AGHORA
Aghora

Etichetta: autoprodotto (recensita la ristampa della Code666 del 2000)
Anno: 1999
Durata: 54 min
Genere: metal/fusion


Gli Aghora sono un gruppo formato nel 1995 da Santiago Dobles quando studiava chitarra alla Berklee School. Questo ragazzo era un maniaco dei Cynic, e voleva mettere su un gruppo che suonasse un incrocio tra metal e fusion con delle influenze orientali. Nel 1997 Santiago si era trasferito a Miami con Andy Deluca (allora bassista del gruppo), e cominciò a cercare altra gente con cui completare la line-up. Entrarono nel gruppo Danishta Rivero (cantante, sorella di Santiago), Charlie Ekendahl (chitarra) ed il mitico Sean Reinert (batteria). Il gruppo incise due demo, per poi decidere di autoprodursi l'album di debutto e cercare un contratto discografico. Poco prima delle registrazioni il bassista Andy Deluca lasciò il gruppo, e per registrare le parti di basso venne chiamato come session Sean Malone. L'album venne stampato in poche centinaia di copie dal gruppo, e venduto principalmente tramite internet. I fan sparsero la parola in giro per il mondo, fino a quando l'allora emergente Code666 li mise sotto contratto e ristampò questo album in versione digipack con una traccia ROM.
L'album comprende 9 canzoni, e riprende in parte il discorso che avevano cominciato i Cynic su "Focus". E' curioso notare come questo sia dovuto principalmente al chitarrista Santiago Dobles e non ai due Sean, i quali coi progetti Portal e Cortlandt avevano preso altre strade. Se da un lato questa scelta è lodevole, visto che praticamente nessuno aveva provato a sviluppare quel discorso, dall'altro lato è un po' rischiosa, perché a confrontarsi con quel capolavoro c'è solo da rimetterci. Da "Focus" gli Aghora hanno ripreso la voglia di far coesistere assieme il metal e la fusion, ed anche l'approccio spirituale basato sulle tematiche filosofiche orientali. Ci sono anche delle differenze: prima di tutto la voce, stavolta c'è una cantante femminile con una voce eterea al posto dei growl e delle voci filtrate; poi sono stati praticamente abbandonati i riff death metal, la componente metal c'è ancora, ma di sicuro non death.
Le canzoni sono tutte di qualità piuttosto alta, tutto è curato nei dettagli e non ci sono pecche formali, come è ovvio vista l'ottima preparazione di tutti i musicisti coinvolti. La parte da leone la fa la sezione ritmica, Sean Reinert è migliorato ancora e dà lezioni di tocco e gusto dal primo all'ultimo secondo. Sean Malone dà spessore alle canzoni col suo basso pulsante, c'è poco da dire, è quasi sicuramente il bassista più dotato che abbia suonato nei gruppi metal. Le chitarre sono buone, nulla da dire sull'esecuzione, il problema è che viene troppo spontaneo fare il paragone coi Cynic, ed i due chitarristi degli Aghora non arrivano a quei livelli di classe e carisma. La pecca dell'album è data dalla voce di Danishta Rivero: brava e preparata lo è, la voce eterea adatta allo stile e alla filosofia del gruppo ce l'ha, quello che manca è la personalità e l'interpretazione...! Le sue parti vocali sono fin troppo piatte, invece di dare verve alle canzoni alla fine riescono quasi ad essere soporifere, un peccato.
Riguardo le canzoni, ne cito due in particolare. "Jivatma", che dura più di 11 minuti, è una lunga jam session basata su una base di batteria elettronica. Da notare che qui compare Jason Gobel alla chitarra (altro ex Cynic) e tale Mark Mantini al dijeridu. Questa canzone è basata sull'aspetto meditativo ed emotivo degli Aghora, ed è praticamente tutta strumentale. E' il brano che più si discosta dagli altri come stile, e di positivo c'ha l'assenza della cantante, heheeheh. "Existence" è la mia preferita, forse perché la seconda metà mi ricorda molto l'ultima parte di "How Could I" di "Focus": gli ultimi due minuti e mezzo sono goduria pura, e qui Danishta riesce anche ad essere più viva rispetto al resto dell'album.
La produzione è molto buona, i suoni sono puliti e soprattutto la sezione ritmica risulta una meraviglia. La confezione della ristampa della Code666 è carina, la grafica è essenziale e gradevole. Nel digipack c'è anche il libretto coi testi, ed il CD contiene una traccia ROM con varie info, foto, un paio di video ed una bonus track che consiste nella versione del demo 1998 di "Immortal Bliss" (con Andy Deluca al basso).
In conclusione questo album per me è molto bello, anche se non un capolavoro. La sfiga degli Aghora è che ascoltando questo album è impossibile non fare il paragone coi Cynic, di conseguenza non si arriva ad esaltarsi. La cosa migliore è data dalla sezione ritmica, sentire suonare Sean Reinert e Sean Malone è sempre una gran bella esperienza. Peccato per la voce di Danishta, se c'avesse messo più personalità e più vita allora l'album ne avrebbe guadagnato un bel po'.
(teonzo - Febbraio 2004)

Voto: 8


Contatti:
Sito Aghora: http://www.aghora.org/
Sito Code666: http://www.code666.net/




Concordo in tutto e per tutto con la recensione di teonzo. Le parti vocali, pur affascinanti nei primi minuti, poi si trascinano nel'andante monocorde per tutto il disco. Bella la voce e' bella, ma sara' il cantato poco "occidentale", fatto sta che si fatica a trovare tracce di emotivita'. In compenso le parti strumentali sono goduria pura, in specie il basso e la batteria sono un piacere da provare a tutti i costi. Obbligatorio l'ascolto in cuffia.
(Mork - Febbraio 2004)

Voto: 8