AGABUS
Mitakuye

Etichetta: autoprodotto / Alkemist Fanatix / Self
Anno: 2008
Durata: 33 min
Genere: crossover / thrashcore


Ormai gli Agabus sono di casa nella nostra zine. Ne abbiamo già commentato l'esordio "Agabus" del 2001, l'ottimo successore "Last Way Left" del 2005 e li abbiamo incontrati più di una volta in svariate compilation. E' quindi con naturalezza e curiosità che mi sono accostato all'ascolto di "Mitakuye", il nuovo album del gruppo lombardo. La copertina è strana, con questo teschio dagli occhi illuminati, che non sembra avere alcun legame con i testi presenti nelle quattordici facciate del libretto, ma che è in qualche modo "fratello" con i teschi di mucca riprodotti nelle due facciate centrali. Il libretto, oltre ai testi, contiene anche tutte le informazioni relative alla registrazione, i ringraziamenti, la formazione della band ed i vari contatti.
"Mitakuye" è stato registrato allo studio Zenith di Lucca nel luglio del 2007, sotto la supervisione di Frank Andiver. La formazione consiste in Andrea "Aro" Aromatisi alla voce, Roberto "Raz" Randazzo al basso, Emiliano "Zapa" Alquà alla chitarra e Paolo "Pala" Micheli alla batteria. Raz, Zapa e Pala si occupano anche dei cori. Gli Agabus hanno goduto della collaborazione vocale di Vincenzo "Sciaqquons" D'Angelo nella canzone "Cois", e di Davide Arri dei Last Rites in "Swami", "Flux" e "Numby".
"Mitakuye" è un disco della durata di 33 minuti per un totale di dieci tracce, di cui una ("Sciacxste") è soltanto una breve introduzione.
La formula adottata dagli Agabus è sempre la medesima, ma riproposta con un'esperienza ed una convizione sempre maggiori. In pratica, "Mitakuye" continua il discorso interrotto con "Last Way Left": il songwriting è energico ed essenziale, coinvolgente ed attento ai particolari. Le ingenuità degli esordi sono state cancellate, a vantaggio di uno stile sì derivativo, ma ricco di spunti personali. Nello specifico, le influenze dei Biohazard, dei Sepultura, dei MachineHead, dei Pantera (gruppi citati tra l'altro anche nel sito stesso della band) vengono mescolate, assieme a qualche suggestione dei Rage Against The Machine e degli Stuck Mojo, ad una vivacità compositiva non scevra da richiami hardcore. E questo è il mix vincente che ha reso grande "Last Way Left", e che candida nuovamente gli Agabus come uno dei migliori gruppi crossover/thrashcore italiani: "Mitakuye" è infatti un album completo, vivace, ricco di spunti intriganti e coinvolgente dalla prima all'ultima nota. 33 minuti infatti non sono molti, ma gli Agabus riescono a renderli davvero intensi: questo, unito alla qualità delle canzoni, rende "Mitakuye" un disco interessantissimo, che invoglia agli ascolti, e che non si dimentica tanto facilmente.
La rabbia è uno dei tratti distintivi degli Agabus, sin dagli esordi. Una rabbia sì esecutiva, ma anche ideologica. I testi, infatti, rivestono una grandissima importanza, tanto più che in occasine di "Mitakuye" le parti cantate in italiano sono aumentate. Anzi, la canzone conclusiva "India" è praticamente tutta in italiano. Ma, indipendentemente dal linguaggio, le linee vocali sono sempre messe in evidenza, di modo che il messaggio degli Agabus possa raggiungere gli ascoltatori. L'utilizzo di temi sociali di una certa importanza, impostati secondo una visione di sinistra, caratterizzano i testi di tutte le canzoni, con particolare rilevanza in "Numby", "Slaves", "Ghastly" e la stessa "India". Talvolta, la critica ai mali sociali e temi personali, introspettivi, si mescolano, dando vita a testi di sicuro effetto. E Aro è sicuramente in grado di interpretare al meglio le parole, talvolta tristi ma che invitano sempre ad una reazione. Un modo per cambiare c'è, è questo che gli Agabus vogliono comunicarci. Bisogna solo darsi da fare, pensare con la propria testa ma con la giusta solidarietà verso le altre persone, allo scopo di raggiungere un'obiettivo difficile ma non impossibile.
La chitarra di Zapa ci regala riff taglienti e pieni, sfoderando un'intesa sempre più sicura col basso di Raz. La batteria di Pala è perfettamente integrata col suono d'assieme. In pratica gli Agabus procedono compatti come uno schiacciasassi, ma capaci di accelerazioni brucianti. E' un intenso crossover di generi che si fondono in uno stile ormai consolidato, che ci regala sezioni tese ma non potentissime a vere e proprie sfuriate metal. La qualità di registrazione è nitida, anche se ahimè non si può dire sia certo potente. E' importante quindi alzare il volume al massimo per poter godere, almeno in parte, dell'impatto degli Agabus.
La canzoni presenti in questo CD sono tutte belle, ma ho apprezzato in particolar modo "Numby", "Flux", "Cois", "Sierro" e "India".
Gli Agabus si confermano dunque come una delle realtà più vivaci e talentuose d'Italia. Ed è quindi con un po' di tristezza che li trovo ancora senza contratto. Dopo aver firmato per la Deadsun, sembrava che la carriera del quartetto stesse per prendere una svolta. E invece eccoli ancora qui, svincolati da qualunque legame, alla ricerca del successo ma soprattutto intenti a suonare, a portare avanti la loro musica ed i loro messaggi. Spero che la loro costanza ed il loro talento siano premiati. Cari Agabus, siamo sempre con voi.
(Hellvis - Marzo 2009)

Voto: 8


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