A.LOSTFIELD
Internal Affairs

Etichetta: Lugga Music
Anno: 2010
Durata: 25 min
Genere: metal/alternative


Ad aprire questo primo lavoro dei colombiani a.LostField tocca a "Dreaming About Scars"; thrash metal senza infamia e senza lode, dalle ritmiche sostenute, riff rama classico, basso pulsante e vocals convincenti; brevi inserti di tastiera spezzano l'atmosfera ed il lungo incedere, senza però caratterizzare in alcun modo il risultato finale, che, se pur arricchito da buoni soli di chitarra, non riesce ad elevarsi da una certa "banalità" latente.
Con il pezzo seguente, "Forgotten Story", aumenta un poco la velocità di base; le ritmiche si fanno più ficcanti mentre le vocals vanno ad appoggiarsi su note più alte, creando una certa aspettativa sonora; l'uso di un doppio cantato sui bridge ed i chorus, così come leggeri inserti di tastiera cercano di ravvivare il tutto, reso però molto piatto e freddo dall'uso della batteria elettronica, troppo fredda ed impersonale, quasi da risultare avulsa da tutto il resto. Peccato, qualche buona idea cominciava a farsi sentire. "I Still Pretend" può sicuramente essere ricordata per le sue ritmiche decisamente più cadenzate e per i vari cambi d'atmosfera al suo interno; partiture quasi acustiche e plumbee si scambiano con passaggi più intensi, corposi e ridondanti, andando a creare un contrasto sonoro assolutamente interessante, se pur sfilacciato e con poco amalgama, tanto da creare quasi una canzone nella canzone. Abbozzi di buone idee musicali si scorgono lungo tutto il pezzo, non trovando però un giusto sviluppo, una consona risultante. Insomma un puzzle sonoro riuscito benino, da premiare più per l'impegno profuso che per l'effetto finale.
Dopo "Internal" strumentale scorrevole e fluida dove fanno sfoggio di buone idee i due chitarristi ed il basso, leggermente slabbrato, lungo interessanti fraseggi dal flebile flavour spagnoleggiante, tocca a "Hyde Your Face" continuare il lavoro di questo trio colombiano; di nuovo thrash metal vecchia scuola, reso più interessante da partiture leggermente articolate ed in contro tempo e da un uso delle voci abbastanza personale, seppur con qualche caduta di tono. Comunque un brano questo dove sono ben riscontrabili le idee musicali e compositive dei nostri, vogliosi di apportare a strutture prevalentemente classiche soluzioni molto più moderne e oltranziste, cosa che però non sempre riesce in pieno e lascia musicalmente alquanto interdetti, esempio ne è il breve intermezzo acustico, arricchito di sampler e tastiere che spunta dal nulla a metà brano, posto così senza capo ne coda, completamente distante dal tutto ed alla fine, quindi, senza alcun senso compiuto. Va bene osare e personalizzare generi musicali dove oramai quasi tutto è già stato scritto; va bene tentare inclusioni e somme musicali anche atipiche e poco sentite; va bene tutto, pur che alla fine vi sia un senso o una semplice parvenza di esso, l'attaccare a casaccio, come sembra, diversi brani musicali e diverse strutture sonore non rende per forza il tutto più interessante, ma anzi, il più delle volte, purtroppo, assolutamente poco musicale e principalmente poco credibile.
Anche "Marks From The Past" prosegue sulla falsariga sonora sin qui intrapresa; nell'occasione e grazie ad un sapiente uso dei sampler ed a ritmiche alquanto spigolose e multiformi, i nostri sono capaci di riportare alla mente un gruppo sempre troppo sottovalutato come i Voivod; finalmente un brano veramente ben riuscito e strutturalmente interessante, dove il connubio tra classico e moderno risulta assestato e compatto. Bravi. E' "Just The Things You Know" che chiude il Cd; su di una base assolutamente fluida e ritmiche scorrevoli vanno ad alternarsi momenti musicali ora più pacati, ora più ficcanti e spigolosi, peccato per le vocals, non sempre convincenti ed a suo agio su basi melodiche ed aperte. Brevi spunti spagnoleggianti arricchiscono ed avvolgono il tutto, rendendolo oniricamente interessante, ma realmente non troppo convincente. Insomma, i passi da compiere per gli a.LostField sono ancora molti musicalmente parlando; le idee sembrano non mancare, anzi, ma è la loro attuazione, il loro amalgama a non convincere ancora; certamente questo è solo il primo lavoro e già buone cose sembrano state messe in cantiere, quindi è lecito aspettarsi in futuro un ulteriore salto di qualità. Ed infine un consiglio spassionato, è indispensabile sia dal punto di vista musicale che esecutivo, un vero e proprio batterista, di quelli in carne ed ossa, ancora capaci, quasi sempre, di personalizzare le linee e le ritmiche di batteria. Necessario.
(Pasa - Febbraio 2011)

Voto: 6


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