ALEPH
Seven Steps Of Stone
Etichetta: Fuel Records / Sweet Poison Records / Gatti Promotion
Anno: 2009
Durata: 57 min
Genere: thrash dark prog metal
Inutile negarlo, non sono e non sarò stato l'unico individuo ad
attendere il ritorno discografico del quintetto lombardo (attualmente
sestetto, dopo l'ingresso alla voce di Paolo Distefano, con Dave
Battaglia che decide di dedicarsi esclusivamente alla sei corde), e
devo dire che in parte le aspettative riposte nella seconda fatica
discografica non si sono rivelate vane. In parte, forse perché
offuscare la magnificenza di brani come "Mother of All Nightmares", o
l'onirica e sognante "Depths" non era impresa facile, e per il
sottoscritto il compito non è stato portato a termine del tutto, seppur
anche con questo "Seven Steps of Stone" il livello del songwriting si è
stabilizzato su alti livelli, sempre in bilico fra quei tre generi che
continuano ad orbitare intorno al nome degli Aleph. Atmosfere dark,
soluzioni thrash denotate da sfuriate che intervallano momenti più
ragionati, ed un lato progressivo che si esplica in molte ritmiche e
grazie all'ancora ottimo lavoro di arrangiamento da parte del
tastierista Giulio Gasperini.
Anche questa volta, gli Aleph non si sono dati limiti nella cura
dei brani, ed i 57 minuti di musica suddivisi per soli otto brani sono
sintomo di interesse per la propria proposta innanzitutto; la
popolarità vuol essere conquistata con i propri mezzi e senza andare
"contro natura", proponendo quelli che sono gli stati d'animo più
reconditi nascosti nel proprio io ed infischiandosene delle mode e dei
cliché che hanno preso piede oggigiorno. Insomma, una prova complessa
ed alle volte difficile da digerire, ma allo stesso tempo entusiasmante
e foriera di emozioni, nata dall'ascolto attento e ripetuto dei propri
gruppi di riferimento, senza per questo mai scadere nella mera
copiatura o sembrare troppo affine a brani già noti.
Inutile perdere tempo nel raccontare tutto quanto gravita intorno
alla band, tutte le formazioni note che ha avuto modo di seguire e
supportare e tutti i riconoscimenti ricevuti sino ad ora; la tecnologia
permette di avere tutto ciò a portata di un clic... passiamo da subito
a descrivere quello che si prova vivendo l'album (perché la musica va
vissuta, non ascoltata e basta, soprattutto quando all'ascolto vuol
seguire una critica della stessa, interessante o meno che sia).
Come già con "In Tenebra" (la cui recensione è presente negli archivi di Shapeless - nd Hellvis),
l'intro viene affidato ad un brano ragionato e "raccontato" dalla voce
narrante di Dave Battaglia, in cui le atmosferiche tastiere fanno da
retroscena a quanto sta alla base di "The Cradle and the Blade", cui
segue a ruota "Bringer of Light", che ancora una volta rimanda agli
ormai "mitologici" Coroner (forse il motivo principale per il quale
molti metalheads apprezzano e supportano la proposta degli Aleph),
oltre che offrire un continuum con la passata produzione del quintetto,
mostrando tutte le caratteristiche che lo hanno reso noto al panorama
metal; da segnalare il vincente bridge dal fortissimo sapore thrash,
nel quale è già possibile trarre sentore del solismo tecnico ma carico
di pathos dell'ascia Lorenzo Fugazza. Quasi definibile come un mid
tempo la successiva "The Voices From Below", sempre contornata da uno
stuolo di intermezzi acustici, apripista a "Chimera", uno dei brani più
interessanti del lotto, dall'atipico refrain malinconico che si lascia
ricordare. Doom, solo ed esclusivamente doom a la Candlemass in "An
Autumn Colder Than Winter", senza però disdegnare melodia e gusto, per
poi gettarsi a capofitto in "Tidal Wave", 12 minuti di Aleph, perla del
lotto, ascoltare per intendere (spenderei parole senza aver fatto
trasparire nulla). "Epitaph Lies" vede il gruppo nuovamente su
tempistiche più dure e veloci, un mix fra Rage e thrash di matrice
teutonica, ed un forte lato black, personalmente poco interessante e
capace di amalgamarsi in misura minima col resto della produzione.
Conclude il tutto la strumentale "El Aleph", regalando altri otto
minuti di musica ricercata e mai banale.
La sezione ritmica, costituita da Antonio Ceresoli al basso e
Manuel Togni alla batteria (nonché principale songwriter), risulta
compatta e capace di creare una base salda e duratura, sciorinando
anche ottime doti tecniche e di arrangiamento.
Nel complesso, un ritorno che ancora una volta fa ben sperare per
il futuro, non solo degli Aleph, ma del metal italico e della sua
notorietà a livello mondiale; vedremo ora cosa sapranno regalarci con
il terzo album, sempre una grossa sfida per quelle band che riescono a
raggiungere questo importante traguardo, soprattutto quando sono più di
dieci gli anni passati a calcare i palchi di tutta Italia senza
smettere di credere nel proprio sogno, pur vivendo alti e bassi come
accade anche nella più fantastica delle storie... Supporto!
(PaulThrash - Maggio 2009)
Voto: 8
Contatti:
Mail Aleph: info@alephmetal.org
Sito Aleph: http://www.alephmetal.org/
Sito Gatti Promotion: http://www.gattipromotion.it/