ANTHEMON
Kadavreski
Etichetta: Manitou Music / Thundering Records
Anno: 2006
Durata: 45 min
Genere: gothic / doom metal
Terzo album per i francesi Anthemon, che continuano ad esplorare nuovi
lidi della loro oscura proposta musicale. Nata nel 1998, la band
inizialmente si dedica ad un gothic metal con voce femminile vicino a
band come Tristania e Theatre Of Tragedy. Con questa formazione gli
Anthemon pubblicano due MCD "Nocturnal Contemplations" e "Talvi", per
poi arrivare ad un primo full-length "Arcanes" che trovate recensito
proprio qui su Shapeless. Dopo questa prima fase della sua carriera, la
band decide di modificare sensibilmente il proprio sound: resisi conto
che questo tipo di gothic metal si stava trasformando in una moda
inondata di band tutte uguali, gli Anthemon decidono di abbandonare
saggiamente la voce femminile e di modificare la loro proposta. Nasce
così una nuova line-up, composta da Loic Malassagne (voce pulita), Marc
Canlers (basso e growl), Sylvain Begot (chitarra e drum machine),
Alexandre Kohler (chitarra) e Sebastien Latour (tastiere) dedita ad un
doom metal dalle tinte gotiche e dalle sporadiche influenze legate
all'heavy metal classico. Il frutto di questa nuova direzione è
"Dystopia", seguito adesso da questo nuovo capitolo, intitolato appunto
"Kadavreski".
Iniziando a parlare dell'album, bisogna necessariamente fermarsi sulla
title-track, un enorme, pachidermico brano di 23 minuti, che racchiude
tutto l'universo musicale degli Anthemon. Innanzitutto bisogna spiegare
come è stato composto e pensato questo pezzo, dato che è estremamente
importante per la sua comprensione generale. Partiamo dal titolo:
"Kadavreski" non è altro che una parola nata per assonanza dal concetto
di 'cadavre exquis' (ovvero 'cadavere eccellente, squisito'), un
concetto artistico creato dai surrealisti: si trattava di una sorta di
gioco in cui un gruppo di artisti creava un testo o un dipinto
collettivo in cui, però, ogni singolo componente ignorava il lavoro
fatto dagli altri. Una sorta di collage fatto alla cieca.
Patendo da questo concetto, gli Anthemon decidono di compiere lo stesso
percorso in musica: ogni singolo membro del gruppo ha scritto una
manciata di minuti di "Kadavreski" partendo dalle note finali della
sezione precedente. Il risultato finale è un brano di 23 minuti diviso
in cinque parti, ognuna scritta da un componente del gruppo, con un
proprio testo (slegato dal precedente). Questo esperimento musicale,
che potrebbe essere molto pericoloso, rischiando di diventare un
pastrocchio senza capo né coda, incredibilmente, funziona! Le cinque
sezioni mostrano effettivamente influenze diversissime, ma collaborano
e si fondono senza problemi, rendendo difficile scindere in maniera
netta le parti dei singoli musicisti.
La musica degli Anthemon fa da ricettacolo per diversi umori e melodie:
si va dalle atmosfere gotiche dei vecchi Paradise Lost al doom metal
epico dei Candlemass, da brevi sfuriate death metal a stacchi vicini al
metal classico, senza dimenticare la triste drammaticità dei Katatonia.
I singoli musicisti, pur senza essere virtuosi, svolgono bene il loro
lavoro, con le chitarre in primo piano a costruire trame di riff gravi
e profondi e le tastiere usate con sapienza e discrezione per creare
tappeti mistici e brevi infiorettature. Anche la batteria elettronica,
che spesso appiattisce le composizioni, non pesa sull'economia finale.
Un plauso, infine, va fatto al cantante Malassagne, dotato di un timbro
particolare che in certi passaggi mi ha ricordato il grande Simen
Hestnæs.
Oltre alla lunga title-track, troviamo altri tre brani: "Print Of The
Sand Glass", "All Is Cyclical" e "Weight Of The Feather". In questo
caso la composizione è stata molto più convenzionale e bisogna dire
che, pur essendo canzoni di tutto rispetto, risultano un po' meno
interessanti della bella suite iniziale. La direzione musicale di
questi pezzi non si stacca di molto da quella di "Kadavreski", ma manca
quel pizzico di estro compositivo, quella mutevole fluidità che invece
colpisce nel primo brano.
In conclusione, quindi, possiamo considerare questo nuovo lavoro degli
Anthemon come un ulteriore passo avanti, che però lascia ancora spazio
ad un processo di crescita e di miglioramento. Ciò che emerge
chiaramente da quest'album è una pianificazione accurata, una
costruzione studiata e attenta, pensata per rompere le convenzioni
compositive attuali. Questo è un gran bene ed è giusto riconoscerne il
merito, tuttavia, trattandosi di un genere musicale in cui la
componente emotiva è centrale, devo dire che agli Anthemon manca un po'
di quella profondità e maturità che invece ha segnato i migliori lavori
di band come Opeth e Katatonia. Vedremo come si evolverà il loro
percorso nei prossimi album: per adesso, comunque, un bel lavoro.
Avanti così!
(Danny Boodman - Settembre 2006)
Voto: 7.5
Contatti:
Mail Anthemon: info@anthemon.com
Sito Anthemon: http://www.anthemon.com/
Sito Manitou Music / Thundering Records: http://www.thundering-records.com/