ANTICOPS
In The Eyes Of A Dying Man

Etichetta: MadMob Records / CoreTex Records
Anno: 2006
Durata: 32 min
Genere: metalcore


Nati a Berlino nel 1998 gli Anticops, tutti ragazzi con altre esperienze musicali alle spalle, si fanno subito notare per la loro prepotenza scenica ed attitudine live, sia a livello locale che nella Germania tutta, arrivando a aprire show di band ben più titolate. Eccoli quindi al loro quarto lavoro uscito per la sempre più attiva Mad Mob Records / Core Tex Records, "In The Eyes Of A Dying Man".
"Fall" colpisce subito duro e lo fa con enorme foga e decisione; ritmi non troppo veloci scanditi da una batteria dal suono asciutto e ben definito, chitarre ruvide e possenti ma che mantengono intatta una certa fluidità di fondo. Un brano questo dalla struttura tradizionalmente hardcore senza fronzoli od orpelli in genere, ma uno schiaffo preciso e diretto a chi ha avuto il coraggio di premere play e gettarsi così nella mischia, e penso sia proprio dalla bolgia, dal sudore e dai poghi che questo pezzo prende vita, tanta ne è la carica live. Si parte alla grande.
"Police Informer" riprende il tutto là dove il pezzo precedente si era fermato; la velocità non è mai eccessiva, le chitarre in più occasioni rallentano ed utilizzano giri più cadenzati, le urla di Mischa sono sguaiate, rozze e super incazzate, per l'occasione raddoppiate e sorrette nei cori da Barney dei Napalm Death e Roger Miret degli Agnostic Front.
Terzo brano in scaletta "Watcher In The Sky"; non so, siamo solo al terzo brano ed un gran senso di noia e di già sentito si è inevitabilmente impadronito di me; l'intro del pezzo è di nuovo la stessa, così come l'andatura generale ed i riff portanti; strofa/ritornello, strofa/ritornello.
"When All Comes Down" cerca di rialzare le sorti di questo lavoro con una ritmica più saltellante ed una maggior incisività di fondo, riff più veloci e corposi ed un doppio cantato che mantiene l'ascoltatore più vivo ed attento; il suono in generale è più profondo e pieno.
La velocità riprende il sopravvento in "This Is Hardcore", dove giri veloci si alternano mirabilmente a riff cadenzati e potenti e dove risulta vincente, nell'occasione, l'utilizzo di più voci sui ritornelli e sui raddoppi, donando ancor più potenza ed impatto al tutto.
"Cracktown Brickwalls" , "Are You Man Enough"e "Load, Lock & Fire" non cambiano di una virgola tutto quel che ho avuto modo di segnalare per i brani precedenti, se non per un maggior utilizzo dei cori e per un paio di cambi di velocità interessanti.
Penultimo pezzo del lotto è "Take The Money": qui ci troviamo dinanzi ad un tipico brano hardcore, dalle ritmiche coinvolgenti e dai cori al di sopra del tutto, cantati a più voci ed all'infinito. La tilte-track è il pezzo che chiude questo lavoro: la velocità qui è decisamente superiore, le ritmiche sono grintose e martellanti, in sottofondo si erge un giro melodico davvero interessante e le stesse vocals pur non avendo nessun spunto melodico nell'insieme arricchiscono il contesto e danno appoggio all'ottimo solo finale.
Ultimamente ho avuto modo di recensire molti gruppi della scena metalcore tedesca e devo dire che tutti, o quasi, mi hanno pressoché deluso. Non per la poca perizia tecnica, non per la produzione, mai approssimativa, ma per la quasi totale incapacità nel sapersi rinnovare brano dopo brano, cercando spunti melodici ed armonici diversi, trovando soluzioni alternative al cantato urlato, rozzo ed eccessivamente sguaiato o provando solo ed esclusivamente ad essere se stessi senza voler essere invece una mera copia dei gruppi più in voga. La scena europea, pur essendo sempre più solida e competitiva, comincia già, dopo poco tempo, ad essere prigioniera di se stessa e dei suoi stereotipi; vi è sempre più necessità da parte dei gruppi di vestire in un certo modo, di atteggiarsi e volersi presentare come il mercato vuole, perdendo pian piano di vista quello che invece, a mio modesto parere, è e rimane l'aspetto fondamentale: la musica. Certo la brutalità, l'impatto, il suono duro e corposo, le urla arrabbiate e la foga hanno si una loro giusta parte nel tutto, ma penso che solo questo non basti a catapultare un gruppo al di sopra della media ed a renderlo capace di poter dire veramente qualcosa con il proprio sound. Spesso, infatti, vi è la netta mancanza di personalità, di spirito proprio, di voglia di proporre qualcosa di meno identificabile e di distaccarsi, anche in maniera minima, dai clichè del genere; anche perché altrimenti non vi sarebbe più alcun scopo nel preferire gli Anticops, in questo caso, agli altri migliaia di gruppi in circolazione. Basterebbe ascoltare, non so, gli Heaven Shall Burns, i Caliban o pochi altri. Allora perché accontentarsi, perché non osare, perché non suonare la propria musica infarcendola con le proprie idee e sensazioni? Perché? Perché altrimenti tutto questo ed il metalcore, in particolare, andrà inevitabilmente a scadere, a perdere di interesse e di visibilità; e da fan del genere spero proprio che ciò non accada. Con tutto questo non voglio affossare più del dovuto gli Anticops, non sarebbe giusto e soprattutto non ve ne è motivo, propongono onestamente la loro musica, cercando di farlo nella maniera a loro più consona, suonando un buon hardcore, senza ne arte, ne parte, condito qua e là da brevi accenni metal, ma... Non so, purtroppo c'è un ma.
(Pasa - Novembre 2006)

Voto: 5.5


Contatti:
Mail Anticops: anticops@gmx.de
Sito Anticops: http://www.anticops.com/

Sito MadMob Records: http://www.madmob.de/

Sito Core Tex Records: http://www.coretexrecords.com/