ALKONOST
Stone Heart Blood

Etichetta: Metalism Records
Anno: 2007
Durata: 39 min
Genere: pagan metal melodico


A volte ritornano. Anzi, spesso ritornano. Ultimamente mi trovo a recensire tanti gruppi dei quali ho già scritto in passato, e gli Alkonost fanno parte di questa categoria. "Stone Heart Blood", il nuovo disco del gruppo russo, è racchiuso in una copertina molto bella e professionale, realizzata con uno stile che riprende certi tratti dell'arte medievale slava. Due figure, una maschile ed una femminile, vestite di verde e dai capelli biondi, stanno una di fronte all'altra. La figura femminile regge fra le due mani una spada lunga e larga; l'uomo tiene invece un volatile strano, dall'apparenza fiammeggiante, che potrebbe essere o una fenice o un fagiano dorato. Non si capisce se si stiano apprestando ad un sacrificio, oppure se i due si stiano scambiando dei doni. D'altro canto, è difficile comprendere un eventuale significato dai testi, tutti in russo e scritti in cirillico (così come il titolo dell'album, che originariamente è in russo). Il libretto, di dieci pagine, li contiene tutti nella loro completezza, e le pagine centrali racchiudono una foto della band con la formazione attuale.
"Stone Heart Blood" è stato pubblicato dalla Metalism Records, nel 2007. Questo nuovo album ha raggiunto i fan dopo "Pesni Vechnogo Dreva", un'altra uscita del gruppo datata 2007. Ciò che queste due pubblicazioni hanno in comune, è la ripresa di vecchie canzoni, pubblicate agli esordi della carriera degli Alkonost, proposte ora con un suono moderno e con testi rigorosamente in russo (infatti, agli inizi i testi degli Alkonost erano in inglese). E se "Pesni Vechnogo Dreva" ha ripreso parzialmente delle tracce del periodo 2000/2001, provienienti dall'album "Songs Of The Eternal Oak" e dal demo "Spirit Tending To Revolt", con "Stone Heart Blood" i russi hanno fatto ancora marcia indietro, arrivando al 1997. Alcune canzoni qui presenti infatti, sono state tratte proprio dai demo "Shadows Of Glory" e "Shadows Of Timeless".
Il sestetto appare quindi in un periodo di rivisitazioni, nell'intento probabilmente di proporre ad un pubblico più vasto una musica che in origine era destinata a pochi (i demo infatti sono sempre realizzati in tiratura limitata), corretta però secondo la poetica musicale odierna del gruppo, fiero di essere russo e di utilizzare la lingua russa.
La formazione che ha inciso "Stone Heart Blood" consiste in Alena Pelevina alla voce, Andrey "Elk" Losev e Dmitriy Sokolov alle chitarre, Alexey "Alex Nightbird" Solovyov al basso e ai cori, Anton Chepigin alla batteria e Almira Fathullina alle tastiere.
Che musica troviamo in questo "Stone Heart Blood", dunque? Beh, non ci sono differenze sostanziali, da un punto di vista strettamente stilistico. Gli Alkonost propongono il solito pagan metal disteso e melodico, che alterna vocalizzi maschili in gutturale ad un'agile voce femminile, e con la vigoria delle chitarre smussata dal lavoro costante, pesante ma di facile presa della tastiera. A differenza però di quanto ascoltato in dischi come "Mezhmirje" del 2005 o "The Path We've Never Made" del 2006, recensiti dal sottoscritto su Shapeless, si notano strutture più semplici, più dirette e, di conseguenza, più prevedibili. La cosa non deve stupire se, come ho scritto prima, alcune delle tracce qui presenti risalgono agli esordi della carriera degli Alkonost. Mi riferisco, ad esempio, a "Temple Of The Forest" e a "Shadow Of The Dark Days", presenti già nel primo demo di tre canzoni e qui ripresentate come seconda e terza traccia. Oppure "Time Of Rage", qui situata al primo posto della tracklist, apparsa originariamente in "Shadow Of Timeless". Ecco, canzoni così datate è chiaro che siano in possesso di una struttura più semplice. Nella loro concezione, è assente tutta l'esperienza che gli Alkonost acquisteranno negli anni a venire. Ragion per cui, per l'ascoltatore ignaro di questa operazione, un album come "Stone Heart Blood" potrebbe apparire troppo semplice, quasi scontato, come se gli Alkonost si fossero impegnati poco. E forse così è, a ben vedere. Escludendo infatti le canzoni vecchie, non è che le altre composizioni presenti nel CD brillino in quanto a personalità. Escludendo "Brotherhood Of Steel" o "Tracery Of Sorrow", rispettivamente la quinta e la settima traccia, il resto della tracklist sa proprio di poco. In più, l'intero lavoro è percorso da una mollezza che sorprende, e che un po' delude. Infatti, sì, il disco è metal ed è vigoroso, ma non pompa come dovrebbe. I ritmi sono quasi sempre lenti, ma la pesantezza latita. Spesso il discorso viene lasciato alla tastiera, che però sembra aver dimenticato cosa sia la grinta. A poco servono i tanti riff di stampo slavo, suonati dalle due chitarre: carini, ma troppo uguali a sè stessi. Le cose migliori si sentono sulle linee vocali, sia grazie alla prova sempre ottima di Alena, sia agli interventi intelligenti del gutturale, sia per l'uso dei cori. Gli stessi cori che rendono così severa "Youth", al quarto posto della lista.
In tutta onestà, ammetto che mi sarei aspettato di più da un gruppo come gli Alkonost. Questa operazione di ripresa del vecchio materiale è comprensibile e lodevole, ma perde un po' di efficacia qualora si noti che le canzoni nuove non superino in qualità e difficoltà le composizioni di quindici anni fa. Che la band stia attraversando un periodo di poca ispirazione? Boh, per ora non ci sono notizie nuove. Il 2007, a quanto pare, è stato dedicato a questa riscoperta, e forse a riprendere fiato e a cercare nuovi spunti. Nel 2008 poi, la Sound Age ha pubblicato il primo DVD dei nostri, intitolato "In Front Of The Arkona Walls".
Comunque sia, diamo una sufficienza e qualcosa in più a questo "Stone Heart Blood", come sostegno agli Alkonost, chiudendo un occhio sul fatto che le nuove tracce siano davvero poco stuzzicanti. E incrociamo le dita, sperando in un 2009 ricco di ispirazione e di ritrovato talento.
(Hellvis - Febbraio 2009)

Voto: 6.5


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