ANTINOMY
Origin Of All Pains

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2008
Durata: 36 min
Genere: obscure fusion of avantgarde extreme metal


Gli Antinomy dimostrano di avere un sound poliedrico in bilico tra death, thrash, dark e gothic, conglomerati con qualche divagazione nella psichedelia, avanguardia e industrial 'morbido'. "Origin Of All Pains" conta ben nove brani, tutti decentemente arrangiati, con Johana che dimostra di essere davvero una cantante polivalente: la stessa riesce seppure con alcune 'incertezze' al limite della stonatura (specialmente nelle clean vocals melodiche basse, cosa forse anche leggermente voluta) a infondere ai brani quel feeling che tutti i cantanti con la 'c' maiuscola dovrebbero riuscire a fare. La peculiarità di questa prova vocale rende il tutto molto accattivante e dà di certo un valore aggiunto alla musica che, presa da sola, potrebbe risultare anche non del tutto originale e personale. Il fatto quindi che la vocalist sia stata allontanata dalla band lascia presagire innumerevoli difficoltà a sostituirla degnamente: tutto ciò di sicuro influirà sui prossimi sviluppi del sound targato Antinomy. Detto questo il CD è molto ben confezionato, completo di una lineare grafica e tutte le info utili compresi i testi, cosa che devo ammettere non accade spesso, in particolare per una band Italiana, ed i quattro musicisti mettono in risalto una certa ricercatezza con song spesso molto differenti l'una dall'altra, intrise di parti anche sostenute e sconfinamenti elettronici: una babele di momenti ipnotici e riflessivi infranti da fulminee accelerazioni ed un buon lavoro di chitarre e basso sullo sfondo, ad inanellare la struttura dei brani in modo molto de-costruito ma certamente interessante per futuri sviluppi. Difatti la montagna di riff differenti, che di certo abbellisce e rende eterogenea la proposta, potrebbe a lungo andare a risultare un'arma a doppio taglio, ma come si sa spesso proprio la voglia di sperimentare porta ad evadere dalla struttura prettamente musicale di un unico brano. Credo che a questa pecca si potrà rimediare con un songwriting futuro più ricercato e personale, con un uso più maturo magari del contrappunto per meglio bilanciare l'economia dei brani, e se magari le idee fossero tante si potrebbe dividere i lunghi brani in sottoparti... ma questo è solo un mio consiglio.
Nonostante ciò il CD scorre via veloce, senza intoppi, tra parti assolutamente eseguite in chiave metal, forse anche troppo scontate, ad altre davvero valevoli di attenzione, come le funamboliche digressioni nell'elettronica che certamente potranno essere studiate anche meglio, così come le spettrali orchestrazioni (senti l'opener "Rain Of Howls" che quasi richiama qualcosa di Lisa Gerrard ai tempi dei Dead Can Dance), oppure davvero graffianti le parti di alcuni refrain selvaggi dove gli Antinomy si trasformano quasi nei vecchi Opera IX che furono, aspetto questo che mi ha lasciato davvero bene impressionato notando che il feeling che traspare è lo stesso e molto particolare...
Un poco sottotono invece brani come "The Origin Of All Pain", se non per i rallentamenti che mi ricordano il ruvido grunge di Seattle, con le doppie voci melodiche brano che poi esplode in una carica quasi catalettica. Buono, anzi ottimo il raschiato di Johana anche questa volta sul finale; si ricomincia a ragionare con "Images Of Desperation" forse la track che più mi è piaciuta, bella, graffiante e acida, dal testo che incornicia quasi una fotografia in musica interpretata intensamente da tutti e quattro i componenti: traccia molto ben riuscita (complimenti!).
"The Hell Where I Live In" è un brano più spento e probabilmente sarebbe stato meglio rivederlo in una prospettiva diversa, qui le vocals non credo siano adeguate; "Become The Killer" che segue si presenta un brano abbastanza normale mentre "Soul Of A Rape" si sarebbe dovuta concepire più 'evil' e meno frazionata, forse il falsetto non si addice granché ed i riff di sottofondo potrebbero essere più originali, buone le accelerazioni invece anche se il mood nel finale si rifà nuovamente troppo alle rock band di Seattle dei '90. Passando poi a "Right Of Hatred" le parti oscure ancora mi convincono ma alla lunga il pezzo stanca specie per la fusione prepotente di atmosfere gotiche, psichedelia doomeggiate e spigolature quasi technical death...
La conclusiva "Death Possession" nulla aggiunte e niente toglie ad un buon set di brani, che nel complesso dichiarano ad alta voce che se il gruppo non si perderà troppo in varie influenze appiccicate con prepotenza la strada maestra sarà intrapresa.
In conclusione un ottimo debutto, utile per farsi conoscere e affilare le armi in prospettiva di ulteriori sviluppi. Provateci ragazzi! Magari ripensateci per Johana, se migliora e si perfeziona può essere l'arma vincente che vi distinguerà dalla massa 'conforme' di gruppi con voce femminile che tenta di scimmiottare i già scontati esempi nazionali ed asteri...
(Rotten Von Venom - Febbraio 2008)

Voto: 7


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