AGONY
The First Defiance
Etichetta: Under One Flag
Anno: 1988
Durata: 43 min
Genere: thrash
A quanto ne so "The First Defiance" è l'unico album prodotto da questo gruppo scandinavo. Il movimento black metal che di lì a qualche anno avrebbe monopolizzato l'underground era ancora agli albori e trovare un gruppo di metal "estremo" proveniente dalla Svezia provocò un certo stupore, infatti di gruppi svedesi, norvegesi e finlandesi dediti a certe sonorità non ce n'erano molti, a parte i Bathory... (contemporanei agli Agony in Svezia c'erano gli Hexenhaus ed i Midas Touch, poi in Finlandia c'erano gli Stone... comunque sia la sola San Francisco nel 1988 ha pubblicato più album thrash di tutta la Scandinavia negli anni '80, heheheh - nd teonzo). C'erano gli Agony, però... e vi assicuro che non era poco. Il thrash degli Agony era ben costruito e tutto sommato anche ben suonato, anche se ovviamente il suono non era quello delle scintillanti produzioni americane.
Ma parliamo della musica, che è la cosa più importante.
"Storm Of The apocalypse" ci fa capire subito di che pasta sono fatti i nostri: thrash veloce cantato anche piuttosto bene, considerato il genere. Ma la cosa che più colpisce, anche nel proseguo del disco, è che i riff si susseguono con continuità e non si ha quasi mai l'impressione che il gruppo avesse perso la strada, tra stacchi e rallentamenti. Insomma, compositivamente gli Agony ci sapevano davvero fare e questo "The First Defiance" non aveva certo molto da invidiare, da questo punto di vista, alla maggioranza dei dischi thrash europei del periodo. Anche in fase di assolo il buon Magnus Sjolin cerca di non fare il passo più lungo della gamba o di cercare la velocità a tutti i costi. Colpiscono i tanti stacchi, i tanti rallentamenti improvvisi... un bel brano, non c'è che dire.
L'inizio di "The First Defiance" (la canzone) mi fa pensare ai Testament dell'esordio... a canzoni come "Do Or Die".... poi è di nuovo thrash con la voce registrata su due piste separate, in modo che prima che una strofa vocale finisca entra l'altra... quasi a non voler lasciare un attimo di respiro all'ascoltatore. Belli i riff, bella l'atmosfera che si respira. Pur senza strafare i cinque svedesi ci danno dentro e sorprendono con stacchettini improvvisi - sentire a tal proposito come sono strutturati gli assoli - ed accelerazioni trascinanti.
"Execution Of Mankind" è più cadenzata ma di certo non lineare. Gli Agony avevano qualcosa da dire, non erano il solito gruppetto che scimmiottava gli americani - o, peggio ancora, i tedeschi... - e i frequenti accenni a riff/atmosfere dal sapore quasi "epico" (il tutto in un'ottica thrash) avvalorano questa tesi. In questa canzone è da apprezzare il buon lavoro di Tommy Moberg alla batteria, di certo non un mostro di tecnica ma un buon picchiatore, che non si risparmia sui tom. E' da rimarcare come i nostri cerchino di offrire all'ascoltatore un disco piuttosto vario, come cerchino di inserire in ogni canzone almeno una particolarità... uno stacco "ricercato" o un riff di certo non uguale a mille altri... sentire l'inizio della seguente "Mass Manipulation" (che poi alterna sfuriate alla Slayer ad aperture più "melodiche").
Il lato B inizia con l'arrembante riff di "Night Of The Emperor", che entra in fade-in... è ancora thrash martellante. Passano i minuti e non possiamo non rimanere stupiti dalla bravura di questo gruppo che, venuto fuori dal nulla, impartisce una lezione a tanti gruppi più blasonati. Non sto parlando di un gruppo geniale o che ha rivoluzionato il genere, ci mancherebbe... però è giusto parlare nei giusti termini di un disco poco conosciuto ma molto valido.
"Shadow Of fear" inizia in modo piuttosto anonimo, poi prosegue spezzettatissima ed un riff in particolare, quello che introduce al cantato, è realmente ottimo. Il finale è un po' tirato per le lunghe, quasi a far pensare che l'ispirazione se ne fosse andata... ma così non è. I due pezzi che seguono, "Madness Reigns" e "Deadly Legacy", sono infatti tra i migliori del disco.
La prima è dominata da un'ottimo riff strisciante e trascinante ed è strutturata come i brani precedenti, stacchi a ripetizione, rallentamenti e quant'altro senza mai perdere di vista il tiro del pezzo.
"Deadly legacy" è, consentitemelo, quasi un capolavoro thrash... L'inizio, che poi viene ripreso nel ritornello, farebbe pensare a un brano di heavy metal classico, ma l'accelerazione che ne segue è devastante: un brano che lascia senza respiro... una sorta di Coroner più "epici" (le virgolette sono d'obbligo). La degna conclusione per un album sorprendente.
E' un album che mi sento di consigliare agli amanti del thrash. E' uno di quegli album che si riascoltano ad anni di distanza ancora con piacere non perchè contengano idee rivoluzionarie, ma perché la voglia di suonare che animava questi ragazzi fuoriesce ancora oggi dai solchi. Gli Agony avevano comunque delle capacità e questo disco ne è la degna testimonianza. Non si può fare a meno infatti, durante l'ascolto, di rimanere quantomeno stupiti di fronte a certe scelte o certe trovate, che magari si riterrebbero bagaglio di gruppi più preparati e/o acclamati.
L'unica cosa che dispiace è che suscitarono curiosità perché scandinavi, e non per l'ottima qualità del loro thrash...
(Linho - Luglio 2003)
Voto: 8.5
Un album thrash veramente bello e personale. Non mi esalta come altri album, motivo per cui non vado oltre all'8 come voto, ma va detto che è un album thrash con le palle, ed anche con una propria personalità, il che fa solo bene. Insomma, il classico album secondario che fa contenti gli amanti del thrash.
(teonzo - Luglio 2003)
Voto: 8