ANATHEMA
A Fine Day To Exit

Etichetta: Music For Nations
Anno: 2001
Durata: 63 min
Genere: alternative rock


Dopo la pubblicazione di un album come "Judgement", che segnava ancora di più l'abbandono di sonorità dure in favore di un rock malinconico ed elegante, erano decisamente alte le aspettative nei confronti del nuovo lavoro degli Anathema , "A Fine Day To Exit".
Innanzitutto è importante sottolineare come la band, prima di questo nuovo capitolo, fu costretta ad affrontare un nuovo cambiamento a livello di line-up, dato che il bassista Dave Pybus decise di abbandonare il gruppo, non senza polemiche, per entrare poco dopo nei Cradle Of Filth. Questa nuova perdita costituì un brutto colpo per il sound degli Anathema, soprattutto visto il ruolo preponderante del basso nell'economia del gruppo ai tempi di Duncan Patterson. Oltretutto il problema non sembrava avere una soluzione a breve termine, tanto che le linee di basso furono in parte suonate da Pybus e in parte dallo stesso Daniel Cavangh. Allo stesso tempo, però, la line-up della band venne arricchita da un nuovo membro, Les Smith, che già aveva collaborato con gli Anathema in "Eternity" e che ricordiamo anche per la sua breve militanza nei Cradle Of Filth di "Cruelty And The Beast".
Nonostante questi ennesimi cambiamenti, "A Fine Day To Exit" segna non solo un nuovo capitolo ricco di fascino nella carriera degli Anathema, ma addirittura un passo avanti rispetto al precedente lavoro, che dimostra ancora una volta come il percorso artistico della band inglese li abbia portati ad un livello di maturazione davvero invidiabile. Fin dal primo ascolto, infatti, "A Fine Day To Exit" spazza via ogni aspettativa e si afferma come un prodotto sostanzialmente nuovo, sebbene perfettamente coerente con la crescita musicale dei fratelli Cavanagh.
Questa aria di svolta si riesce a percepire perfettamente fin dal primo brano, "Pressure", un pezzo che segna il definitivo abbandono di ogni sonorità metal in favore di un approccio 'alternative' che si avvicina molto ai Radiohead di "Ok Computer". Nonostante qualche ingenuità (la band di Thom Yorke si sente davvero tanto!) il pezzo è un piccolo gioiello, con un arrangiamento curato e ricco di particolari. Questo aspetto si rivela uno dei punti di forza di tutto il lavoro: gli arrangiamenti sembrano davvero prendere nuova vita in questa nuova svolta degli Anathema; la band si stacca sempre di più da quelle strutture che l'avevano caratterizzata fino ad allora e integrano nuovi elementi al loro sound.
Si continua con "Release", un brano che convince in pieno per il suo crescendo ricco di pathos. La musica parte leggera con un giro di chitarra acustica ridondante e ipnotico, per poi sgorgare in una sorgente di note elettriche su cui si poggia la bella interpretazione vocale di Vincent Cavanagh, ormai perfettamente a suo agio nel ruolo di cantante melodico e malinconico.
Con "Looking Outside Inside" il livello cala leggermente, a causa di una struttura un po' sghemba che nel momento dell'accelerazione elettrica sembra quasi inciampare, con un cambio di tempo che, sebbene voluto, dà uno scossone troppo ardito al pezzo. Molto meglio invece la successiva "Leave No Trace", in cui gli Anathema sfoderano tutta la loro intensità in un pezzo sulla transitorietà della vita, tema da sempre molto cari alla band inglese, supportato alla perfezione da un impianto musicale pieno di malinconia e rassegnazione.
L'unico sfondone del disco, a mio avviso, è dato dalla successiva "Underworld", un pezzo elettrico oscuro ma povero a livello di songwriting, che davvero poteva essere escluso dalla tracklist senza che se ne sentisse la mancanza. Di tutt'altro livello invece la sesta traccia, "Barriers", un vero e proprio capolavoro cantato da Daniel Cavanagh in coppia con Lee Douglas, sorella di John. In questo stupendo brano una metrica a singhiozzo scandisce un ritmo cullante che non può lasciare indifferenti tutti coloro che amano la musica che colpisce dritto al cuore.
Con "Panic", invece, lo stato d'animo cambia completamente. Questo pezzo, il cui testo è stato scritto dal batterista John, rappresenta il pezzo più diretto e rabbioso dell'album, tre minuti dalla forte carica punk, in cui un Vincent particolarmente ispirato declama un testo pieno di nonsense e forti immagini ("I eat my hands 'cos my legs are crying, you broke my neck 'cos I snapped my spine"). Un brano davvero incredibile, soprattutto se si tiene conto che, in origine, era nato come una ballata per piano e voce (!).
Dopo la bella (ma non eccezionale, a mio avviso) title-track, è il momento del finale, affidato ad uno dei capolavori dell'album, "Temporary Peace". Questo splendido brano è stato composto da Daniel proprio qui in Italia, durante il soggiorno a Ventimiglia per la registrazione di Judgement, ed è una meravigliosa(manca il verbo essere, forse?) e delicata ballata acustica cullata dalle onde del mare, in cui la voce di Vincent canta uno dei testi più belli mai scritti dalla band.
Infine vale la pena di segnalare una curiosa ghost-track, che parte con dei rumori di passi sempre in riva al mare e una voce che continua a ripetere con voce ubriaca: "What about dogs? What about cats? What about chickeeeeeeeeens?". Poi questa voce si allontana e compare una chitarra acustica e la voce di John Douglas che si improvvisa cantante in una sorta di breve ballata country dal sapore rurale. Curiosa ma davvero carina.
Un ultimo accenno mi sembra doveroso nei confronti del bellissimo artwork di Travis Smith, che abbandona il suo solito stile onirico per realizzare una copertina profondamente legata al titolo dell'album. L'immagine rappresenta l'interno di una macchina sul cui cruscotto compaiono una bottiglia vuota di whiskey e una pistola. La macchina è parcheggiata sulla spiaggia in riva al mare e sulla sabbia si vedono dei vestiti da uomo sparsi. Tutto questo rappresenta alla perfezione la storia di "A Fine Day To Exit": un uomo prende la macchina, si ubriaca, prende una pistola e va sulla spiaggia per farla finita (da qui il gioco di parole per 'exit', che può essere inteso come uscire, ma anche come morire), poi però riesce a superare questo momento buio, si spoglia e si butta in mare, tra le acque che lo purificano e lo salvano. Un ulteriore tassello per un lavoro davvero unico.
Per concludere, quindi, non posso che consigliarvi anche questo meraviglioso lavoro degli Anathema, che pur non raggiungendo le vette toccate da "Alternative 4", riescono ad affrontare una nuova metamorfosi superando il precedente disco e portando avanti una carriera tra le più fulgide dell'intero panorama.
(Danny Boodman - Febbraio 2007)

Voto: 9


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