, e "Black Wisdom"
e "The Last Winter" sono due pezzi da novanta. Ragion per cui, credo
che il gruppo debba solo trovare il giusto equilibrio e alcuni riff e
successioni armoniche più incisivi. Per il resto, la strada è quella
giusta e "Anachoreta" è un disco interessante, un buon esordio che
sembra promettere buone cose per il futuro. Da sostenere.
(Hellvis - Settembre 2008)
Voto: 7
Contatti:
Mail Ars Goetia: goetiabm@gmail.com
Sito Ars Goetia: http://www.arsgoetia.it/
Sito Funeral Moonlight Production: http://www.funeral-moonlight.com/