ARBITRATOR
Voice Of The Dead

Etichetta: Metalism Records
Anno: 2004
Durata: 43 min
Genere: Thrash Metal


Riecco gli Arbitrator! Il trio russo torna alla carica dopo il deludente primo album "Kill Their Religion", da me stroncato su queste pagine. Dopo 6 anni le cose sono notevolmente migliorate, e non poteva essere altrimenti. Infatti il loro secondo lavoro, "Voice Of The Dead", è uno di quei dischi thrash senza infamia e senza lode, ma che almeno è prima di tutto ascoltabile, e poi anche divertente in qualche episodio. In secondo luogo la registrazione è ora ben altra cosa rispetto a quella schifosa del primo album, e meno male!
Il disco parte davvero bene con "Voice Of The Dead", veloce come nella migliore tradizione del thrash tedesco, ma anche ragionata in alcune parti un po' alla Coroner. Ma poi cosa succede? Le seguenti canzoni, dalla seconda alla sesta, sono tutte mid-tempo!!! Come mai questo calo di velocità, ragazzi miei? Perché buttare al vento la possibilità di scrivere un buon disco con 5 canzoni che sono veramente pochissima cosa? Sì, perché alla fine sono proprio questi 5 brani che rovinano il CD. Senti la seconda traccia, "Peacemakers' Mission", e dici: "va bene, un pezzo lento con altre parti in mid-tempo", ma non ti aspetteresti mai che questa formula venga ripetuta ad oltranza per altre quattro canzoni! Emblema di questa "parte lenta" del disco sono "Gorgons Burn" e "Recreation", davvero dei brutti pezzi super-anonimi.
L'unica cosa degna di nota è l'ottimo lavoro del basso in queste tracce. Mi viene da pensare che forse avranno scritto pezzi del genere per permettere al bassista di mostrare le sue doti... mah! Comunque il basso si sente eccome, ascoltate la breve strumentale "Arabian Dance", dove nella prima parte la fa da padrone con un assolino e con una ritmica supportata dalla batteria; il bassista degli Arbitrator non difetta certo di fantasia e buon gusto!
Meno male che su "No Fate" e "The Powderkeg" ritornano i tempi veloci. La prima deve praticamente tutto ai primi Destruction, perfino il tipico up-tempo sul ride! L'ultima invece parte in un ennesimo mid-tempo, ma che almeno qui cambia marcia per diventare veloce; bello il basso, che si mette in mostra con delle ottime divagazioni melodiche.
La registrazione dell'album va bene, la scelta di essere insieme nitida ma di non snaturare i suoni degli strumenti digitalizzandoli mi trova totalmente d'accordo. Alla fine il suono anni '80 che ne viene fuori è proprio una figata! Ancora non mi convince né la voce, sempre molto isterica e difficilmente sopportabile, né l'effettiva capacità degli Arbitrator di scrivere costantemente brani di buona qualità. Ci sono troppe cadute di tono nel disco, e mi riferisco alle tracce che vanno dalla 2 alla 6. Alla fine i pezzi fighi sono 3: la title track, "No Fate" e "The Powderkeg".
Quindi, al momento di tirare le somme e dare un voto al disco ribadisco due cose: la prima è che i miglioramenti nella musica degli Arbitrator ci sono e sono evidenti. La seconda è che ancora i ragazzi non mi convincono del tutto, non riescono a mantenere una qualità costante su tutti i brani del CD. Perciò vi dico che "Voice Of The Dead" non è un brutto disco, ma che si perde in un bicchiere d'acqua, rimanendo nel più completo anonimato... almeno per ora.
(Randolph Carter - Luglio 2004)

Voto: 6


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