AIRWAY
Faded Lights

Etichetta: Grave Records / Alkemist Fanatix
Anno: 2006
Durata: 38 min
Genere: metal/emocore


Si presentano subito bene questi Airway, già a partire dalla copertina che, pur essendo minimale ed essenziale, sia per i colori di fondo che per i soggetti utilizzati colpisce immediatamente nel segno; ponti sospesi, gru, palazzi in costruzione ricoperti da impalcature e pontili, come a voler rappresentare le debolezze e le fragilità di ognuno di noi, sempre in bilico tra quel che è giusto e quel che è sbagliato, tra lo scegliere la strada più veloce e meno dura e quella, invece, più tortuosa e complicata, ma sicuramente più remunerativa e piena di soddisfazioni; in una vita fatta di chiaro scuri e di luci ed ombre.
"Wake Up" apre il lavoro e subito una ritmica corposa e chitarre distorte e fluide ti colpiscono; il brano poi si sviluppa in maniera abbastanza classica, dividendosi tra strofe tirate e serrate e bridge molto più aperti atti a lanciare i ritornelli supermelodici, dove, forse le vocals di Valerio risultano sin troppo mielose; inconsueto e particolare il rallentamento sul finale, dove le atmosfere si fanno decisamente più cupe e pesanti. In "My Revenge" la velocità di fondo aumenta particolarmente, le chitarre perdono un po' di corpo e pesantezza, guadagnandone in scioltezza e fluidità; i cantati, ancora una volta alternano momenti in screaming ad altri puliti e molto aperti, creando un connubio sempre fresco ed attuale, in modo da rendere il brano sempre e comunque appetibile e scorrevole. Bravi. L'elemento melodico contraddistingue "Paralyzed", terzo brano in scaletta, giocato interamente sui cambi d'atmosfera e d'intensità; numerosi, nell'occasione, i riff che ti rimangono in testa, sia per il loro valore melodico ed orecchiabile sia per le forti reminescenze ottantine sprigionate costantemente; da sottolineare, anche, l'ottimo ed oscuro lavoro del bassista, sempre pronto ad appoggiare le strofe e ad aumentarne la carica melodica.
"Get On The Dancefloor" non è altro che un tipico pezzo emocore; partenze veloci, cantati puliti, stacchi improvvisi e brevi partiture più dure ed incazzate; da mettere in risalto comunque, la buonissima carica esecutiva ed emotiva posta sul piatto dai nostri a tratti veramente coinvolgenti.
Anche "The Answer" così come "Sinkin'down", non si discostano di molto da quelli che sono i cliché e le soluzioni standard del genere in questione, pur constatando l'enorme professionalità e l'internazionalità dei nostri, che niente, ma proprio niente, sembrano avere da invidiare ai più famosi gruppi d'oltreoceano, aggiungendo anzi, in più di un'occasione, una maggior spinta emotiva ed una più vicina e consapevole reminescenza pop. Numerosi gli stacchi ed i cambi di marcia, atti a donare ai brani un'appetibilità sempre costante ed a spezzare le sempre presenti partiture veloci e forzate. "Springtime" si discosta un poco dai brani precedenti, per il suo incedere più cadenzato e sentito e per un'atmosfera generale assolutamente più oscura e cupa, peccato per i cantati ancora un po' troppo mielosi di Valerio, che pur non sfigurando e facendo la loro parte, risultano alla lunga sin troppo sopra le righe; "On My Own" risulta essere una veloce scheggia senza controllo, impetuosa, incalzante e ricca di groove; tanto da far pensare ai futuri sfracelli in sede live. Bravi.
Tocca quindi alla title-track, penultimo brano in scaletta; giù il cappello quindi, ed onore assoluto ai nostri capaci di far convivere negli stessi solchi la loro anima più pop ed orecchiabile e le loro reminescenze e conoscenze emocore, in modo da creare una simil-ballad, ricca di chitarre acustiche e tappeti di tastiera, dai cantati sognanti e leggeri e dall'enorme carica emozionale; strano, ad un primo ascolto, tutto potrebbe sembrare banale e già sentito, ma dopo ascolti più accurati e con maggior attenzione, la melodia di fondo ed il suo dolce incedere non possono non catturarti e coinvolgerti, tanto da imprimersi velocemente in testa.
Chiude questo buonissimo lavoro "Find It All" e lo fa non togliendo ne aggiungendo niente a tutto quello già detto sinora; gli stilemi e le coordinate toccate fanno necessariamente parte del genere proposto, con i suoi vanti e le sue pecche, quindi; dieci brani che scorrono velocemente, ma di una scorrevolezza assolutamente consapevole e positiva e che, pur mancando di una propria e più marcata personalità, non risulta al di sotto degli attuali standard internazionali. In definita "Faded Lights" è accostabile per sonorità ai nostrani Vanilla Sky, agli Story Of The Year e, per certi versi, ai grandi Thursday e Senses Fail; per tutti gli amanti dei gruppi in questione, quindi, e per tutti coloro che non si fermano alle semplici apparenze.
(Pasa - Ottobre 2008)

Voto: 7


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