ARPIA
Racconto D'Inverno
Etichetta: Musea Records
Anno: 2009
Durata: 43 min
Genere: prog rock acustico
Ci sono occasioni in cui noi recensori abbiamo il piacere di ascoltare
e scoprire una nuova band di grande talento; la consigliamo a voi che
ci leggete e abbiamo sempre la speranza che questo piccolo tesoro,
magari non molto conosciuto, continui a crescere e a mostrarsi
all'altezza delle aspettative. Più raramente, invece, accade che le
band in questione non solo si rivelino all'altezza di ogni parola
positiva spesa, ma addirittura superino ogni immaginazione creando
qualcosa di unico. Ecco, è quanto mi è successo con gli Arpia e il loro
compositore Leonardo Bonetti, persona di profonda cultura musicale e
letteraria che mi ha davvero stupito con un progetto che unisce parole
e suoni, musica e romanzo.
Con gli Arpia eravamo rimasti ai tempi di "Terramare", uscito
circa tre anni fa, e già allora avevo speso parole entusiastiche per la
qualità del loro lavoro, poi qualche mese fa mi vedo recapitare nella
casella postale un libro firmato proprio da Leonardo Bonetti e che
porta il titolo di "Racconto D'Inverno": scopro così che la nuova opera
degli Arpia non è solo un CD, ma è anche l'esordio come scrittore di
Leonardo, con una doppia opera dove l'una non è appendice dell'altra,
ma entrambe si uniscono in una vera e propria simbiosi che, a mio
parere, deve essere gustata nella sua interezza.
Allora iniziamo a parlare di "Racconto D'Inverno" e partiamo magari dal
libro. Il sottoscritto, pur essendo un lettore piuttosto accanito, non
ha la presunzione di volersi trasformare in critico letterario, quindi
Leonardo mi scuserà se per parlare dalla sua opera inizio subito da
alcuni spunti che trovo proprio sul libro. Se leggete le note in quarta
di copertina, infatti, troverete questa frase: "[...] un libro che può
essere letto come un gotico, un racconto filosofico, un poema in prosa
o un romanzo d'avventura". Ecco, questo mi pare un buon punto di
partenza. Un libro gotico? Sì, perché la storia narrata è velata da un
alone di mistero che pervade tutta la storia: un uomo senza nome fugge
via da una guerra e si rifugia in una casa abbandonata immersa in una
faggeta, lì incontra una Guida, anch'essa senza nome, che promette di
aiutarlo, ma verso cui il protagonista continua a provare sensazioni
che vanno dal disgusto all'attaccamento. Su entrambi, però, aleggia una
figura femminile che sembra essere la sorella della Guida, una presenza
che appartiene al passato, ma anche al presente; che non c'è, eppure è
sempre percepibile. E cosa dire della casa, con le sue stanze vuote, le
sue presenze e i suoi segreti nascosti nelle viscere della terra?
Un libro dalle tinte gotiche, quindi, ma anche un racconto
filosofico, perché tutto il racconto ha l'aria di una grande metafora:
i personaggi non hanno nome e tutto sembra rimandare ad un significato
più profondo e nascosto, dove la Guida non è solo una guida e la fuga
dalla Casa in mezzo alle montagne ha più l'aria di un percorso
spirituale che fisico.
È altrettanto corretto parlare di un poema in prosa, perché Leonardo
non si accontenta di usare le parole per descrivere, ma le modella, le
lavora e trova sempre immagini e linguaggi adatti al contesto. Non mi
stupisce se penso ai prestiti letterari già presenti in "Terramare" e
mi stupisco ancora meno leggendo che uno dei punti di riferimento più
chiari dell'opera è il "Racconto D'Autunno" di Tommaso Landolfi, un
autore del primo Novecento che ha influenzato molto la scrittura di
Bonetti. D'altra parte, è giusto dirlo, questo non è un libro semplice:
lo stile di Leonardo è complesso ma soprattutto è legato ad un modo di
scrivere che è figlio degli inizi del secolo scorso più che di questo;
non cerca la scrittura sciolta e ritmata che si legge nei romanzi più
fruibili; ha ancora il gusto della parola e dell'immagine ricercata,
della descrizione particolareggiata e delle sensazioni evocate con
forza dalla narrazione.
Infine, dicevamo, un romanzo d'avventura. Ecco, su questo magari
bisogna specificare: se immaginate azione, movimento e avventura
hollywoodiana siete sulla strada sbagliata: forse non avrei aggiunto
questo termine per descrivere il libro, ma credo che il senso sia che
non è un libro di soli pensieri ed elucubrazioni, ci sono personaggi,
fatti che accadono, misteri, fughe, soldati e una guerra sullo sfondo
che sembra sempre lontana ma non per questo meno presente.
Quindi come si fa a tradurre tutto questo in musica? Sicuramente non è
facile e il rischio è quello di comprimere troppi stili differenti in
un album barocco e indigeribile. Invece gli Arpia costruiscono un
lavoro fondamentalmente acustico, lineare ma sfaccettato, che si
compone in un'unica suite divisa in diciannove passaggi.
Il risultato è perfettamente riuscito: la musica è elegante e misurata,
arrangiata con gusto ma senza orpelli inutili. Basso e batteria sono
importantissimi perché formano uno scheletro ritmico dinamico che
allontana subito il fantasma di un album lamentoso e noioso. La musica
si intreccia su colori e tempi diversi e la noia non sfiora mai
l'ascoltatore che si trova immerso in un fluire continuo; la musica ci
trascina senza spezzarsi mai, ma dosando comunque con sapienza le
emozioni, in modo da rallentare o accelerare dove serve, proprio come
deve essere la buona scrittura di un libro, che fluisce dalla prima
pagina all'ultima.
Le chitarre acustiche dettano la melodia con leggerezza ed eleganza e
il tutto si rivela una scelta azzeccatissima perché le sonorità evocate
si adattano perfettamente all'atmosfera dell'album e del libro; allo
stesso modo le tastiere, che pure sono presenti, non sono mai
invadenti, sottolineando semplicemente con equilibrio quanto fatto
dagli strumenti e prendono uno spazio dominante solo nella parte finale
dell'album, in concomitanza con gli episodi più spettrali e cupi della
storia. Lo stile proposto... vogliamo chiamarlo progressive rock? Folk?
Sinceramente non è importante, perché quello che importa è soltanto il
fatto che la musica è la perfetta riproposizione sonora della storia e
della personalità di Bonetti.
Infine una nota sulla parte vocale dell'album che è senza dubbio uno
dei punti di forza di tutto il CD: da una parte, infatti, Leonardo mi
sembra molto migliorato e la sua interpretazione è sentita e
coinvolgente, dall'altra abbiamo la bravissima Paola Feraiorni, entrata
in pianta stabile del gruppo, che è davvero ineccepibile in ogni suo
intervento. Quante volte si sentono voci femminili che urlano e
confondono la bravura con l'estensione, quando invece quello che fa la
differenza è il controllo della propria voce... e in questo Paola
Feraiorni è portentosa.
Riguardo alle singole composizioni, invece, non starò qui a porre
l'accento su questa o quella traccia: l'album è pensato come un fluire
unico e così deve essere ascoltato; la storia, le canzoni, tutto è
pensato esattamente per essere com'è e l'assenza di una qualsivoglia
caduta di stile rende assolutamente piacevole l'ascolto dell'intero CD
(che avendo diciannove canzoni in soli 43 minuti non è mai pesante o
ridondante).
A questo punto non posso fare altro che consigliarvi l'acquisto
del CD e del libro: non l'uno o l'altro, ma proprio tutti e due, perché
solo così potrete capire pienamente un'opera di grandissimo valore che
mostra un autore e una band che hanno raggiunto una maturità artistica
invidiabile.
(Danny Boodman - Settembre 2009)
Voto: 8.5
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Mail Arpia: arpia@arpia.info
Sito Arpia: http://www.arpia.info/
Sito Musea Records: http://www.musearecords.com/