ANATHEMA
Pentecost III
Etichetta: Peaceville Records
Anno: 1994
Durata: 42 min
Genere: doom metal
"The Crestfallen" e "Serenades" erano stati un passo importante nella
carriera degli Anathema, gettando le basi del loro sound e permettendo
alla band di farsi conoscere nel panorama del metal più plumbeo e
pesante. A questo punto non restava che continuare sulla propria
strada, affinando ulteriormente le capacità compositive, creando un
lavoro sempre più competitivo e maturo. La maturazione degli Anathema,
da questo punto di vista, arriva con "Pentecost III", un lavoro
universalmente considerato un EP nonostante la durata elevata di 41
minuti. La formazione per il nuovo album rimane invariata, con Daniel e
Vincent Cavanagh alle chitarre, Duncan Patterson al basso, John Douglas
alla batteria e Darren White alla voce. Quest'ultimo, in particolare,
firmerà con "Pentecost III" la sua prova più riuscita, l'ultima prima
di abbandonare la band per divergenze musicali.
Entrando nello specifico dell'album, è indubbio come questa nuova
fatica degli Anathema segni un deciso passo avanti rispetto a quanto
creato precedentemente. Come spesso accade in questi casi, la band,
acquistando una sempre maggiore consapevolezza dei propri mezzi e delle
proprie capacità, raggiunge un invidiabile equilibrio: i quattro
musicisti affinano la loro abilità nel bilanciare aperture ariose ed
atmosferiche, con momenti di assoluta pesantezza elettrica, riff
soffocanti e ritmiche schiacciasassi, mentre Darren White raggiunge il
suo apice lirico, con i suoi testi ispirati al romanticismo inglese
dell'Ottocento, il suo amore per la mitologia greca, il paganesimo e il
naturalismo.
Anche la copertina riflette le tematiche del disco, grazie alla
riproduzione di "Perseo E Andromeda", uno splendido quadro di Lord
Frederic Leighton, pittore di fine Ottocento, che ritrae la celebre
scena del mito in cui Andromeda, destinata ad essere sacrificata al dio
Nettuno, viene liberata dall'eroe Perseo.
L'inizio dell'album è quanto di più perfetto si potrebbe
immaginare: "Kingdom" è una lunga composizione di oltre nove minuti
assolutamente intoccabile, un'opera d'arte da tramandare ai posteri. La
struttura della canzone è una classica progressione in crescendo, che
parte da un leggero arpeggio, continuando ad aumentare di intensità
fino all'esplosione elettrica finale. Tutta la band suona alla
perfezione, ma bisogna dire che colui che più di tutti marchia a fuoco
questa canzone è proprio Darren White che, abbandonato il growling
degli esordi, si cimenta in una prova vocale disperata e commovente. Il
testo della canzone, un gioiello nella poetica di White, riprende le
tematiche dell'amore perduto, paragonando il proprio io ad un regno,
una 'terra desolata' e arida che non può non far tornare alla mente la
meravigliosa "Wasteland" di T.S. Eliot. "In this, oh, so bleak landscape there are many mountains.... But not so much water": con questo verso White suggella l'abbandono completo, mentre la musica esplode in una coda strumentale di rara intensità.
Dopo tanta perfezione, si continua con un brano decisamente più corto,
"Mine Is Yours To Drown In (Ours Is The New Tribe)", che, pur non
essendo all'altezza del precedente, rimane di una qualità molto
elevata, ripescando alcune delle sonorità care a "Serenades", come il
riffing trascinato e monolitico e le linee vocali urlate di Darren
White.
Il terzo brano, invece, è un nuovo capolavoro: "We, The Gods", nei suoi
dieci minuti costruisce un brano pieno in cui delusione e tristezza si
uniscono ad un fiero orgoglio guerresco. Il brano si dipana prima su
tonalità minori, mentre la voce di White, come un lamento funebre
declama versi di sofferenza; poi, però, la musica si risveglia, come
una furia repressa, trasformando il pezzo in una cavalcata epica e
mastodontica, con le chitarre a dispiegarsi in terzine di grande
effetto. Un'ennesima prova della perizia raggiunta in così breve tempo
dagli Anathema, sia dal punto di vista compositivo che esecutivo. Se,
infatti, non si può dire che i musicisti siano dei virtuosi, è anche
vero che ciascuno di loro è dotato di un tocco e di uno stile personali
e ricco di sfaccettature. Il basso di Patterson, in particolare, non
smette mai di essere protagonista, diventando uno dei punti di forza
per gran parte della carriera degli Anathema.
Dopo un breve strumentale di quattro minuti ("Pentecost III"), in
cui le chitarre dei fratelli Cavanagh intessono trame oniriche e
sognanti, è la volta di "Memento Mori", una lunga rielaborazione di un
vecchio brano degli Anathema, già presente sul loro primissimo demo "An
Iliad Of Woes". In tutto onestà, questo pezzo è forse il più debole
dell'intero lavoro: benché il songwriting non presenti difetti
particolari, si percepisce ancora quel senso di incompiutezza, come se
la band non fosse riuscita, in questa occasione, a raggiungere il
giusto equilibrio tra le proprie caratteristiche, disperdendosi un po'
troppo in una composizione troppo dilatata e priva di quella profondità
che caratterizza brani come "Kingdom" e "We, The Gods". Ancora una
volta vengono accantonate le nuove sonorità più ricercate ed epiche in
favore di un doom/death sulfureo, che richiama, per ovvie ragioni, i
primi lavori della band.
Prima di concludere la recensione, infine, spendo due parole anche
sulla ghost track contenuta in "Pentecost III", dopo un paio di minuti
di silenzio infatti, dalle casse dello stereo la musica riparte, con
una breve introduzione in cui si sentono dei cavalli in sottofondo e la
voce di Darren che urla la parola 'horses'. Dopo questo accenno,
esplode un brevissimo stacchetto a metà tra il death metal e l'heavy
classico, con White a urlare "six six six" su un semplice ma energico
riff di chitarra.
Dopo la pubblicazione di questo disco, come si diceva in apertura,
Darren White abbandonò la band che, a sua volta, iniziò a mutare
velocemente di album in album. "Pentecost III", dunque, è un album che
chiude un'era, un album che con le sue gemme suggella il miglior lavoro
di tutta la prima parte della carriera degli Anathema.
(Danny Boodman - Giugno 2006)
Voto: 9
Contatti:
Sito Anathema: http://www.anathema.ws/
Sito Peaceville: http://www.peaceville.com/