ARPIA
Terramare
Etichetta: Lizard Records
Anno: 2006
Durata: 60 min
Genere: progressive rock
Oh, che piacere! Dopo un periodo abbastanza statico, sono ricominciati
a fioccare lavori di altissima caratura nella mia casella postale!
Questa volta è il turno degli Arpia, una band romana dalle doti davvero
invidiabili, formata da Leonardo Bonetti (voce, basso e tastiere),
Fabio Brait (chitarra) e Aldo Orazi (batteria), che arriva con
"Terramare" al suo secondo full-length. In realtà la storia degli Arpia
non è così semplice e lineare, dato che il trio è attivo fin dal 1984:
nei primi anni della loro carriera la band sperimenta una sorta di
forma musicale/teatrale realizzando nel 1987 una lunga composizione di
40 minuti intitolata "Resurrezione E Metamorfosi". Da quel momento in
poi, invece, la band ritorna ad esplorare gli aspetti più
specificatamente musicali della propria proposta, realizzando nel tempo
diverse pubblicazioni come "Bianco Zero", "Ragazzo Rosso" e "Idolo E
Crine". Il primo album vero e proprio, intitolato "Liberazione", arriva
solo nel 1995 e si tratta di un concept album sulla storia recente del
nostro Paese. Arriviamo quindi alla nuovissima pubblicazione,
"Terramare", un nuovo intrigante lavoro in cui la band esplora il lato
passionale ed erotico dell'esistenza. È la band stessa a descrivere
perfettamente la volontà che giace alle spalle di questo lavoro nelle
note biografiche: "Terra
e Mare, elementi di fisicità e sessualità, poli di una continuità reale
e riconoscibile, orizzontali ed appartenenti entrambi ad un gioco di
contrasti comunemente accettati, in cui ogni elemento rispetta il suo
ruolo dall'alto dell'ironia di chi già conosce le possibili
combinazioni amorose". Un obbiettivo non da poco, eppure
estremamente consapevole; un obbiettivo che vede una forte ricerca
personale ed artistica in cui tutto, pur restando spontaneo e naturale,
viene curato con grande attenzione. Come avviene questa
rappresentazione in musica dell'esperienza erotica? Innanzitutto in
"Terramare" si percepisce un fortissimo lavoro lirico-testuale: i brani
degli Arpia recuperano tutta la tradizione poetica italiana del
medioevo e del rinascimento, mettendo in musica parole lontane eppure
così profondamente radicate nella nostra tradizione. La band racconta
l'amore lungo i secoli, musicando parole di poeti del XIII secolo come
Cielo D'Alcamo, Guido Cavalcanti, Ciacco Dell'Anguillara e Rinaldo
D'Aquino, passando per Torquato Tasso (1544-1595), fino ad arrivare a
composizioni originali davvero pregevoli, sia nelle atmosfere più
arcaiche e mistiche, sia in quelle più moderne come "Metrò" o "Monsieur
Verdoux", ispirata all'omonimo film di Charlie Chaplin.
Anche da un punto di vista meramente musicale la band si fa onore,
rispolverando tutta la musicalità della tradizione italiana e
traducendola in un elegante e sfaccettato progressive rock dalle tinte
ora oscure e notturne, ora poetiche ed eteree. Giusto per accennarvi al
pregevole eclettismo della band, nell'arco dei sessanta minuti del
disco (tutti di ottima levatura, tra l'altro), si passa per un brano
più veloce e teso come "Bambina Regina"; si attraversano gli accenti
ironici e trascinanti di "Monsieur Verdoux", mentre "Libera" ci
affascina per il suo saper passare con agilità da un inizio lento e
delicato ad un crescendo finale. La meravigliosa "Umbrìa" incanta con
le sue atmosfere rarefatte che sfociano in un pregevole intermezzo di
tastiere ipnotico e cullante; poi il tono cambia totalmente con
"Metrò", un brano duro, più sporco, che rappresenta proprio il lato più
istintivo ed animalesco della sessualità; si continua sulla bizzarra
"Contrasto Della Villanella", dura e un po' schizzata; per poi
concludere con la title-track, "Terramare", oscura e quasi
"sabbathiana" nel suo incedere scandito da un pregevole lavoro di
basso.
I due brani che mi hanno colpito di più, comunque, sono "Rosa" e
"Luminosa". La prima è una pregevolissima composizione ricca di colori
e tonalità arcaiche, un duetto in cui compare la bella voce di Paola
Feraiorni che mostra come la nostra lingua e la nostra sensibilità
melodica possano essere inserite perfettamente in un contesto rock,
mantenendo inalterata la poesia e l'intensità originale. La seconda,
invece, inizialmente incanta per il suo essere contemporaneamente
delicata nel suo procedere arpeggiato e dura nei contenuti, poi, però,
il pezzo si distende, si dispiega su un tappeto di tastiere, mentre i
versi di Cavalcanti aggiungono una musicalità meravigliosa al tutto.
Insomma, so perfettamente di non essere riuscito a far capire l'opera
degli Arpia, spero soltanto di essere riuscito a stuzzicare la vostra
curiosità: questo trio è riuscito a creare qualcosa di unico e di
personale, capace di far combaciare mondi, luoghi e tempi lontani fra
di loro.
(Danny Boodman - Ottobre 2006)
Voto: 8
Contatti:
Mail Arpia: arpia@arpia.info
Sito Arpia: http://www.arpia.info/
Sito Lizard Records: http://www.lizardrecords.it/