AITON
Akhetaten

Etichetta: Insomnya/Via Nocturna
Anno: 2008
Durata: 44 min
Genere: dark ambient


Dopo il nuovo album di I.A. Serpentor, ecco un'altra produzione della Insomnya Records, etichetta piuttosto giovane che sembra votata alle sonorità dark-ambient. Aiton è un progetto di un compositore polacco, di cui non so dirvi molto, a causa delle scarsissime informazioni che si possono trovare su di lui, che ha deciso di cimentarsi in un'opera ispirata alla storie e alle leggende dell'antico Egitto. La cosa, di per sé, non è esattamente il massimo dell'originalità, ma trattandosi di un progetto dark ambient, le potenzialità per creare qualcosa al di fuori degli schemi c'erano tutte: dopo caterve di album ambient su foreste, paesaggi nordici, spazi bui e viaggi cosmici, finalmente la possibilità di ascoltare qualcosa che si rifà a popoli lontani nel tempo, al deserto infuocato e a divinità antiche quanto la civiltà stessa.
Certo, la cosa non è semplice, soprattutto trattandosi di un lavoro interamente strumentale, ma giocando un po' sulle sonorità si poteva fare. Ci ho creduto davvero.
E invece no.
Insomma, il buon Aiton cosa fa? Compone nove tracce strumentali, basate quasi interamente sul pianoforte (che se va bene è una tastiera, ma temo addirittura che sia tutto programmato...). Fin qui va anche bene: il pianoforte non sarà lo strumento che fa venire subito in mente l'Egitto, ma certamente è uno di quelli più versatili in assoluto. Quello che, però, mi ha fatto cadere le braccia è l'accompagnamento di batteria elettronica: ogni composizione è retta da una struttura ritmica composta e 'suonata' da una orribile batteria midi, di quelle che lo capisci subito che sono finte, ma allo stesso tempo cercano il più possibile di suonare vere.
Il risultato è imbarazzante e non c'è molto da fare. Basterebbe fare un confronto con un'opera simile, almeno nella struttura, come "Airut: Aamujen" dei Tenhi: anche lì il piano è protagonista, accompagnato da una leggera sezione ritmica, ma il calore degli strumenti è completamente diverso; gli arrangiamenti sono eleganti, la cura dei suoni è ottima e il tutto vibra con quella forza comunicativa di chi sa davvero usare uno strumento. Aiton, invece, costruisce dei brani che non sono pessimi o inascoltabili, ma a conti fatti sembrano delle suonerie per cellulare. Niente nella parte musicale del CD richiama minimamente qualcosa dell'Egitto; sarebbe bastato poco, delle percussioni, delle melodie più studiate, atmosfere mediorientali... qualunque cosa, ma non questo!
C'è da dire, comunque, che se anche volessimo staccarci completamente da questi aspetti, dimenticando del tutto il concept egiziano e soprassedendo sugli orribili suoni, il giudizio difficilmente potrebbe andare oltre la sufficienza risicata: c'è qualche composizione più ispirata come "Cry Of Amon-Ra", oppure "Twilight Of The Idols", che perlomeno mostrano delle linee melodiche interessanti, ma per il resto il CD scorre senza grandi emozioni, con dei picchi verso il basso toccato con "Solar Slaves", un abominevole esperimento che sembra musica da discoteca new-age. Una cosa al di là del bene e del male.
Insomma, non ho molto altro da aggiungere: a me quest'album non è piaciuto, le scelte artistiche compiute da Aiton mi sembrano incomprensibili e quindi non riesco proprio a trovare un motivo per consigliarvelo.
(Danny Boodman - Aprile 2008)

Voto: 5.5


Contatti:
Sito Insomnya Records: http://www.insomnya.net/