ANATHEMA
The Crestfallen (EP)

Etichetta: Peaceville
Anno: 1992
Durata: 33 min
Genere: doom/death


Gli Anathema hanno un ruolo fondamentale per quanto riguarda la nascita e lo sviluppo della scena doom/gothic in Inghilterra nei primissimi anni '90, al pari di altri due gruppi prestigiosi come My Dying Bride e Paradise Lost. Era proprio il 1990 quando cinque ragazzi di Liverpool, di cui tre fratelli (Daniel, Vincent e Jamie) formarono un gruppo, i Pagan Angel, presto mutato in Anathema. Diedero alla luce due demo prima di attirare l'attenzione di una piccola etichetta svizzera (la Witchhunt Records) con cui realizzarono un singolo di due pezzi intitolato "They Die".
Questi interessanti primi passi furono notati dalla Peaceville, casa discografica inglese emergente, che ebbe la fortunatissima intuizione di farli firmare per quattro album. Il più piccolo dei fratelli Cavanagh, Jamie, dal momento che le cose iniziavano a farsi serie e dispendiose in termini di tempo, preferì dedicarsi ai propri studi, e fu rimpiazzato da Duncan Patterson. Con quest'ultimo nel ruolo di bassista, i due fratelli Vinny e Danny alle chitarre, John Douglas dietro le pelli e Darren White alla voce, il gruppo entrò in studio nell'estate del 1992 e diede vita a due lunghe ed intense sessioni ravvicinate. Il risultato della prima (quella di giugno-luglio) venne inserito in un EP dal nome "The Crestfallen" pubblicato nell'ottobre dello stesso anno. Invece quanto prodotto nella seconda (che spazia tra luglio e settembre) costituisce il primo full-length, "Serenades", pubblicato nel febbraio del 1993.
Su cinque, ben quattro tracce presenti in "The Crestfallen" erano state concepite in realtà già nel corso del 1991, quando cioè il gruppo non aveva ancora un contratto discografico e suonava più per divertimento che per professione. L'idea di fondo del gruppo sembra essere sempre la stessa per quasi tutta la durata dell'EP: suonare un doom/death roccioso, con sprazzi di melodia, evitando quasi del tutto di "contaminare" tale intento con altre soluzioni magari un po' più personali e al di là di barriere musicali ben precise (cosa che avverrà già a partire da "Pentecost III").
Questo non significa che ciò che ne viene fuori sia male; anzi, ogni singolo brano è in grado di lasciare un segno, e, aspetto di importanza estrema, di emozionare. Perché gli Anathema si rivelano già da questo punto di partenza un gruppo in grado di colpire particolarmente la sfera emotiva, di trascinare. Certo trattandosi del debutto questa componente non è marcata, ma è presente.
All'interno dei brani il lavoro dei fratelli Cavanagh assume il ruolo predominante. Generano suoni massicci, melodie d'effetto, insomma sono loro che garantiscono al gruppo l'essenza doom. Darren White esibisce un growling classico alternato ad alcune parti parlate ("...And I lust", "The Sweet Suffering"), e ad alcune in cui la sua voce sembra quasi quasi un lamento ("Crestfallen"). I pezzi sono costruiti piuttosto bene, anche se hanno il limite di essere un po' troppo monolitici. Infatti i nostri come detto si preoccupano eccessivamente di rimanere ancorati alle radici doom, senza osare molte altre soluzioni. Le uniche varianti ritmiche nell'EP sono rappresentate da alcune parti leggermente più sostenute ma mai troppo veloci da sconfinare in ritmi tipici del death metal, anche se da quest'ultimo gli Anathema carpiscono l'ispirazione per i propri riff. In sostanza, anche se suona male, lo stile degli Anathema, nelle parti pesanti, è una sorta di "death metal rallentato" (cosa che gli amanti di questo tipo di doom molto spesso non vogliono ammettere).
L'unico brano che si discosta nettamente dagli altri è "Everwake", una sorta di intermezzo inserito per spezzare la pesantezza dell'EP. Si tratta di un brano acustico con voce femminile; l'idea di un brano così particolare si rivela giusta tant'è che negli album seguenti verrà riproposta.
Tra i quattro pezzi di doom granitico invece va fatta una menzione particolare per "Crestfallen" e per "They Die". "Crestfallen" infatti è il brano che forse riassume meglio la capacità di essere possenti pur risultando allo stesso tempo incredibilmente emozionanti. In particolare l'intro struggente, basato su pianoforte, basso e batteria, e la tortuosa parte finale ne fanno un vero gioiello. In "They Die" le chitarre disegnano melodie bellissime. Inoltre, più che negli altri brani dell'EP, risalta il lavoro di John Douglas. Non è particolarmente tecnico né sofisticato, eppure mi ha sempre colpito perché utilizza uno stile particolare, piuttosto improntato sull'uso del doppio pedale.
I testi sono abbastanza deprimenti, altro segno tangibile di un gruppo ancora troppo immaturo sotto tutti gli aspetti.
Oltre alla stampa su vinile, è possibile trovare questo EP in due edizioni (la Peaceville ha dimostrato ancora una volta una gran confusione!): nella prima è presente con "Serenades", ed entrambi sono su un CD; nella seconda, più recente, si trova inspiegabilmente insieme a "Pentecost III" su un unico CD! Tra le due edizioni comunque non ci sono variazioni di rilievo.
(EverEve - Novembre 2004)

Voto: 8


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Sito internet: http://www.anathema.ws/