ANATHEMA
Judgement
Etichetta: Music For Nations
Anno: 1999
Durata: 61 min
Genere: rock atmosferico
Il 1998/1999 fu un biennio estremamente intenso per gli Anathema. Il
primo scossone arrivò con la notizia dell'abbandono da parte di Duncan
Patterson, membro storico della band e uno dei principali compositori
(non a caso il precedente album, "Alternative 4", era stato composto
per gran parte da lui). Duncan, contrario alla direzione musicale
emersa dalla composizione dei nuovi brani, decise di dare vita ad un
nuovo progetto, gli Antimatter, lasciando gli Anathema ad una nuova
riorganizzazione interna. A sostituire il bassista, arrivò Dave Pybus,
compagno dello stesso Patterson nella sua precedente band, i
Dreambreed, mentre alla batteria rientrò in forze John Douglas che,
risolti i suoi problemi, tornò in pianta stabile nella band. La seconda
novità, invece, arrivò da parte dell'etichetta discografica: scaduto il
contratto con la Peaceville, gli Anathema passarono alla Music For
Nations, che già fungeva da distributore per la vecchia etichetta del
gruppo, dando così il via alla realizzazione del nuovo album.
Senza perdere tempo, infatti, gli Anathema si rifugiarono proprio
qui in Italia, per la precisione ai Damage Inc. Studios di Dario Mollo
a Ventimiglia, per registrare assieme al produttore Kit Wolven il nuovo
"Judgement". Dopo l'abbandono di Patterson, la band decise (più o meno
coscientemente) di tornare ad una composizione 'di gruppo': Danny e
Vincent diventarono i compositori principali, ma ampio spazio venne
dato sia a John Douglas, che firma tre brani interi, e all'ultimo
arrivato, Dave Pybus, fin da subito inserito nel processo di
songwriting.
Anche con "Judgement" gli Anathema continuano nella loro
evoluzione: la musica si fa ancora più eterea, sempre triste e
disperata, certo, ma anche più dolce, quasi cullante. Il metal scompare
definitivamente dalle loro composizioni, che abbracciano completamente
il verbo dei Pink Floyd di "The Wall", trasformandosi in un rock
atmosferico ricco di emozioni e, forse, un pizzico più canonico. Una
perdita sensibile a livello musicale, infine, è proprio il basso di
Patterson, che spesso era stato la colonna vertebrale delle
composizioni della band: Dave Pybus, pur svolgendo discretamente il suo
lavoro, manca del tocco possente e profondo di Duncan, lasciando quindi
un certo vuoto nell'economia musicale del gruppo.
Il CD, comunque, si apre con quattro bellissime composizioni che,
pur indipendenti tra di loro, vengono proposte tutte di seguito: questo
viene dal fatto che, originariamente, doveva trattarsi di un'unica
composizione di più di dieci minuti. La band, però, temendo di
appesantire troppo il tutto, divise il tutto in tre diverse canzoni più
una coda strumentale. L'andamento muta da canzone a canzone, pur
mantenendo l'originaria continuità che costituiva la lunga
composizione: "Deep", con i suoi arpeggi sostenuti, incarna lo spirito
più arioso e malinconico della band; "Pitiless", invece, con la sua
carica di rancore e di rabbia, rispolvera le sonorità più dure della
band, mitigate comunque dalla produzione leggera di Wolven; mentre
"Forgotten Hopes" (con la sua coda strumentale, "Destiny Is Dead")
riporta la band ad atmosfere semi-acustiche, per un brano che richiama
pericolosamente la "Hey You" di pinkfloydiana memoria.
Con "Make It Right (F.F.S)", dove la sigla sta per 'for fuck's
sake', si arriva alla prima canzone composta interamente dal batterista
John, decisamente meno elegante dei fratelli Cavanagh, ma con un buon
gusto melodico e quel pizzico di sregolatezza che serve a dare vitalità
ad una band così 'inglese', come gli Anathema. Il brano è molto buono,
con le tastiere di Danny a fare da sfondo magniloquente, anche se si
percepisce un qualcosa di fuori posto, quella fiamma di genialità che
separa un buon pezzo da un capolavoro. Capolavoro che, immancabilmente,
arriva con il pezzo seguente, "One Last Goodbye", un brano meraviglioso
e struggente che può essere considerato la "Comfortably Numb" di Daniel
Cavanagh. Questa delicata ballata, dedicata alla madre dei due fratelli
scomparsa nel 1998, resta uno dei migliori episodi dei nuovi Anathema,
un vero e proprio crescendo che sfocia in un assolo da lacrime
dell'ispiratissimo Danny. Davvero un brano da tramandare ai posteri.
Si continua con la bellissima "Parisienne Moonlight", un bozzetto
pianistico tanto semplice quando affascinante. In meno di tre minuti,
Daniel costruisce un brano leggero e dolce, in cui la sua voce duetta
con quella di Lee Douglas (sorella di John), per raccontare la storia
di un addio. Completamente diversa, invece, la title-track, un pezzo
decisamente movimentato, in cui la velocità cresce di minuto in minuto,
per esplodere in un liberatorio urlo di angoscia su una carica di riff
elettrici e di ritmi di batteria impazziti. Un altro ottimo brano che
dal vivo risulterà sempre di grande effetto.
Purtroppo a questo punto dell'opera, la qualità subisce un piccolo
scossone: i tre brani successivi, infatti, mostrano la solita
ineccepibile cura formale, ma, ancora una volta, lasciano un senso di
incompiutezza, come se tutta l'intensità che aveva caratterizzato i tre
precedenti lavori della band, si fosse un po' acquietata. Certo, due
brani su tre sono firmati da John Douglas ("Don't Look Too Far" e
"Wings Of God"), che personalmente apprezzo più come musicista che come
compositore, ma è anche vero che, in generale, manca la tensione che
faceva vivere le vecchie composizioni.
Ottimi, invece, i due brani conclusivi, "Anyone Anywhere" e "2000
& Gone": il primo è un semplice brano acustico con un ottimo lavoro
di pianoforte ad opera di Dario Patti, mentre il secondo è un pezzo
strumentale onirico e 'cosmico', ispirato al film "2001, Odissea Nello
Spazio".
Insomma, inutile negare che anche "Judgement" sia un signor disco,
composto da una band dalle grandi potenzialità; però, allo stesso
tempo, questo lavoro non riesce ad essere un centro perfetto. I
numerosi cambiamenti avvenuti in seno alla band lo rendono un lavoro
transitorio, un passaggio obbligato verso una nuova identità, che
arriverà con il lavoro successivo. Detto questo, comunque, la presenza
di diverse tracce assolutamente meravigliose lo rendono un lavoro
consigliatissimo a tutti gli amanti delle sonorità malinconiche.
Nota finale: nella versione giapponese e in quella limitata in digipack
(che poi è quella che ho io) era presente una bonus track intitolata
"Transacoustic". Il pezzo è un semplice strumentale per chitarra
acustica, piacevole ma non indimenticabile. Onestamente non so se
questa edizione sia ancora in commercio, comunque, se vi capita, resta
una piacevole aggiunta ad una tracklist già ben nutrita.
(Danny Boodman - Luglio 2006)
Voto: 8
Contatti:
Sito Anathema: http://www.anathema.ws/
Sito Music For Nations: http://www.music-for-nations.co.uk/