ARMAGEDDON
Crossing The Rubicon

Etichetta: WAR Music
Anno: 1997
Durata: 37 min
Genere: thrash/death svedese


Gli Armageddon non sono altro che l'ennesima creatura di Michael Amott (ex Carnage; ex Carcass; Spiritual Beggars; Arch Enemy e non so quanti altri). Però in questo progetto volle restare in secondo piano, componendo sì il 70% delle canzoni, ma non suonandole direttamente (Michael apparirà solo nelle backing vocals), forse per far conoscere al pubblico le doti del giovane fratello Christopher (già presente negli esordienti Arch Enemy di "Black Earth" del 1996), che a livello tecnico supera il pur bravo Michael. A completare la formazione ci sono sua mostruosità Peter Wildoer (ex Arch Enemy, ora nei Darkane), batterista eccezionale troppo sottovalutato, Jonas Nyren (voce) e Martin Bengtsson (basso).
Sta di fatto che i fratelli Amott, con questo "progettino", sfornano a mio modesto parere il miglior disco mai prodotto da loro, insieme a "Burning Bridges" degli Arch Enemy. La produzione è affidata come sempre al fido Fedric Nordstrom (suona anche le tastiere), che riesce a mettere in risalto tutti gli strumenti grazie ad un suono limpidissimo.
Uscito per la WAR Music (nata dallo smembramento della celebre Wrong Again Records, così come la Regain records) sul finire del '97, "Crossing The Rubicon" fu per me una grossa sorpresa. E pensare che Michael dichiarava che questo gruppo avrebbe proposto le canzoni scartate dagli Arch Enemy, se questi sono scarti, ben vengano! Il gruppo propone un death di scuola svedese, influenzato dal metal classico fuso con la tecnica chirurgica dei Death e dei Megadeth di "Rust in Peace", presenze che si rendono evidenti nella miriade di riff taglienti che compongono le canzoni, così come i repentini cambi di tempo, scanditi dai fantasiosi tentacoli di Wildoer, mentre la voce di Jonas segue lo stile di Tomas Lindberg (ex At the Gates), cioè più vicino ad uno screaming acido che non al classico cavernoso growl.
Ma quello che secondo me rende speciale questo gruppo è la libertà stilistica presente sul disco. Mi spiego meglio: sicuramente il fatto che il gruppo nacque senza nessuna pretesa, senza nessuna pressione dall'etichetta e dai fans, fece il modo che qualsiasi idea venisse usata per comporre le canzoni. Infatti ascoltando l'album si passa da "Godforsaken", bordata in stile Carcass che si sviluppa lasciando posto alla follia tecnica dei Megadeth per stemperarsi in un assolo ai confini della fusion, ad "Astral Adventure (The Escape)", per me l'apice compositivo dell'album, in cui si parte da un intro Helloweeniano per poi proseguire con i soliti Megadeth e terminare con un'assolo meraviglioso, emozionante e carico di feeling. Christopher è un vero talento, dalla grande perizia tecnica, che ha saputo integrare nel suo DNA chitarristico la passionalità degli anni '70, infatti uno dei suoi preferiti è Michael Shenker.
Le sorprese non finiscono qua, infatti sono presenti ben quattro brani strumentali, a qualcuno non potrebbero piacere, ma sono l'ennesima conferma della voglia di osare che ha portato alla creazione del suggestivo assolo di batteria e percussioni "Galaxies Away" ed alla meravigliosa "Funeral In Space", vedrete la pelle d'oca che riuscirà a procurarvi. Avrete notato che ogni titolo tratta di argomenti cosmici, i testi non parlano d'altro, viaggi e misteri spaziali, anche le tastiere, usate solo come tappeto sonoro, evidenziano l'influenza spaziale, risultando alle volte liquide ed angoscianti.
È un vero peccato che l'album sia passato inosservato, la promozione è stata nulla, pochissime recensioni e interviste, non so se gli Armageddon siano ancora in vita, so solo che hanno dato alle stampe un altro album ("Embrice The Mystery"), uscito nel 2000 solo per il mercato giapponese, di cui non so dirvi nulla. Comunque, questo disco lo consiglio sia agli amanti del Techno-Death, sia a quelli che amano le sonorità più melodiche di gruppi come Dark Tranquillity (era "The Gallery") ed In Flames (era "The Jester Race").
(carma1977 - Agosto 2002)

Voto: 9



Sto album non ha mai saputo esaltarmi. Le uniche canzoni che mi piacciono sono le strumentali, le altre non mi dicono molto, scorrono via senza lasciare nulla. Certo non mi fa schifo, ma nemmeno mi viene voglia di risentirlo spesso, come la quasi totalità delle uscite svedesi degli ultimi anni. Buono per 2 ascolti e poi a prendere polvere.
(teonzo - Agosto 2002)

Voto: 6.5



Amott è come il prezzemolo. Per fortuna in fondo, anche se di tutte le sue creature questa è quella meno interessante, tra l'altro con un percorso stilistico più chiaro ai giapponesi che a noi poveri europei. Infatti, dopo questo pur valido primo disco, sulla scia dei suoi Arch Enemy (altro progetto col quale trova nel Sol Levante solidità economica) ma con un feeling più retrò per certi versi, e puntate più solide nel thrash per altri, ve n'è un secondo in stasi nel solo mercato nipponico oramai da generazioni. Nell'attesa (nemmeno troppo trepidante) che faccia la sua comparsa nel vecchio continente, ascoltiamoci la famigliola Amott (essì, uno scrive, l'altro suona) in un buon disco, il quale, senza produrre pagine memorabili, scorre via gradevole e sufficientemente grintoso.
(Orion - Settembre 2002)

Voto: 7