ARCADIA
Fracture Concrete
Etichetta: autoprodotto
Anno: 2006
Durata: 44 min
Genere: nu-metal/hardcore
Gli Arcadia sono attivi dal 2000; il loro debutto "Synth" è uscito
sotto l'egida della No Brain Records, ed ha consentito loro di
promuovere la loro musica in giro per tutta la penisola e non solo:
molti infatti sono stati i concerti suonati dai nostri nel resto
d'Europa. Il loro debutto ha destato interesse tra gli addetti ai
lavori e non solo e le copie vendute sono state oltre tremila. Dopo
cambi nella line-up ed un nuovo approccio nelle loro sonorità, la band
si chiude nei Nadir Studios di Tommy Talamanca, con il cui aiuto ed
esperienza da alla luce questo nuovo lavoro, "Fracture Concrete".
Il lento cadere di una flebile goccia ci introduce al primo pezzo vero
e proprio, "Angelbitch". L'assalto sonoro è notevole, le chitarre dure,
potenti ed allo stesso tempo molto nitide e precise; a livello ritmico
gran lavoro di Edoardo Nicodemo alla batteria, potente, molto varia e
dalle molteplici soluzioni. Sonorità nu-metal, ma dal gusto
marcatamente europeo; i numerosi cambi d'intensità e di ritmo ricordano
infatti gruppi quali EarthTone9 o One Minute Silence. Vincente a mio
parere il ritornello, che già dopo un primo ascolto ti rimane piantato
in testa e ti ammalia con quella strana melodia.
"Prozac Generation" si apre all'insegna di chitarre ultra ribassate.
Michele, alla voce, alterna magistralmente cantati molto tirati e
ruvidi a vocals pulite e convincenti. La coesione dei cinque è
sorprendente, una vera macchina distruttrice; gli stacchi sono ancora
una volta il punto forte del tutto, rendendo il brano particolare ed
assicurandone l'imprevedibilità. L'uso frequente delle doppie voci da
ancora più sostegno ai cantati, che rivestono un ruolo tutt'altro che
secondario.
Il quarto brano è "Seven7een B3low" e siamo di fronte ad uno dei
migliori brani di questo lavoro: l'atmosfera è molto sudamericana, le
ritmiche saltellanti, ficcanti e molto incisive, dove il lavoro al
basso di Marco Mastrobuono è superlativo. Ad un tratto il brano si apre
improvvisamente lasciando spazio a melodie di ampio respiro per poi
tornare ad essere claustrofobico e potente come in principio. La parte
finale non lascia scampo: ipnotiche scale di chitarra accompagnate da
velate grida di dolore, le urla marce e furiose di Michele e la ritmica
convulsa di Edoardo e Marco ci avvolgono e colpiscono come un diretto
in pieno viso. Grandi.
"Fragile" è molto più tirato dei brani precedenti. Le ritmiche
sono molto thrash oriented, anche se, soprattutto sui cantati il
background hardcore-nu-metal della band fuoriesce prepotentemente. Il
giusto connubio tra break veloci e tirati e stacchi molto più melodici
e tecnici rende anche questo pezzo musicalmente appetibile, risultando
quindi di facile ascolto pur lasciando in disparte una eccessiva
ricerca del ritornello vincente o ruffiano.
E' ora il momento di "Net Realm". Le coordinate non cambiano di
una virgola, anzi, ad esse si aggiunge una nuova e concreta voglia di
distruggere tutto ciò che ti sta intorno, tanta è la furia che
sprigionano queste note. L'utilizzo di brevi e funzionali inserti di
synth insieme al suono ribassato delle chitarre mi ricorda molto i
migliori Fear Factory, quelli di "Demanufacture" intendo, con le loro
atmosfere cibernetiche e malate.
Il synth introduce anche "Deviated", un altro martello pneumatico.
Violenza controllata ma spaccaossa, stavolta forse sui ritornelli viene
a mancare un po' di convinzione, i cantati sembrano leggermente calanti
non sorreggendo il brano fino in fondo, ma sono solo piccolezze. Il
lavoro alle chitarre di Demetrio e Alberto trova qui libero sfogo, sono
entrambi fautori, infatti, di una prova eccelsa sia a livello ritmico
che solistico.
Anche in "Mi Sangre" l'uso del synth è notevole, donando al tutto
un aspetto moderno e spaziale. Le melodie vocali sono varie e dal gusto
latino, particolare questo che consente al brano, di breve durata, di
avere comunque una forte e precisa personalità.
Eccoci quindi a "Sick Sick Sick". L'assalto frontale è di nuovo al
culmine: la ritmica spezzata e saltellante è pesantissima, il cantato
rap ed urlato sprigiona pura violenza, la batteria ed il basso
sincopati e spesso all'unisono creano un gran muro di suono, che
nemmeno le numerose battute d'arresto e i numerosi stacchi riescono a
scalfire, anzi sembrano quasi servire da trampolino di lancio per il
tripudio seguente. Stupenda.
La violenza non trova tregua nemmeno nel brano che segue, "Join A
New Pain", dove i soli momenti lasciati alla melodia sono i brevi
stacchi di chitarra sulle strofe iniziali; in certi momenti l'andamento
è quasi marziale, tutti gli strumenti procedono all'unisono, mentre
poche parole in italiano si stagliano dietro a tutto, donando una
particolarità in più a ciò che non ne aveva assolutamente bisogno.
"Zero & Less" è l'ultimo brano vero e proprio di questo grandissimo
lavoro, prima di lasciar spazio all'outro finale. Le coordinate
inscenate dai nostri non si discostano di una virgola: assalti thrash,
stacchi e sonorità nu-metal, cantato thrashy ed hardcore; enorme
tecnica individuale e di gruppo.
Questi sono gli Arcadia, gruppo italiano che io non conoscevo
assolutamente e che mi ha colpito subito favorevolmente ed in maniera
repentina. Certo, la musica da loro proposta è ben riconducibile a
importanti band dei generi sopraccitati, Fear Factory, Ill Niño, One
Minute Silence, Rage Against The Machine, EarthTone9 e molti altri, ma
contiene in sé anche importanti e numerose particolarità, frutto di un
gusto tutto italiano nelle melodie e di una gran voglia di risaltare al
di sopra del mucchio. Bè, ci sono sicuramente riusciti. In un periodo
in cui tutti i prodotti nu-metal e metalcore hanno un suono decisamente
standardizzato e povero di idee, "Fracture Concrete" porta una certa
ventata di freschezza e di originalità, risultando, grazie anche ad
un'ottima registrazione, di livello internazionale. Grandissima
sorpresa e notevolissima realtà.
(Pasa - Maggio 2006)
Voto: 8.5
Contatti:
Mail: demetrio@arcadiacrew.com
Sito internet: http://www.arcadiacrew.com/