AMENTES
It Could All Have Vanished

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2003
Durata: 52 min
Genere: progressive/doom/death metal


Questo disco ha qualcosa di strano. Innanzitutto è di un gruppo proveniente dal Serbia, il che è già una cosa curiosa, soprattutto per chi, come me, alla parola associa solo vecchi ricordi da pessimi TG... Poi la grafica colpisce: un particolare di una foto d'epoca in seppia, dove però non si ritraggono ormai consuete immagini di guerra o di antiche architetture, bensì un momento di gioia di un bebè vezzeggiato da un uomo e una donna in costume. Costume... Bagno... No, il mio pensiero torna alla realtà!!... Ai goccioloni di sudore e alle chiappe che si appiccicano alla sedia... Nooo... Concentriamoci sulla musica!!!...
Allora, dicevamo, Amentes, grafica di classe e minimale (sul CD, il semplice logo in viola su sfondo bianco) che mi fa pensare ad una qualche formazione dark/wave, poi però ascoltandolo scopro tutt'altro: si tratta di un album doom/death metal, a tratti veramente ispirato, con una grossa partecipazione di tastiere, il che, unito ad un certo modo di strutturare i pezzi, aggiunge al tutto un tocco di progressive (se mi piacesse, avrei aggiunto "che non guasta mai").
Infatti il primo impatto con le loro sonorità non è stato buonissimo: il primo brano, "IX", con la sua fanfara di trombette sintetiche iniziale, mi ha fatto venire in mente subito una domanda piuttosto critica: "Cosa avrebbero fatto a 15 anni i Bal-Sagoth se non avessero mai sentito i Carcass?!"... Però poi il pezzo migliora, e con esso anche il disco. Certo, ho sempre avuto difficoltà ad accettare le tastiere nei gruppi metal, soprattutto quando non hanno un suono caratteristico ma cercano di imitare suoni d'orchestra con risultati definibili quantomeno 'cheap'. Tuttavia spesso questo strumento riesce a svicolare con delle soluzioni piuttosto particolari, che si sposano piuttosto bene con il riffing sordo e plumbeo (una via di mezzo tra Candlemass e Bolt Thrower), e la batteria sempre sorprendentemente vispa! Le voci vanno dal growling a cori epici ben costruiti e mai scontati, che a tratti mi ricordano i primi Ulver. Il che è cosa buona e giusta! Però, con tutto l'impegno che ci posso mettere, quelle fanfare proprio non mi vanno giù!!...
Comunque, a parte queste 'ipersensibilità individuali', devo ammettere che lo stile degli Amentes è piuttosto originale e personale (oppure dovrei ammettere che non conosco i gruppi che copiano, ma non lo farò!!), e raggiungono picchi notevoli in brani quali "The Path Below Me" e "Master Of Emotion", quest'ultimo con dei passaggi davvero memorabili!
Allora perché non do un votone a questo disco? Perché, nonostante tutto (pur sorvolando sulle fanfare!), l'ascolto di questo disco risulta monotono. Non tanto per il songwriting, che può risultare eccitante, quanto per la produzione: un sound come quello sfoggiato dagli Amentes risulta tutt'altro che entusiasmante, tant'è che prima di farsi accettare (e scoprire!) questo album necessita di ripetuti ascolti. Cosa che non sarebbe stata necessaria, se l'album fosse stato registrato come si deve!!
Ma in generale la sostanza c'è: si trova uno studio migliore, si dà un tranquillante al tastierista, e si potrebbero racimolare dei voti migliori del mio!
(MoonFish - Giugno 2003)

Voto: 7


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