ANGEL WITCH
Resurrection

Etichetta: Zoom Club Records
Anno: 2000
Durata: 47 min
Genere: NWOBHM


Avevo preso questo disco un anno e passa fa, e mi aveva fatto pena, quindi l'avevo accantonato. L'ho ripreso oggi, e un po' lo sto rivalutando. Il problema con gli Angel Witch e' che il primo lavoro di Heybourne e' un vero classico, un capolavoro minore del metal anni '80, ma a parte quello il resto e' di ben poco rilievo. Quindi anche questo discreto pastone di vecchie incisioni studio ('80 e '90) non regge se si prova a fare il paragone col disco d'esordio. Provo allora a sganciarmi dal contesto e a prendere questi brani per quello che sono, senza confronti.
Il cd, uscito in origine negli USA per la Crook'd Records e poi ristampato in Inghilterra dalla Zoo Club Records, mette insieme incisioni in studio alcune delle quali circolavano gia' come demo. Di fatto Heybourne (voce e chitarra in tutti i brani) utilizza qui due differenti gruppi di strumentisti: nel vecchio lotto di canzoni si avvale dell'apporto di Jon Torres (basso e voce) e di Tom Hunting (Exodus) alla batteria, per 6 delle 10 canzoni qui raccolte. Tra queste segnalo l'ottima Scrape the Well, la tirata Psychopatic, la cupa Worm (bell'esempio cantinesco di metal degli anni che furono, con un bravo Hunting in evidenza, l'ospite Myk Taylor ad affiancare la chitarra di Heybourn, e una dissolvenza in arpeggio di Torres).
Poco dopo aver inciso questi pezzi, Kevin Heybourne si prese un bel calcio in culo dall'immigrazione statunitense e se ne torno' orecchie basse nella sua madrepatria. Continuo' comunque a collaborare con Torres attraverso l'oceano, anche se non vennero mai pubblicati le loro composizioni successive.
Degli altri pezzi qui presenti, suonati con Peter Gorelier al basso e Spencer Holman alle pelli, segnalo la bella strumentale Silent But Deadly (con un incisivo Gorelier a martellare sulle quattro corde), una ripresa di Psychopatic un filino piu' accelerata dell'altra versione (ma con la voce di Kevin piuttosto sgraziata), e ancora il trascinante basso di Gorelier in Time to Die.
In generale dell'album segnalo la voce perennemente mezza stonata di Heybourne (al Wacken 2000 ha cantato ancora peggio) che pero' a un fan abituato come me ormai non da' piu' fastidio, le prestazioni grezzissime e ottime dei due bassisti che puntellano in modo molto significativo e ossessionante praticamente ogni pezzo, e il bravo Hunting sempre essenziale a tenere il ritmo pur senza travolgere.
Insomma questo e' un disco ambivalente. Come dicevo nell'apertura, all'inizio l'ho buttato da parte dopo solo un paio di ascolti, ma oggi e' tutto il giorno che continuo a riascoltarlo e piu' lo sento piu' mi piace. Non e' arte, le canzoni finiranno facilmente nel grande dimenticatoio del metal in quanto nessuna di loro e' un classico, ma il bello di questi pezzi sta nella loro convinzione, nella loro incisione primitiva e senza un quattrino (all'opposto di tutte le megaproduzioni nordiche di oggi), in un gruppo di musicisti veramente bravi che in qualche modo sanno sollevare delle canzoni solo buone fino a renderle compatte e taglienti e soprattutto a farle diventare pezzi che dopo pochi ascolti ti rimangono in testa. Sono passato dall'ascolto svogliato all'autorepeat nel giro di poche ore. Forse perche' questo in fondo e' il vero metal degli anni '80, diretto e alla spera in dio, fatto da gente che magari il mese dopo neppure sapeva se avrebbe fatto ancora il musicista rock o se doveva trovarsi un lavoro fisso per portare a casa la pagnotta.
(Mork - Maggio 2002)

Voto: 7