ANATHEMA
The Silent Enigma

Etichetta: Peaceville Records
Anno: 1995
Durata: 55 min
Genere: doom/death metal


Subito dopo la pubblicazione di "Pentecost III", gli Anathema si misero al lavoro sulla composizione del nuovo album, imboccando una strada sempre più vicina al romanticismo e alle atmosfere gotiche. L'album, inizialmente, si sarebbe dovuto intitolare "Rise Pantheon Dreams", seguendo la vena creativa di Darren White, ma qualcosa non sembrava funzionare. La band iniziò a sentirsi sempre più distante dal concept lirico creato dal cantante, come se ormai il suo operato non calzasse più alla perfezione con il percorso musicale intrapreso. Fu questo, dunque, il principale motivo dell'abbandono di Darren, che lasciò il proprio ruolo a Vincent Cavanagh, già chitarrista della band.
Una volta riassestata la line-up, la band decise di cambiare anche il titolo dell'album in "The Silent Enigma", abbandonando definitivamente le atmosfere mitologiche in favore di un approccio sempre più vicino al Romanticismo inglese dell'Ottocento. Ancora una volta questo cambiamento è riscontrabile fin dalla copertina, un altro pregevole dipinto di Joseph Wright intitolato "Lady In Milton's Comus", che raffigura un paesaggio naturale oscuro e maestoso, pieno di quella bellezza sublime e terribile allo stesso tempo.
Da un punto di vista musicale, questa nuova metamorfosi si traduce in uno spostamento progressivo verso sonorità sempre più avvolgenti, tragiche e maestose come una volta, ma anche più vicine alla vita comune e alle quotidiane vicende di amore, dolore e abbandono.
L'album si apre splendidamente con "Restless Oblivion" e subito si possono inquadrare le nuove caratteristiche dei nuovi Anathema: il sound della band è sempre più profondo, con una attenzione crescente agli arrangiamenti e agli innesti di tastiera, suonati dal chitarrista Daniel Cavanagh; i ritmi, naturalmente, restano cadenzati e funerei, ma scompare il puro e semplice minimalismo dei primi lavori, in favore di un songwriting ancora più maturo e attento. La voce di Vincent è forse meno maestosa di quella di Darren, ma non per questo meno comunicativa; anzi, al contrario, il suo alternare voci pulite a urla di rabbia e sofferenza rende il tutto ancora più intenso. I testi si fanno sempre più poetici, con un linguaggio aulico e letterario ("A bleak garden to cry, when my innamorato died"), adattandosi perfettamente al mood dell'album.
Con il brano successivo, "Shroud Of Frost", si continua sulla stessa linea, con una grinta ancora maggiore e un più presente utilizzo delle tastiere. Bellissimo anche l'intermezzo parlato, declamato con grande intensità dalla voce versatile di Derek Fullwood. "...Alone", invece, cambia completamente stile, ritornando a quanto fatto dalla band con "J'Ai Fait Un Promesse": una breve composizione di chitarra acustica e tastiere accompagna la dolce voce femminile di Rebecca Wilson, che canta il proprio lamento verso l'amato ("I gave you my soul, you left me dying...").
Non appena si spengono le note leggere di "..Alone", "Sunset Of Age" esplode in tutta la sua pesantezza doom. Il brano è in assoluto uno dei pezzi più belli mai scritti dagli Anathema, sintetizzando alla perfezione tutte le migliori caratteristiche di questa fase della loro carriera: tutto è misurato ed equilibrato, dalla violenza disperata del riffing, alle urla angoscianti di Vincent, fino alle parti più atmosferiche e sinfoniche. Un vero e proprio capolavoro.
Il lavoro procede con "Nocturnal Emission" e "Cerulean Twilight", due brani che si assestano giusto un pelo sotto l'eccellenza, riscontrando ancora un pizzico di quella prolissità che impediva ai precedenti lavori di arrivare alla perfezione. La prima, in particolare, con il suo incedere affannoso, rudemente erotico, riesce sì ad intrigare, ma allo stesso tempo spezza un po' troppo l'atmosfera sublime dell'album. Poco male, comunque, trattandosi comunque di due brani di alto livello, che non riescono ad abbassare il giudizio complessivo dell'album, che rispecchia perfettamente nella bellissima title-track. Il tempi rallentano ulteriormente, rievocando sempre più la lentezza soffocante dei vecchi lavori, riletti però con la grande eleganza compositiva maturata dagli Anathema dopo la pubblicazione di "Pentecost III".
Con "A Dying Wish" la band dei fratelli Cavanaugh firma un altro capolavoro: negli otto minuti che la compongono si percepisce nuovamente come questi ragazzi siano stati davvero toccato da un qualche genio, capace di dare loro uno spessore assolutamente unico. Tra arpeggi eterei, riffing furiosi, profonde note di basso e tappeti di tastiere, la band dà alla luce un gioiello del doom metal più intenso, un brano che ancora oggi, nonostante il cambio stilistico progressivo attuati dai ragazzi di Liverpool, continua ad essere eseguito con regolarità nei concerti.
A chiudere il tutto troviamo un ultimo, meraviglioso brano strumentale, "Black Orchid", giocato interamente sul basso di Duncan Patterson (un vero e proprio pilastro nel sound della band, sia da un punto di vista compositivo che esecutivo) e sulle maestose orchestrazioni di Danny.
Cos'altro aggiungere su questo storico lavoro? E' indubbio che ci troviamo di fronte ad un capolavoro, un lavoro che è entrato di diritto negli annali della musica metal. Non c'è una nota fuori posto in "The Silent Enigma", rendendo impossibile abbassare il voto a meno del massimo, sia per la qualità assoluta delle composizioni, sia per l'importanza storica di una band che, dopo aver tracciato i solchi del doom/death metal, li ha elevati sempre di più, fino a raggiungere la perfezione. Raggiunta la vetta, alla band di Liverpool non è rimasta altra scelta che cambiare definitivamente, dato che nulla avrebbe potuto portare oltre quanto già fatto in quest'album. Raggiunta la vetta, gli Anathema non si sono fermati a riposare, hanno guardato il cielo e hanno pensato di raggiungerlo.
(Danny Boodman - Luglio 2006)

Voto: 10


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