AIMA
Aima (Promo)

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2006
Durata: 32 min
Genere: nu-metal/alternative


Non di rado ormai mi capita di ascoltare gruppi essenzialmente alternative, spesso nu-metal, che hanno come vocalist una ragazza; per certi versi considero anche questa una piccola moda, una tendenza, che spesso non porta ai risultati tanto agognati. Non possono bastare, infatti, le curve e l'avvenenza di una frontwoman a rendere una band tale: ti possono aiutare in sede live, nelle foto di copertina, nello stesso passa parola, ma poi sarà la musica, e solo essa, a fare la differenza, a decretare il futuro del gruppo in questione e a farlo risaltare tra la moltitudine. Tra i tanti gruppi in questione ecco a noi gli Aima da Roma, band nata verso la fine degli anni novanta e che dopo anni di prove, concerti e cambi di line-up ha dato vita lo scorso anno a questo promo autoprodotto, registrato nei loro studi casalinghi.
Tocca a "All You Need Is Love" aprire le danze e non poteva farlo che nel migliore dei modi: chitarre korniane ultraribassate, stacchi lenti ed acustici alternati a sfuriate violente e durissime, le vocals di Sara che cambiano registro, potenza ed aggressività continuamente, ora sofferte e quasi soffuse, poi urlate ed incazzatissime, dando risalto ed appoggio alle situazioni musicali in atto. Le ritmiche sono nervose, con il basso sferragliante e la batteria leggermente inscatolata, tipicità queste delle sonorità proposte dai nostri; le chitarre di Marco e Valerio, sono affiatate, taglienti, fautrici di un muro di suono notevole e corposo. Unica pecca a mio avviso, l'utilizzo di passaggi, tra una partitura e l'altra, oramai fin troppo risentiti ed inflazionati; che talvolta rendono inevitabile un lieve senso di deja-vù.
"Bushido" parte subito sostenuta e veloce, con le chitarre ruvide ed ignoranti ed il basso di Jacob in primo piano; struttura compositiva alquanto lineare: strofa, ritornello, bridge di rincalzo, quindi di nuovo strofa e ritornello. Stavolta le linee vocali di Sara non convincono in pieno, soprattutto sulle strofe, dove sembra mancare una più sicura familiarità con la lingua inglese e dove spesso i finali sono a calare, non molto sostenuti. Fa incentivare forse, l'utilizzo, per altro già esistente, di doppie voci, leggermente più dure e potenti, in modo da dare un appoggio più sicuro alle vocals principali.
Interessante l'uso di samples a metà pezzo, che riescono a porre in maggior risalto il già buon riff acustico, atmosferico ed incalzante. Buona la prova generale della band con una grande carica ed una buona spinta dai connotati prettamente live.
Terzo brano in scaletta "Escargot": le atmosfere si fanno più sinistre, le chitarre molto stoppate, arroganti e sanguigne; i samples hanno di nuovo spazio tra le varie partiture, creando quei cali d'intensità necessari per mantenere alta una certa attenzione; poi una breve divagazione entro certi lidi math-core, con basso e batteria in controtempo e soli di chitarra articolati e dissonanti. La furia permea il tutto, anche la voce di Sara, non trova altra via che la rabbia ed il dolore costante, risultando spesso ruvida e sopra le righe.
Eccoci quindi arrivati a metà viaggio nel mondo a nome Aima: "Asskick" funge mirabilmente da spartiacque; il suono è veramente di ottima fattura, potente, pieno, avvolgente, con le chitarre che riescono davvero a spaccare, con la ritmica precisa ed incalzante e le vocals, che se pur leggermente dietro, donano al tutto un non che di particolare e vincente, soprattutto sul bellissimo fraseggio centrale, dove contribuiscono ad aprire ancor più melodicamente lo splendido riff di chitarra, stavolta più fluido ed aperto. Questo pezzo è davvero buono, ricco di samples, decisi ma mai troppo invadenti; dalla chiara matrice nu-metal, ma senza dei richiami troppo eccessivi; ricco di personalità e di quel senso melodico tutto nostrano, che ne innalza mirabilmente le aspettative. Grandi.
"No Ghost In The Shell" ricalca un po' tutto quello che ho detto in precedenza; è un brano questo che cresce lentamente, sia d'intensità che di velocità, rallentando più volte per poi riprendere vigore; i synths creano una strana atmosfera e l'alternarsi di ritmiche e chitarre stoppate ad altre più dissonanti e lineari fanno si che il tutto si mantenga sempre sul filo, pregno della giusta carica emotiva e del giusto appeal; interessanti gli spunti tecnici degli strumentisti durante tutto l'arco del pezzo. La canzone che chiude questo buonissimo promo CD è "Prototypes": inizialmente ricorda moltissimo gli svedesi Meshuggah, con ritmiche veloci, dissonanti e durissime, poi ad un tratto l'atmosfera si trasforma decisamente, cala l'intensità e prende il sopravvento Sara, i cui cantati puliti, decisi e sentiti riescono a creare atmosfere sognanti e stranianti, interpretando nella maniera più consona i numerosi cambi di ritmo e gli stacchi più duri; un lungo intermezzo strumentale divide praticamente in due il pezzo, che riprende vita in maniera ancor più veloce e violenta tornando a calcare le sonorità proposte inizialmente. Come scritto tra le note biografiche questo promo è stato registrato e prodotto negli studi casalinghi del gruppo e devo dire che se non ci fosse stato detto penso non ce ne saremmo mai accorti, tale è la pulizia di suono, la potenza ed il giusto mixing tra i vari strumenti, che raggiungono spesso livelli qualitativi al di sopra della media.
Da rivedere a mio avviso, ma solo nelle parti più pulite, il modo di cantare di Sara; che nei fraseggi più duri e in quelli più veloci risulta convincente mentre quando le linee melodiche si fanno più soffuse ed in generale più pulite stenta a mantenere una certa personalità, scadendo spesso in lunghe note di fondo e perdendo più volte l'intonazione. Sono piccole pecche queste all'interno di un ottimo lavoro d'esordio, che non ne inficiano assolutamente il valore, ma che dimostrano ancora una volta la genuinità ed il working progress dei nostri. La moltitudine è già un passo indietro, ma necessariamente, la strada da fare è ancora abbastanza.
(Pasa - Febbraio 2007)

Voto: 7


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