ANTIQUUS
Eleutheria

Etichetta: Cruz Del Sur Music
Anno: 2006
Durata: 54 min
Genere: epic metal


Dopo l'uscita del debutto dei Crescent Shield, recensito proprio in questi giorni su Shapeless, ecco una nuova creatura della Cruz Del Sur Music, questa volta proveniente dal Canada. Gli Antiquus, formati da Scott Unger (basso), Jesse White (voce), Andrew Bak (batteria), Trevor Leonard (chitarra) e Geoff Way (chitarra), sono una band che con "Eleutheria" raggiunge il secondo album, dopo aver debuttato con "Ramayana" nel 2005. Il quintetto, nel suo nuovo album, registra una serie di tracce in cui la componente portante è un epic metal di stampo americano, pieno e ricco di grandeur, pur senza mai indugiare su sonorità sinfoniche tanto in voga nel concetto di epica degli ultimi anni. Gli Antiquus si rifanno alle band classiche del genere, come Manilla Road, Slough Feg e in parte Warlord, tuttavia mantengono anche una certa dose di personalità, allargando il loro sound a contaminazioni provenienti da altri generi. Da una parte, infatti, troviamo l'incedere roccioso del power americano, dall'altra abbiamo invece la complessità musicale e le trame melodiche che si rifanno ad una tradizione prog metal.
Stilisticamente, dunque, gli Antiquus e i Crescent Shield sono molto diversi, eppure durante l'ascolto di "Eleutheria" le osservazioni che mi sono venute in mente ricalcano in gran parte quanto detto per l'album dei Crescent Shield. Anche nel caso degli Antiquus, infatti, ci troviamo di fronte ad una band dalle buone qualità, autrice di un lavoro piacevole e degno di essere ascoltato che, però, non riesce ad emergere con forza dal livello medio delle uscite del genere. Le otto canzoni dell'album, infatti, pur essendo curate e studiate con attenzione nella loro struttura, finiscono per sembrare troppo forzate, anche a causa di un approccio melodico poco valorizzato e della durata della canzoni, spesso al di sopra dei sei minuti.
"Eleutheria" ha una costruzione particolare: i primi sei pezzi, infatti, sono costruiti come una sorta di concept interno e legati tra loro da una progressione numerica, che li rende quasi parte di una unica composizione. Si parte con "I - O Captain, My Captain", seguita a ruota da "II - Eleutheria", che mostrano benissimo quell'amalgama sonoro tra momenti epici e robusti, uniti ad intrecci strumentali di stampo prog metal. Questi due brani, a mio parere, sono un buon compromesso tra le diverse anime del gruppo, riuscendo a raggiungere un equilibrio che funziona.
"III - Meta Incognita" spezza la tensione dell'album, dato che si tratta di uno strumentale per sole chitarre acustiche, davvero ben fatto, che rende più fluida la fruizione di un disco non sempre assimilabile; mentre con "IV - Redempion" si ritorna sulle coordinate sonore dei primi brani.
La chiusura di questo mini-concept, invece, è affidata ai due brani più lunghi del lotto: "V - I Am Alive" e "VI - Leaves Of Grass". Queste due lunghe composizioni, rispettivamente di undici e nove minuti, aumentano ancora di più sia la componente epica che quella progressive, però personalmente non sono riuscito ad assimilarle a dovere. Come dicevo, infatti, mi sembra che manchi ancora alla band quella capacità di riuscire a creare composizioni lunghe che non annoino l'ascoltatore, ma che, anzi, lo trascinino in un vortice di sensazioni in cui la lunga durata è un pregio e non un limite.
Infine troviamo gli ultimi due brani, che non hanno più la progressione numerica e, quindi, sono slegati dal concept dei primi sei pezzi. Il primo, "Mechanismo", non si discosta eccessivamente da quanto osservato finora, anche se in questo caso non è tanto la durata a frenare il pezzo, quanto piuttosto un songwriting poco incisivo. Molto meglio il secondo pezzo, "KT Event", una breve ballad semi-acustica davvero ben costruita e sentita che, sebbene non si discosti di molto dalle coordinate classiche della metal-ballad, riesce davvero a convincere per l'interpretazione di tutta la band e per l'ottimo lavoro alle chitarre di Leonard e Way.
Per concludere, quindi, confermo anche per gli Antiquus lo stesso voto dato ai Crescent Shield, lasciandovi con le medesime considerazioni: anche in questo caso abbiamo a che fare con una buona band che, però, deve ancora crescere, affinando l'amalgama dei propri pezzi, rendendo il tutto più digeribile ed efficace. Per ora, quindi, consigliato solo agli amanti più patiti del genere, che non si lasceranno intimidire dalla proposta di questo quintetto canadese.
(Danny Boodman - Gennaio 2007)

Voto: 7


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