ALKONOST
Mezhmirie
Etichetta: Metalism Records
Anno: 2006
Durata: 40 min
Genere: folk metal con voce femminile
Gli Alkonost sono uno dei tanti gruppi di casa Metalism, un'etichetta
russa molto attiva e sicuramente interessante. Nonostante il sito del
gruppo sia scritto esclusivamente in cirillico, sono riuscito a
ritrovare qualche notizia utile per inquadrare questa realtà musicale.
Gli Alkonost, il cui nome è tratto da una dea della terra dei morti,
ritratta spesso metà donna metà uccello, si sono formati nel 1993. Nel
corso degli anni hanno pubblicato svariati lavori. Dopo tre demo
("Shadows Of Glory" e "Shadows Of Timeless", ambedue del 1997, e
"Spirit Tending To Revolt" del 2000), la band ha esordito su album con
"Songs Of The Eternal Oak", del 2000. L'anno successivo è stata la
volta di una compilation ("Memoris"), seguita dal demo "Unknown Lands".
Nel 2002, ecco il secondo full-length "Alkonost". Il 2004 ha visto il
gruppo tornare sulla scena prima con l'EP "Rodnaya Zemlya", e poi con
l'album "Between The Worlds".
Nel 2006, la Metalism Records ha pubblicato ben due album di
questi attivissimi russi: "Mezhmirie" (l'oggetto di questa recensione)
e "The Path We've Never Made", di cui scriverò in futuro.
Si tenga presente che ho riportato le traduzioni in inglese di
tutti i titoli, quando originariamente essi appaiono in russo ed in
caratteri cirillici. Gli Alkonost infatti cantano nella loro lingua
madre, e mi scuso fin da ora per le eventuali imprecisioni, o per
l'assenza di commenti sui testi.
"Mezhmirie" è racchiuso in una confezione molto professionale. La
copertina mostra una figura antropomorfa, che regge un bastone,
ritratta in bianco e nero, con tratti secchi ed originali. Il libretto
presenta dodici facciate, contententi i testi e tante foto: formalmente
impeccabile.
La formazione che ha inciso questo album consiste in Dmitriy e
Andrey alle chitarre, Alyona alla voce, Almira alle tastiere, Alexey al
basso e Anton alla batteria.
"EvilTimes" parte dopo un'introduzione narrata, e svela subito la
sua natura musicale. Si tratta di un discreto esempio di folk metal,
cantato da una voce femminile. L'arrangiamento è piuttosto semplice: in
genere le tastiere tendono a portare la melodia, alternandosi in questo
ruolo con una chitarra. La ritmica è sostenuta invece dall'altra
chitarra, e da un basso ed una batteria puntuali. Il lavoro della band
è messo al servizio della voce di Alyona, dal timbro potente e
semioperistico. La canzone ha un piglio severo, quasi epico. Gli
elementi folk non sono mai legati alle sonorità o agli arrangiamenti,
ma sono tipici della melodia. Da segnalare una voce maschile aggressiva
che ogni tanto accompagna quella della cantante. Spesso le melodie di
chitarra, voce e tastiere si muovono all'unisono.
"NeverTimes" è più spedita della precedente, e gode di una melodia
risoluta e decisa. Il songwriting è molto semplice e naturale, e scorre
liscio come l'olio. Dei cori vanno ad arricchire un arrangiamento
comunque basilare. Penso che la proposta musicale degli Alkonost
sarebbe più stimolante se godesse di una qualità di registrazione più
viva, più energica: talvolta infatti, il suono tende ad essere un po'
moscio.
L'inizio di "The Abyss" mi spinge ad una domanda. Ma perchè tutte
queste canzoni iniziano con la medesima tonalità? Ad un ascolto
distratto, si corre il rischio di confondere una canzone con l'altra.
Infatti "The Abyss" è piuttosto simile a "NeverTimes". Fortunatamente,
ad un certo punto si evolve in un incedere epicheggiante, che
renderebbe di più con una registrazione più "cazzuta". Un'altra canzone
facile, eseguita con perizia, priva però del guizzo vincente.
"Waiting" è un episodio più rilassato, sebbene il ritmo continui a
mantenere una certa verve. Giri melodici scorrevoli, un po' scontanti e
simili a quanto già ascoltato in precedenza. Buone le sovraincisioni
della voce.
"Bloody Grasses" è, a parer mio, la canzone migliore del CD. Sì, è
proprio carina e per ben due motivi: i riff in primis, finalmente
vigorosi ed azzeccati; in secondo luogo la melodia, molto carina e
stimolante. Bella anche l'introduzione strumentale, con il buon lavoro
delle chitarre. Impeccabile. Ah, se il CD fosse tutto su questi
livelli!
"Unknown Lands" è una traccia relativamente lenta, atmosferica pur
senza essere delicata. Il ritmo in tre quarti le dona un pizzico di
personalità in più.
"Before The Epoch Of Twilight" è molto più decisa, epica e
medievaleggiante. Peccato per i suoni della tastiera: sono scarsi, mi
piacciono poco. Questo però è un mio parere personale, magari a molti
di voi potrebbero piacere parecchio. De gustibus. I suoni troppo
sintetici non fanno per me, soprattutto quando si cerca di imitare
sonorità folk. Molto melodica, ricalca le altre come stile e struttura.
Si chiude con dei rumori di battaglia.
La canzone di chiusura, "Mother The Sadness", vede la voce
accompagnata soltanto dalla tastiera. L'inizio è lentissimo, quasi
ambient. Poi il tutto accelera, pur rimanendo un brano atmosferico e
forse un po' noioso.
"Mezhmirie" è un album di facile presa, ricco di melodie
orecchiabili ed adatto a chiunque ami le voci femminili semioperistiche
e le melodie folk. Per il resto, ci sono pochi spunti. C'è musica
migliore in giro. Secondo me gli Alkonost dovrebbero cercare di rendere
più stuzzicanti le proprie composizioni, come nel caso di "Bloody
Grasses". Altrimenti, i loro lavori rischiano di esaurisi in uno o due
ascolti.
(Hellvis - Novembre 2006)
Voto: 6
Contatti:
Mail Alkonost: alkonost@alkonost.ru
Sito Alkonost: http://www.alkonost.ru/
Sito Metalism Records: http://www.metalism.com/