ANATHEMA
A Natural Disaster

Etichetta: Music For Nations
Anno: 2003
Durata: 55 min
Genere: alternative rock


Dopo aver ripercorso pezzo per pezzo tutta la carriera degli Anathema, eccoci arrivare all'ultimo (ancora per poco), capitolo in studio pubblicato dalla band. "A Natural Disaster", bisogna dirlo, non nacque sotto la migliore stella: gli Anathema in quel periodo stavano attraversando una fase molto dura della loro carriera, che si concretizzò addirittura con l'abbandono della band da parte di Daniel Cavanagh, che non si sentiva più inserito nella direzione musicale della band. Il chitarrista aveva incominciato a collaborare con gli Antimatter di Duncan Patterson (l'ex-bassista degli Anathema) e questa unione sembrava voler diventare permanente, lasciando Vincent Cavanagh, John Douglas e Les Smith a portare avanti (non senza perplessità) il nome Anathema. La vicenda preoccupò non poco i fan come il sottoscritto, tanto più che la cosa iniziò a prendere pieghe da telenovela quando il chitarrista, pochi giorni dopo, comunicò di essere rientrato dalla band (assieme al fratello Jaime nel ruolo di bassista) per dovere nei confronti della band, del fratello e della madre che era morta poco prima della pubblicazione di "Judgement".
Insomma, tutto faceva pensare ad una crisi creativa che avrebbe portato ad un album mediocre. Invece no, "A Natural Disaster" venne pubblicato e tutti i dubbi furono spazzati via. Il disco, composto interamente da Danny, era un ennesimo gioiello che, pur con qualche comprensibile caduta di tono, mostrava ancora una band capace di comporre grandissima musica.
L'inizio del disco è un po' in sordina, almeno per gli standard della band: "Harmonium", infatti è una composizione liquida e rarefatta che, sebbene piacevole e scorrevole, non riesce a far partire il CD con la giusta energia, nonostante la bella scarica elettrica posta sul finale. Lo stesso si potrebbe dire di "Balance", un breve brano di quattro minuti che segue la stessa struttura in crescendo, che mostra ancora una volta forti influenze 'radioheadiane' e fa da preludio al primo capolavoro del disco, "Closer". Questo meraviglioso brano colpisce immediatamente e si discosta da tutto il resto della produzione degli Anathema: le tastiere diventano preponderanti, accompagnate da un ritmo martellante e ipnotico, su cui si staglia la particolarissima prova vocale di Vincent, filtrata efficacemente attraverso un vocoder. Un brano sintetico e ridondante che però riesce a comunicare un universo di emozioni, esplodendo poi in una deflagrazione elettrica che vede gli Anathema tornare ad una energia che sembrava sopita in buona parte degli episodi degli ultimi due album.
Le note di "Closer" si spengono nell'aria e subito arriva il secondo capolavoro del disco, "Are You There?", presentata in anteprima dalla band prima della pubblicazione del disco. Questo pezzo, cantato perfettamente da Daniel, mostra una nuova veste minimalista per gli Anathema. Prima vediamo il chitarrista sussurrare su un tappeto di tastiere liquide, poi tutti gli strumenti si uniscono e sopra una leggera batteria pulsante costruiscono uno dei brani più belli della carriera degli inglesi.
Dopo un breve intermezzo acustico, "Childhood's Dream", arriva un'altra sorpresa con "Pulled Under At 2000 Metres A Second". Gli Anathema inaspettatamente rispolverano le sonorità metal di "The Silent Enigma" e costruiscono una bordata elettrica come non se ne sentiva da tempo, con un Vincent Cavanagh nuovamente sugli scudi con addirittura dei brevi accenni in screaming.
Dopo questo nuovo graffio, tornano le atmosfere rarefatte di "A Fine Day To Exit" con i due brani successivi, "A Natural Disaster" e "Flying". Il primo è una leggera pioggia di note tristi su cui si staglia la bella voce di Lee Douglas, mentre il secondo ritorna direttamente allo stile malinconico di "One Last Goodbye" da "Judgement". Due ennesimi gioielli da custodire e riascoltare all'infinito.
Il pianoforte torna a farsi sentire su "Electricity", un brano che, contrariamente a quanto potrebbe suggerire il titolo, è il più delicato e leggero del lotto. Ancora una volta la parte vocale è affidata a Danny, che costruisce una sentita e leggera ballata acustica capace di colpire dritto al cuore.
Arriviamo così alla conclusione del disco che è affidata ad un lunghissimo brano strumentale, intitolato "Violence", un brano magari non eccelso che però nei suoi dieci minuti riesce a condensare tutte le influenze della band, mischiando passaggi delicati e soavi a scariche di rabbia elettrica.
Niente da fare, anche questa volta gli Anathema hanno confezionato un lavoro imperdibile, di quelli che si possono ascoltare tutto d'un fiato vivendo e sentendo ogni singola nota. Adesso attendiamo fiduciosi il nuovo album, che dovrebbe uscire in estate e che, onestamente, sta riaccendendo gli stessi dubbi che giravano prima della pubblicazione di "A Natural Disaster". La band inglese, infatti, dopo anni di silenzio, di stizza nei confronti dei media più mainstream che snobbano la loro musica, di richieste di denaro anticipato ai propri fan per produrre il disco e di tira e molla con case discografiche per motivi contrattuali, decidono di dare vita ad un nuovo album che, pare, stia prendendo una direzione più solare e positiva. I dubbi sono tanti, le aspettative nel frattempo calano e, in generale, non si sa più cosa pensare. L'ultima volta ogni critica è stata messa a tacere grazie ad un album all'altezza di un nome come quello degli Anathema: speriamo di venire smentiti anche questa volta.
(Danny Boodman - Febbraio 2007)

Voto: 8.5


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Sito Music For Nations: http://www.music-for-nations.co.uk/