APPALLING SPAWN
Freedom, Hope & Fury (The Second Spawn)

Etichetta: autoprodotto
Anno: 1998
Durata: 35 min
Genere: death/grind


Gli Appalling Spawn (occhio che a volte qualcuno scrive "Appaling" oppure "Apalling", ma la grafia corretta è con 2 P e 2 L) erano un gruppo della Repubblica Ceca (di Praga per la precisione) che qualcuno di voi avrà già sentito nominare: sono diventati "famosi" per aver poi cambiato nome in Lykathea Aflame ed aver registrato quella bomba che è "Elvenefris" (di cui trovate la rece). Il gruppo si era formato nel 1993, e nel 1996 aveva pubblicato il demo "Bestial, Mystical & Spiritual (The First Spawn)", che purtroppo mi manca. Nel 1998 si sono autoprodotti questo album. Qualcuno erroneamente lo cataloga come uscito per l'etichetta Inferno, ma in realtà Inferno non è altro che un locale metal pubblicizzato sul retrocopertina del CD. La line-up che ha registrato questo lavoro era composta da Petr (voce e chitarra), Ondřej (chitarra), Andy (basso e cori) e Gabriel (batteria). Come vedete è la stessa line-up di "Elvenefris" ad esclusione del batterista, ebbene sì, il mitico Tom Corn non era ancora entrato nel gruppo.
L'album comprende 10 tracce, tutte di durata medio/breve, di cui una è una strumentale di sole tastiere. Lo stile è un death/grind piuttosto personale, molto spezzettato e con vari accenni alla melodia. Se conoscete i Lykathea Aflame allora potete farvi un'idea di come possa suonare questo CD, provate a pensare alle stesse cose fatte in maniera più grezza e meno evoluta, ed ottenete "Freedom, Hope & Fury". Le canzoni sono tutte spezzettate, piene di stop'n go e cambi di tempo. Ci sono varie micromelodie sparse in giro, e c'è sempre il vocione cavernoso di Petr. Il lavoro di batteria è bello vario ed intricato, ma senza raggiungere la magnificenza di quello che farà in seguito Tom Corn. I testi trattano sempre tematiche spirituali. Insomma, dire che questo album è una specie di "Elvenefris" in fasce è la descrizione migliore.
Però appunto si tratta di un lavoro ancora un po' acerbo. Manca la fluidità dell'album successivo, manca la costanza, mancano i tappeti di tastiere che danno quel tocco mistico in più... mancano tutti i dettagli che hanno reso "Elvenefris" un capolavoro. Questo non vuol dire che "Freedom, Hope & Fury" faccia schifo, anzi. Ci sono molte belle idee sparse qua e là, così come un paio di canzoni arrivano a picchi belli alti. E' un album gradevole da ascoltare, con vari alti e bassi, ma senza quel fascino particolare che ti fa venire voglia di riascoltarlo in continuazione.
La produzione è piuttosto grezza, nulla di clamoroso. Nemmeno la confezione è questo granché: la copertina è bruttina, ed il libretto contiene tutti i testi.
Insomma, mi risulta un po' difficile cercare di dare un parere bilanciato. Se lo si confronta con "Elvenefris" c'è poco da fare, ne esce demolito, ed è quello che succede con me quando lo ascolto, visto che l'ho scoperto dopo "Elvenefris". Se invece lo si prende per quello che è, si tratta di un buon album, molto personale e con varie belle idee, ma anche qualche canzone moscia. Trovarlo adesso è una impresa quasi titanica, è veramente tosto! Visto che non è una gran figata non vi consiglio di dannarvi la vita a cercarlo. Sicuramente qualche maniaco dei Lykathea Aflame lo vorrà a tutti i costi, e lo comprendo benissimo perché è quello che è successo a me. Ma se non lo trovate non disperatevi, è un ascolto piacevole ma si può vivere anche senza.
(teonzo - Ottobre 2004)

Voto: 7