ALITHIA
Coming From Silence

Etichetta: MadMob Records / CoreTex Records
Anno: 2006
Durata: 42 min
Genere: metalcore


Attraverso la MadMob / Core Tex arrivano a noi questi Alithia; già autori un paio di anni fa di un mini album di debutto, i cui responsi da più parti positivi hanno dato loro modo di farsi conoscere e poter suonare molti live show, sia in Germania che in Grecia, e nei Balcani in genere. Dopo la partecipazione ad importanti festival di genere, come l'Eastpak Resistance Tour, eccoli pronti per il primo vero debut-album, "Coming From Silence".
Una breve intro dal gusto tipicamente hip-hop ci accompagna dentro il primo brano, "My Heart Beats In Breakdowns", che poi prende vita attraverso chitarre non molto potenti e corpose, ma dal suono decisamente grezzo e tagliente. Brevi accenni di sampler frenano più volte la furia e l'attacco devastante dei nostri, caratterizzando notevolmente il suono, mentre Horn, il vocalist, ci urla in faccia tutta la sua rabbia, attraverso screaming ruvide e sguaiate. Grande la mia sorpresa quando, a circa metà pezzo, mi è sembrato di scorgere tra le note un netto e chiaro richiamo agli Entombed di "Lefth Hand Path"; con quel riff inquietante e malefico che si staglia subito dietro il muro di suono, fautore di un'atmosfera sinistra ed inquietante. L'inizio non è niente male.
Con "No Control", ogni remora viene lasciata da parte e ci si imbatte in un muro di suono devastante, parti più veloci e ruvide si alternano a riff più cadenzati e dal lieve sentore melodico, per poi sfociare nei ritornelli veri e propri, che pur mantenendo integra la furia e l'impatto, colpiscono nettamente per la carica emotiva emessa.
Anche il brano che segue, "Day", non si allontana di molto da tale clichè, accentuando in maniera ancor più convinta, i numerosi cambi d'intensità e cadenza, proponendo poi, l'inserto di effetti e scratching vari.
Quarto brano in scaletta è "Color Me Grey": qui la velocità aumenta notevolmente e le influenze metal fuoriescono in tutto e per tutto, esempio chiaro ne è il riff principale delle strofe, di chiara e netta matrice thrash metal. Grande pezzo questo, che soprattutto in sede live, non potrà far altro che mietere vittime. Coinvolgente, aggressivo, veloce e violento.
"Karmic Disaster" e "Weapon (part. 1)" scorrono via abbastanza piacevolmente, senza però lasciare dietro di sé un chiaro e nitido ricordo; l'impianto compositivo è tutto incentrato sul forte impatto e sulla potenza esecutiva, che di certo non mancano a questi sette ragazzi tedeschi, ma che ne limitano anche, a mio parere, la volontà di distogliersi in maniera più chiara e netta da quel grosso calderone che ormai sembra essere divenuta l'intera scena metalcore.
"System's Error", colpisce, e lo fa veramente di brutto. I tre chitarristi non fanno altro che rincorrersi vicendevolmente, creando un intreccio sonoro molto particolare ed avvincente, grazie anche alle numerose armonizzazioni ed agli azzeccati effetti sampler. Più volte nell'arco di tutto il brano mi tornano alla memoria i grandissimi Slayer, soprattutto per il suono tagliente delle chitarre e quell'aura malefica che ne contraddistingue le atmosfere. Altro brano da tenere sott'occhio.
Le due anime "musicali", quella hardcore e quella metal, caratterizzano particolarmente i due brani successivi, tale è lo scontro di stili all'interno degli stessi pezzi: parti più cadenzate, urlate e ritmate vanno a confondersi più volte con partiture decisamente più fluide, veloci, in un certo qual modo melodiche e dal gusto decisamente metal. Il tutto è fatto nella maniera più indolore possibile, riuscendo a miscelare positivamente tali sonorità, senza perdere eccessiva fluidità di esecuzione o convinzione di sorta.
L'ultimo brano del lotto è "Freedom", lungo crescendo emozionale al cui apice va a terminare il tutto, lasciando spazio a tenue reminescenze hip-hop/tecno.
Devo dire che il giudicare un lavoro come questo dei tedeschi Alithia mi pone molto in difficoltà, questo perché, pur trovandomi di fronte ad un gruppo dalle grosse potenzialità, in parte anche espresse, non posso non prendere in considerazione dei fattori determinanti. La registrazione: pur essendoci ben tre chitarre, il suono non sembra averne alcun giovamento, se non in sporadici momenti, sia per quel che riguarda la corposità e la potenza del suono stesso, che per una maggior ricerca armonica e compositiva. Troppo spesso il suono risulta poco incisivo e dalla poca personalità.
Le composizioni: strutturalmente tutti i pezzi si assomigliano moltissimo (ma questo è un limite del genere stesso) e solo in rare occasioni si evince la voglia da parte del gruppo di distogliersi dai sicuri standard e dalle strade predeterminate; e questo è un male in quanto le poche volte che lo fanno il brano/i in questione ne guadagnano notevolemente, sia in personalità che in attrattiva.
Sono un fan del genere da molto tempo, forse sin dagli esordi, ed oramai mi sembra che anche per il cosiddetto metalcore si sia giunti ad un capolinea; così come a suo tempo è successo per il grunge, o ancor meglio per il nu-metal. Solo i gruppi che realmente valgono ed hanno da dire ancora qualcosa rimarranno in vita e soprattutto in auge: tutto il resto, tutte le altre band saltate sul treno in corsa, o che semplicemente hanno seguito gli standard del genere senza provare ad osare, si perderanno nel sicuro oblio o nel dimenticatoio. Tutto questo è un'ulteriore riprova di come le mode musicali, dalle flebili e fragili fondamenta, abbiano una breve ed effimera vita. Gli Alithia hanno ancora tempo per capire da che parte stare: per ora stanno decisamente nel mezzo.
(Pasa - Ottobre 2006)

Voto: 6


Contatti:
Mail Alithia: horn@alithiavisions.com
Sito Alithia: http://www.alithiavisions.com/

Sito MadMob Records: http://www.madmob.de/

Sito Core Tex Records: http://www.coretexrecords.com/