ANARCHYBRAIN
Solitude Symphony

Etichetta: Nelly Records / Alkemist Fanatix
Anno: 2005
Durata: 55 min
Genere: strumentale


Per poter introdurre al meglio questa recensione del progetto Anarchybrain, è doveroso fare una breve premessa. È indubbio che un prodotto musicale, in quanto frutto di un processo creativo, nasce da un'esigenza di tipo artistico che non è necessariamente pensato in funzione di un pubblico. Questa è una cosa sacrosanta, importante perché l'arte sia il più possibile vera e spontanea, che però non deve fare dimenticare un fattore tanto banale quanto fondamentale: ogni uscita discografica, nel momento in cui viene venduta, regalata, spedita ai media o quant'altro, ha un pubblico. Naturale. Ovvio. Eppure capita molto spesso di imbattersi in lavori che vengono pensati totalmente come uno sfogo personale, come qualcosa che si compie nel momento in cui la musica viene registrata e sigillata e non, come invece dovrebbe, nel momento in cui il l'ascoltatore ne fruisce.
Questo è il caso del progetto chitarristico realizzato da Fabio Varrone, in arte Anarchybrain, che costruisce un disco con sedici brevi composizioni strumentali, che vogliono semplicemente dare forma all'estro artistico del musicista.
Iniziamo con qualche puro e semplice dato biografico: Fabio è un chitarrista romano che, a partire dal 1993, attraversa numerose esperienze e stili: si parte con una prima avventura in una band thrash metal, The Stone Throwing Devils, per poi passare ad un gruppo punk, i Brainwash. A partire dal 2003, il chitarrista da vita al suo progetto personale, che vede prima attraversare una prima fase punk con il demo "Mir Ghet's Gut?", per poi passare ad uno stile completamente diverso, prettamente legato all'esplorazione del suo strumento, con l'album "Prisma". Arriviamo quindi al nuovo CD di Anarchybrain, intitolato "Solitude Symphony", che presenta sedici nuove tracce in cui la chitarra è protagonista assoluta.
Descrivere nello specifico tutte le composizioni del CD porterebbe via troppo tempo e sarebbe anche inutile, ma vale la pena fare una breve presentazione dello stile del chitarrista romano che, chiariamoci, è molto lontano dallo stile eccessivo e virtuosistico dei guitar heroes. In generale ci sono due grandi categorie di composizioni: da una parte abbiamo una serie di brevi pezzi acustici che potrebbero ricordare quanto fatto, con le dovute proporzioni, da Michael Schenker nei vari "Thank You". Tra queste possiamo citare "Katya", "Scream In Silence", "Tiziana Has Brake My Heart" (sic.) e "Sky's Tears For You", che pur non facendo gridare al miracolo, sono quantomeno dei piacevoli intermezzi delicati. Il punto è che difficilmente questi pezzi riescono ad essere compiuti e restano appunto delle idee abbozzate, che non riescono a sostenere la struttura di un intero CD.
Oltre a questi bozzetti acustici, troviamo un'altra serie di brani che, pur mantenendo un'atmosfera tranquilla e pacata, sfruttano maggiormente le potenzialità della chitarra elettrica, costruendo una serie di brani un cui, su una leggera base ritmica programmata, il chitarrista si sbizzarrisce in scorribande soliste, ora più movimentate, ora più calde e leggere. Questi pezzi sono estremamente altalenanti e, se in alcuni casi, come nella blueseggiante "Dreaming Love", "Katya's Lullaby" e "Dogs Blues", il songwriting riesce a convincere, nella maggior parte dei casi si ha la sensazione di avere a che fare con dei semplici esercizi, registrati di getto e in maniera casalinga. Ad aumentare questa sensazione, poi, c'è anche la qualità sonora davvero scarna, che appiattisce tutte le armoniche, dando alla chitarra un fastidioso suono privo di profondità.
La sensazione finale, quindi, è quella di avere a che fare con un prodotto fatto per il proprio semplice divertimento, realizzato per il proprio piacere e assolutamente non finalizzato all'ascolto da parte di un possibile acquirente. La cosa è palese principalmente in due brani, "Need A Friend" e "Sbrokhausen": il primo è l'unico pezzo aggressivo e cantato (posto, tra l'altro, in apertura), che però viene ucciso dall'orripilante qualità sonora e dalla prova vocale imbarazzante del chitarrista; mentre il secondo è un lungo (e spero ironico) assolo di chitarra assolutamente senza senso, che si apre e si chiude con la registrazione di una folla in ovazione, come se si trattasse di un estratto live. Ora, magari mi sbaglio e Anarchybrain può permettersi di suonare davanti a folle oceaniche, ma in generale un estratto di questo tipo non ha davvero ragione di esistere in un prodotto discografico pensato. Nella propria camera davanti allo specchio, sì. In un CD, no.
In conclusione, quindi, non me la sento di consigliare l'ascolto di un prodotto che, per la sua stessa natura, non pretende di avere un pubblico. Probabilmente la cosa non interesserà minimamente all'autore, che continuerà a dare sfogo alla propria creatività in questi progetti autoreferenziali, ma per poter arrivare a realizzare un prodotto professionale che possa interessare un buon numero di persone, c'è bisogno di una struttura più organica, di un progetto curato e di una registrazione degna di questo nome.
(Danny Boodman - Marzo 2007)

Voto: 5


Contatti:
Mail Anarchybrain: anarchybrain@yahoo.it
Sito Anarchybrain: http://www.anarchybrain.com/

Sito Nelly Records: http://www.nellyrecord.com/

Sito Alkemist Fanatix: http://www.alkemist-fanatix.com/