ANCIENT
Trolltaar
(EP)
Etichetta: Damnation Records
Anno: 1995
Durata: 20 min
Genere: Black Metal
Forti di un buon disco d'esordio, gli Ancient proseguono il loro cammino con questo EP di tre pezzi. Le novità ci sono, ma non sono granché buone. Innanzitutto, c'è qualche problema per quanto riguarda i suoni, infatti da "Svartalvheim" si è regrediti ad uno stato primitivo, ossia casinista e scarno. Poi ci sono le canzoni, non più strutturate secondo la classica alternanza riffone/parte acustica o ambient, ma ben più povere come contenuti. E come se questo non fosse già abbastanza, i brani, per l'appunto molto più semplici e banali, acquistano una lunghezza che si fa esasperante, proprio perché non ci sono soluzioni che variano, ma un unico registro stilistico. Se prima si ascoltavano con piacere canzoni lunghe come "Det Glemte Riket" o "Paa Evig Vandring", perché ricche di cambi sia di ritmo che di atmosfera, ora si sbadiglia assai con questi soli 3 pezzi.
Provate ad ascoltare la title track, e a non provare un minimo di noia dopo 2/3 minuti... l'unica alternanza che abbiamo qui è quella ovvia, cioè tra mid tempo e parti più veloci, ma quello che colpisce sono i riff, che, al contrario, non colpiscono per niente! Banali, scontati, con una voce registrata nettamente più bassa, una batteria che parte in doppia cassa per poi perdere colpi in modo abbastanza clamoroso (un po' come il buon Abbath su "Battles In The North"), una parte con tastiere e voce pulita che non suscita alcunché nell'animo dell'ascoltatore, già bell'e addormentato.
E se questo pezzo è sui 6 minuti, ben 2 in più ne dura "Nattens Skyonnhet", se vogliamo appena più gradevole del primo. Forse perché a tratti tornano i riff epici a cui Aphazel ci aveva abituato, alternati con altri decisamente mortiferi. Bello il break centrale con le tastiere, molto malinconiche, che paiono un po' delle fanfare.
L'ultimo pezzo dell'EP è sicuramente il migliore. Trattasi di "Fjellets Hemmelighet", brano atmosferico con tastiere e arpeggi di chitarra, con un pianoforte centrale attorniato da una bella voce femminile che si accompagna al classico sussurrato. Tutto molto bello. Peccato che non si possa dire lo stesso dell'intero EP, perché se il primo brano è proprio brutto, il secondo carino, il terzo figo, non si può sbagliare nel trarre una facile conclusione: cioè che l'EP non è da buttar via, ma neanche da avere.
In ultimo, aggiungo che gli Ancient sembrano fare un passo indietro da quel bel lavoro che era "Svartalvheim"; a sentire questi pezzi, si direbbe che appartengano ad un demo non pubblicato, o siano qualche scarto di qualche pre-produzione. Se voleste sentirlo, procuratevi il CD "Det Glemte Riket", ossia un riedizione del 7" con l'aggiunta, appunto, di questo "Trolltaar" e di altra roba inedita.
Un'ultima parola sulla carriera futura degli Ancient. Grimm abbandona dopo questo EP, e da allora attorno ad Aphazel ruoteranno vari musicisti. I dischi successivi, "The Cainian Chronicle" e "Mad Grandiose Bloodfiends" (rispettivamente del 1996 e del 1997), si distinguono per un utilizzo massiccio delle tastiere. Da "The Halls Of Eternity" (1999) la dose di keys diminuisce, e abbiamo un disco che può ricordare i primi Ancient, mentre l'ultimo "Proxima Centauri" (2001) vede gli Ancient spostarsi verso una musica sempre aggressiva e potente, ma non più black metal, perché del genere non ha più i suoni né i riff (mentre tutte le riviste specialistiche lo hanno recensito come prodotto black... va beh, gli esperti son loro). Ho tralasciato il mini "God Loves The Dead" del 2000, perché non offre alcuna novità, ad eccezione della title track (carina) e di una interessante cover di "Powerslave".
(Randolph Carter - Febbraio 2004)
Voto: 6
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Sito internet: http://www.ancientband.com/