ANVIL
Hard'n'Heavy
Etichetta: Attic
Anno: 1981
Durata: 40 min
Genere: hard'n'heavy
Quante volte vi è capitato, dopo aver ascoltato un album ed esservelo
goduto fino al midollo, di spegnere lo stereo che sarebbe esploso di lì
a poco ed esclamare nella vostra testa: "Porca puttana, che bomba!"
Personalmente, purtroppo, non tante volte quanto avrei sperato, ma
tra queste, e lo ricordo strabene, ce n'è stata una in cui il mio cuore
pulsante scariche elettriche stava per scoppiare dalla gioia come gli
occhi di un bambino davanti a un gelato di due chili. Di chi era la
colpa? Di un gioiello di disco targato 1981: il furente Hard 'N' Heavy
dei canadesi Anvil.
Un ripasso rapido e indolore prima di occuparci del disco...
La genesi della band ebbe inizio nel lontano 1973, a Toronto, Ontario,
quando Steve "Lips" Kudlow e Robb Reiner, rispettivamente
chitarrista/cantante e batterista, unirono le proprie passioni musicali
per dar vita, quattro anni più tardi, a quella band che molti
individuano come possibile progenitrice, insieme ai mastodontici
Motorhead, del tipico thrash sound. Nel 1981 gli emergenti Anvil, con
Dave Allison alla seconda chitarra e Ian Dickson al basso, fecero
capolino con uno degli esordi più strepitosi di tutti i tempi: il
selvaggio e infuocato Hard 'N' Heavy che, più che un titolo, sembra la
consacrazione di un genere.
La copertina originaria dell'album, azzeccatissima per le tematiche
ipersessuali tanto care alla formazione al tempo battezzatasi con il
nome di Lips e raffigurante un paio di labbra carnose su uno sfondo
bianco, venne sostituita da una raffigurazione più impetuosa e
sulfurea: un' incudine colpita con estrema forza da un pesante martello
stretto nella mano di un fabbro a dir poco incazzuto. Una fontana di
scintille colora lo sfondo della cover e sul fronte scuro dell'incudine
appare a caratteri cubitali il logo della band.
Il disco si apre con il suono tagliente di una campanella scolastica
che, rimembrandoci dolci liceali con tanto di gonnellina a scacchi e
lecca lecca sulla punta della lingua, fa da intro al primo capolavoro
dell'album, la mitica "School Love". Botta in testa numero uno e
ascoltatore messo in guardia. Il brano condensa in poco più di 3 minuti
l'attitudine e la proposta musicale degli Anvil: riff precisi come la
mira di un cecchino, drumming intenso e martellante, chitarre assassine
e la voce di Lips al limite della peggiore patologia di psicosi.
Intensa ed estremamente ammiccante la successiva "AC/DC" , dove il
cantato di Lips vibra sesso a ogni strofa. La parte centrale del pezzo
si dilata sensibilmente: basso e batteria fanno da contorno ai deliri
di Kudlow che, ripresosi da una sorta di trance, conduce a termine la
canzone supportato da ottimi assolo di chitarra.
Traccia numero tre: "At The Apartment". Si parte con il drumming
ipnotico di Reiner e lentamente subentrano basso e chitarra. Il brano
monta, la tensione cresce, la dinamite s'accende e, con un orgasmo
d'elettricità, tutto s'infiamma: Uuuhhh-Yeeeaaahhh!!! Lips suona da dio
e la sua voce è bastarda come un contropelo fatto male. L'ottima
strofa, il ritornello per nulla scontato, e le geniali parti di
chitarra registrate a volumi altissimi fanno di questo pezzo tra i
migliori di tutto il disco.
Con "I Want You Both (With Me)" la parte più "heavy" del disco cede il
posto alla cugina più tipicamente "hard". Non è facile stare fermi ed è
quasi impossibile non impugnare una chitarra fatta d'aria e fantasia.
Stiamo ascoltando fottutissimo rock and roll di stampo "motörheadiano",
veloce e dannatamente eccitante.
Andiamo avanti e scopriamo l'ennesima perla dell'album: "Bedroom
Game". I ritmi si fanno più accelerati, chitarra e batteria sono sempre
più serrate tra loro. Anche le tematiche a sfondo sessuale si
intensificano maggiormente.
Un riff così compatto da stamparsi immediatamente in mente come la
foto di una pin-up nuda sdraiata sul bagnasciuga apre la successiva
"Ooh Baby". Nulla è cambiato: la band sforna un altro capolavoro di
puro e selvaggio hard 'n' heavy dove la frenetica e lasciva voce di
Lips è ritagliata con precisione dalle fulminanti parti di chitarra.
La traccia successiva è una cover di "Paint It Black", noto brano
composto da Jagger e Richards nel lontano 1966. Personalmente, per il
solo motivo che il brano, riletto in chiave heavy, risulta
fastidiosamente ridondante, avrei optato per non inserirlo all'interno
dell'album.
Ma passiamo oltre e prepariamoci a boccheggiare davvero: la temperatura
si fa eccessivamente alta e vapori di fuoco iniziano a uscirmi dalle
narici. Adesso non c'è tempo per rifiatare, è il momento della
penultima track, "Hot Child" , dal riff chiuso e penetrante come un
trapano su un muro di cartapesta.
L'album si chiude con la delirante e divertentissima "Bondage", brano
carico e intenso, esempio emblematico di quanto Lips e soci dovessero
divertirsi come bambini a far gridare allo scandalo le più accanite
sostenitrici del movimento femminista.
Hard 'n' Heavy è giunto al termine e il silenzio inghiotte tutto. Le
orecchie fischiano lievemente e il ricordo dei dieci pezzi che hanno
scoppiettato come i botti a Capodanno è dolce tanto quanto le fantasie
perverse dei versi di Lips. Dentro di me frulla una sola frase, la
stessa di quando ascoltai il disco per la prima volta. Sarò,
ripetitivo, banale, o semplicemente stordito, ma non riesco a pensare
ad altro: "Porca puttana, che bomba!"
(Motley Skull - Novembre 2007)
Voto: 9