AGALLOCH
Ashes Against The Grain

Etichetta: Grau
Anno: 2006
Durata: 59 min
Genere: doom, folk e altro


"Ashes Against The Grain" è il terzo album degli americani Agalloch, un progetto nato parallelamente agli Sculptured e che poi ha continuato per la propria strada. Esce a ben 4 anni di distanza dall'album precedente ("The Mantle"), e a 2 anni dalle ultime uscite ufficiali (il trascurabile MCD "The Grey" e lo split con i Nest). Come al solito anche questo è uscito originariamente per la The End Records, che però ha dato il CD in licenza per l'Europa alla Grau, sottoetichetta della Prophecy. La formazione è rimasta la stessa di "The Mantle": Don Anderson (chitarra), John Haughm (voce, chitarra, batteria) e Jason William Walton (basso).
Anche questa volta ci sono dei cambiamenti stilistici, pur mantenendo l'impronta inconfondibile del gruppo. Se su "The Mantle" le parti acustiche la facevano da padrone, qui invece sono relegate nell'angolino. Lo stesso vale per la lontana somiglianza con gli Opeth, ormai sparita del tutto: adesso le uniche lontane somiglianze che ci sento sono ad alcuni gruppi della scena ceca, vale a dire Cales, Silent Stream Of Godless Elegy e in misura ancora minore i Root del periodo di mezzo.
La musica degli Agalloch è molto difficile da descrivere a parole. Le componenti più evidenti sono quelle doom e folk, ma dentro possiamo trovare anche richiami alle atmosfere dei gruppi avantgarde black, qualche ritmica dilatata in stile post rock, un piccolo tocco di psichedelia in certi riff, ed una bella miscelata di ambient (in particolare nell'ultima "Our Fortress Is Burning... III - The Grain").
Le 8 canzoni di questo album sono tutte belle lunghe e dilatate, ad esclusione della terza "This White Mountain On Which You Will Die" che dura meno di due minuti. L'esecuzione dei musicisti è precisa e senza sbavature, ma non si tratta di un gruppo che punta al tecnicismo, tutt'altro: gli Agalloch puntano sulle atmosfere, senza far minimamente pesare la propria bravura sugli strumenti. Le canzoni sono basate su melodie cupe e riflessive, tristi ma non opprimenti. Le ritmiche sono spesso dilatate, pur cambiando ed evolvendo in continuazione. Non ci sono cambiamenti bruschi all'interno della musica, gli Agalloch cercano di creare un sottofondo fluido alla lenta agonia dell'ascoltatore. Agonia quasi apatica: non si tratta di musica che ispira depressione ed istinti suicidi, bensì di musica che fa sembrare di essere su una zattera e spinti dalla corrente del fiume verso la fine.
La produzione è molto buona, i suoni sono definiti e bilanciati. La confezione non ho la minima idea di come sia, in mano ho il promo. Dal sito del gruppo è possibile vedere la copertina, di tipo astratto.
"Ashes Against The Grain" è un album non ostico da affrontare, ma che necessita di vari ascolti per poter entrare completamente dentro l'ascoltatore. C'è bisogno di un certo stato d'animo per ascoltarlo, e farlo uscire d'estate non mi sembra una scelta azzeccata. Personalmente inoltre continuo a preferire "The Mantle", in quanto in questo album ci sono delle piccole parti che non mi convincono al 100%, ma sono solo piccole differenze. Si tratta sicuramente di un album di ottimo livello, che conferma gli Agalloch come un gruppo molto personale e di alta qualità. Il mio consiglio è di avvicinarsi a questo lavoro dopo aver ascoltato i due album precedenti. Qualunque strada decidiate, questo è un acquisto consigliato se cercate musica oscura.
(teonzo - Agosto 2006)

Voto: 8.5


Contatti:
Sito Agalloch: http://www.agalloch.org/

Sito Grau: http://www.grau.cd/