AGATHODAIMON
Phoenix
Etichetta: Massacre Records
Anno: 2009
Durata: 72 min
Genere: black/death melodico con influenze dark/gothic
Dopo i Wizard ecco che la Massacre Records torna a farmi ascoltare una
mia vecchia conoscenza che non ascolto da più di dieci anni. Questa
volta si tratta dei tedeschi Agathodaimon, il cui nome non mi è nuovo
perché nel '98 mi ero comprato il loro album di debutto, "Blacken The
Angel", che usciva addirittura per la Nuclear Blast. Certo, all'epoca
il black sinfonico stava attraversando il suo momento di gloria e un
gruppo come gli Agathodaimon sembrava fatto apposta per il successo. Se
devo essere sincero non posso dire di aver adorato quell'album e anche
adesso mi sembra semplicemente un onesto lavoro uscito nel momento
giusto ma che, comunque, resta inferiore a decine di altre uscite
coeve. Forse a causa di questo scarso entusiasmo non mi sono più
interessato al percorso di questi ragazzi che, oggi, a distanza di
undici anni, sono ancora vivi e vegeti e pronti a risorgere dalle loro
ceneri con questo "Phoenix". Pur con difficoltà e battute d'arresto,
infatti, la carriera del gruppo non si è mai fermata e gli Agathodaimon
hanno pubblicato "Higher Art Of Rebellion" nel 1999, "Chapter III" nel
2001 e "Serpent's Embrace" nel 2004, ma ci sono voluti ben cinque anni
ed alcuni cambi di line up prima di arrivare a questo quinto lavoro.
Lo stile è notevolmente cambiato rispetto agli esordi e al black metal
sinfonico si aggiungono numerosissime influenze che vanno dal death
melodico al thrash, dal gothic più romantico al dark metal. Il
risultato finale, comunque, che potrebbe sembrare confuso e senza
senso, riesce a funzionare per gran parte della durata dell'album,
dando vita a delle composizioni sempre sfaccettate ma, allo stesso
tempo, organiche e compatte all'interno dell'opera.
Giusto per cercare di capire meglio come suonano i brani degli
Agathodaimon, posso dirvi che la sezione ritmi, naturalmente, lavora
principalmente su velocità sostenute, ma senza essere mai troppo
estrema, con blast beat o cose del genere; le chitarre invece sono il
punto di forza del gruppo, con riff sempre variegati che, come dicevo,
coprono diversi stili, tra saltuari momenti thrash, brani di puro death
melodico e ricordi black metal. Molto importante nell'economia del
gruppo è il tastierista Felix Walzer, che si divide tra uno stile più
tipicamente sinfonico e un leggero uso dell'elettronica a dare quel
tocco glaciale in più. Infine troviamo un buon uso delle voci, anche
qui molto dinamiche, visto che abbiamo un doppio cantato (screaming e
pulito) rispettivamente ad opera di Ashtrael e del chitarrista
Sathonys.
Evito di farvi una lunga analisi canzone per canzoni, anche perché
l'album ha ben quattordici canzoni, per una durata di oltre settanta
minuti, però vale la pena di citarvi alcuni episodi più riusciti.
Sicuramente non posso non parlarvi di "Heliopolis", un'ottima apertura
che ricorda molto da vicino i vecchi In Flames, soprattutto per le
melodie di chitarra e il cantato; al contrario un brano come "Devil's
Deal" sfodera momenti più groovy, con un bel lavoro di chitarra, grassa
e graffiante come si conviene. Arriviamo a "Decline" e anche qui
abbiamo un ottimo esempio delle sfumature degli Agathodaimon: il pezzo
lascia spazio alle voci pulite, si fa più sinistro e oscuro, mettendo
in risalto la componente gotica del gruppo.
Tra i brani riusciti, poi, vi cito la cattiva "Winterchild",
maestosa e potente nelle sue aperture orchestrali, ma tagliente e
aggressiva nelle accelerazioni; oppure "Throughout The Fields...", più
crudele e tagliente con un ottimo lavoro di chitarre e tastiere.
Per concludere, infine, un semplice accenno alle due bonus track del
CD, ovvero una doppia versione di "Alone In The Dark", brano presente
nella colonna sonora dell'omonimo (e inguardabile) film di Uwe Boll.
Qui lo stile è molto più 'commerciale', una sorta di gothic ballad tra
voci femminili e contaminazioni moderne alla Evanescence. Niente di
eccezionale, bisogna dire.
Insomma, a conti fatti questo lavoro non è affatto male, anche se
soffre un po' l'eccessiva durata, il che rende davvero monolitico
l'ascolto, con il rischio di far saltare le tracce meno interessanti.
Nonostante questo gli Agathodaimon restano ancora oggi una realtà
interessante, sicuramente non dominante all'interno della scena, ma
capaci di reggere ancora bene il confronto con i colleghi. E questo,
dopo undici anni di attività e senza la spinta di colossi discografici
e delle mode del momento, è forse un risultato migliore di quello
ottenuto con "Blacken The Angel".
(Danny Boodman - Aprile 2009)
Voto: 7.5
Contatti:
Sito Agathodaimon: http://www.agathodaimon.de/
Sito Massacre Records: http://www.massacre-records.com/