ADVERSAM
Proclama

Etichetta: Bloodred Horizon Records
Anno: 2008
Durata: 35 min
Genere: black metal sinfonico


Dopo anni di silenzio, inframezzato da un promo nel 2004, i torinesi Adversam sono ritonati sulle scene con il loro secondo full-length. Pubblicato dall'etichetta austriaca Bloodred Horizon Records, "Proclama" esce a ben nove anni di distanza dall'acclamato "Animadverte". In questo lasso di tempo, molte cose sono cambiate: da qualche avvicendamento nella formazione ad un deciso cambiamento di atteggiamento nei confronti delle etichette. La Bloodred Horizon Records ha avuto l'intraprendenza e la fortuna di mettere sotto contratto il quintetto, ed il connubio pare stia rivelandosi vincente. Infatti, "Proclama" è corredato da una copertina semplice ma efficace, che mescola antico e moderno, e arricchita al centro dal logo del gruppo. Il libretto, di ben dodici facciate, contiene tutti i testi, le foto dei singoli membri del gruppo ed una foto d'assieme. In più, i ringraziamenti e le note relative alla registrazione.
La formazione che ha inciso il disco vede Ater Ego alla voce ed al basso, Asterion e Tiorad alle chitarre, Essyllt alla tastiera e Summum Algor alla batteria. Sia Asterion che Summum Algor suonano anche nei Natassievila, con il secondo militante anche nei Daemusinem. Tiorad invece presta i suoi servizi anche ai Decandence.
La canzone che apre il CD è quella che dà il titolo all'album. "Proclama" parte subito a razzo, con una ritmica forsennata che sorregge una struttura musicale semplice, ma molto rabbiosa. Il digrigno sgradevole di Ater Ego interpreta un testo carico di astio, di rivolta verso dio. Alle strofe di puro impatto, seguono sezioni più atmosferiche, nelle quali la tastiera di Essyllt ammorbidisce il suono d'assieme con le sue lunghe note. Ma a differenza di molti gruppi dediti al black metal sinfonico, gli Adversam fanno sì concessioni all'atmosfera, ma senza che la spinta selvaggia di questo genere venga mai meno. Lo stile è tradizionale, e ricorda per molti versi sia i vecchi Emperor che i Kvist, influenze queste riconosciute ufficialmente dal gruppo. Nel corso della canzone, però, alcuni particolari sembrano suggerire anche altre fonti di ispirazione: i vocalizzi puliti stentorei inseriti come sottofondo alla voce del cantante, che fanno la loro comparsa solo in un determinato frammento della composizione, portano con loro un vago sapore di avantgarde (Arcturus, Covenant). E questo è solo un esempio fra i tanti che si potrebbero fare. Ad ascoltar bene potrebbero venire in mente a volte i Limbonic Art o i Bal Sagoth. "Proclama" è quindi una canzone nata nel solco della tradizione, lasciata però libera di crescere e svilupparsi nella maniera più personale possibile. I riff di chitarra, tutti molto buoni, dimostrano una seria selezione del materiale: gli Adversam, infatti, non arricchiscono mai la propria musica con fronzoli inutili. Anzi, vanno sempre dritti al sodo. Penso stia in questo il fascino di "Proclama": un songwriting di qualità mai tirato per le lunghe, diretto e malvagio, nonostante l'alone di consistente malinconia che permea le varie successioni armoniche.
I miei complimenti allo studio Sonic Lab di Torino, la cui qualità di registrazione si è rivelata idonea alla dimensione musicale degli Adversam, garantendo alla band il giusto impatto equilibrato con una sana dose di marciume ed oscurità.
"The Conqueror Worm", il cui testo è tratto da una famosa poesia di Edgar Allan Poe, prosegue sulle medesime coordinate stilistiche della title-track, rendendo ancora più elaborato il riffing e l'arrangiamento. Il lavoro dei musicisti è tutto di ottimo livello, a partire dalle due chitarre abili a creare riff di altissima qualità, passando per il basso vivace di Ater Ego, arrivando infine alla batteria irrefrenabile di Summum Algor. Tra l'altro, la prova del batterista è magnifica; sentita, istintiva, perfetta: è così che questo strumento va suonato nel black metal. Summum Algor è un grande batterista batterista, e potremmo considerarlo un po' l'Hellhammer nostrano, uno dei punti di forza assoluti degli Adversam. Il ruolo della tastierista è relativamente marginale, tanto che sembra un po' timida nel prendere in mano la situazione, limitando la sua prestazione ad atmosfere e coloriture. Il suo ruolo è comunque importantissimo. Ecco, non c'è un elemento fuori posto negli Adversam, ed è proprio l'unione di queste forze che rende il gruppo così interessante. Anche nel caso di "The Conqueror Worm", lo stile black tradizionale è arricchito da un'attitudine tutta personale, e da una potenza esecutiva spaventosa.
Le battute introduttive di "Kamanlie" sono lente e cadenzate, quasi meccaniche. Dopo una breve pausa, però, la canzone pigia subito sull'acceleratore, dando la stura ad una cavalcata nera come la pece. I riff suonati dalle chitarre sono malati e negativi; la tastiera crea atmosfere spettrali che rendono la voce di Ater Ego ancora più morbosa. Le successioni armoniche si susseguono con insistenza e decisione, mentre la sezione ritmica travolge tutto senza concedere sconti. Al ritorno della ritmica cadenzata delle battute iniziali, che preludono al finale, il cantante si limita a narrare il testo.
Non c'è tempo per rifiatare: "Fog" parte con tutta la sua aggressività. Il black è espresso in maniera pura e convincente, e si allontana dalla tradizione giusto per l'utilizzo di qualche strano suono di tastiera, utile a creare un'atmosfera straniante e vagamente futuristica. Il passaggio che parte con la rullata in diminuendo di Summum Algor, e la successiva ripartenza solo per chitarra e basso, seguita dall'esplosione del suono d'assieme e con la chitarra solista che si lancia in un assolo breve e bellissimo, è veramente da brividi. E' da particolari piccoli come questo, evidenti nella loro bellezza strepitosa solo dopo alcuni ascolti attenti, che si comprende la caratura artistica del gruppo. La coda finale di "Fog" è strutturalmente semplice, contraddistinta da riff ostinati e ripetitivi.
Un brano molto personale, e sicuramente uno dei vertici di "Proclama", e senz'altro "Metrodogs". Il black metal è espresso in maniera molto creativa e personale, senza concessioni di sorta ad altri generi musicali. Il gruppo dimostra di aver appreso le lezioni del passato, e di averle tradotte in un linguaggio coerente e creativo. A sezioni tradizionali si alternano parti di una raffinatezza squisita, sebbene l'impatto sia totalmente selvaggio. L'utilizzo di successioni armoniche in maggiore creano un alone epico che colpisce il segno, dando al tutto una vivacità intellettuale che potrebbe avvicinarsi al progressive (con le debite differenze stilistiche). "Metrodogs" è uno dei brani più complessi sia come melodia che come arrangiamento che gli Adversam abbiano mai composto. Non ci sono cali di tensione, nè passaggi scontati: "Metrodogs" è perfetta anche nei suoi particolari, che siano i cori in "shout" o altro. Un brano da ascoltare a riascoltare. Col tempo potrebbe diventare la loro "Metropolis" (eheh, dato il titolo, la battuta era quasi scontata!).
"Little Death" si rivela molto più tradizionale, come approccio, della canzone precedente. Ritornano le atmosfere malinconiche, e la struttura si fa più semplice e diretta. La prima parte è sì arrabbiata, ma il successivo ammorbidimento del suono dona a "Little Death" un tono più confidenziale: la rabbia senza compromessi del gruppo è smussata, non saprei dire come mai. Più che all'impatto puro e cieco, in questa canzone bisogna guardare al particolare: ad esempio, all'ottima sezione centrale con la tastiera in primo piano, caratterizzata da un buon lavoro d'assieme ed una discreta vivacità ritmica, ed un'attenzione maniacale al particolare. "Little Death" rappresenta comunque un momento di pausa, utile a far rifiatare l'ascoltatore senza ricorrere al facile stratagemma dell'intermezzo breve ed anonimo.
La violenza ritorna totale con "Death Wants More Death", il cui testo è basato parzialmente da uno scritto di Bukowsky. Il black esplode in tutta la sua irruenza primigenia, reso grandioso dalla tastiera onnipresente. Il songwriting è secco e deciso, vuol far male e, per raggiungere questo scopo, va dritto al sodo. Riffing e successioni armoniche sono basilari, e la sezione ritmica si adegua alla situazione. Il testo parla di morte, e gli Adversam giocano al massacro.
Atmosfere cupe e tristi pesano sul capo di "Unfairy Tale". La reazione degli Adversam è vivace e concitata. C'è molto dinamismo in questo brano, capace di trascinare e di prendere sin dal primo momento. Lo sviluppo è ancora più furente e vorticoso, e non sembra esserci una fine a questo turbinare di note. Il mitragliare della batteria è crudele. L'interpretazione di tutti i musicisti è fantastica, è il black rifulge in tutta la sua nera bellezza.
L'ultima canzone del CD è "Warped Fate". Il riff d'apertura è da antologia, il classico capace di far alzare il boato alla folla durante i concerti. Già dalle prime battute, l'arrangiamento riprende quei suoni "spaziali" che hanno reso così strane alcune delle canzoni precedenti. Ma la canzone è bella per il lavoro delle chitarre, e per la concitazione con cui viene eseguita. La struttura non è piana e regolare, ma la melodia è inframezzata da frequenti pause, che la rendono stranamente zoppicante. Un brevissimo intermezzo ambient dà il la alla seconda parte della canzone, che non ha nulla da invidiare alla prima in quanto a rabbia e potenza. Infatti il tema principale viene presto ripreso, in un tripudio di creatitivà e violenza. Il sound oscuro degli Adversam è reso stimolante dalla proprio dall'intelligenza esuberante del quintetto, che rende particolari anche i passaggi più semplici. Questo senza far nulla di particolare: credo sia una caratteristica intrinseca del loro songwriting.
Gli Adversam hanno fatto perdere le loro traccie per molto tempo. "Proclama", il titolo è azzeccatissimo, alza la voce per ricordare a tutti che il gruppo è ancora vivo e forte, perfettamente in grado di dire la sua nell'affollatissimo panorama black. E di dirlo con imponenza, senza mezzi termini, con una qualità superiore alla media. "Proclama" è una ripartenza dall'underground, sostenuta però da un'alone di attesa che lo rende vibrante, vitale e che, dopo l'ascolto, non può lasciare delusi. E' anche la riconferma di come il black metal sinfonico possa ancora far male come una volta: negli ultimi anni troppi gruppi lo hanno ammorbidito, mescolato col gothic, facendogli perdere ogni caratteristica nichilista e torturata. Gli Adversam sono tornati per riportare ridare al black sinfonico ciò che una scena stanca gli ha tolto: la sua carica selvaggia, il suo istinto violento e distruttivo.
"Proclama" è un gran disco, da ascoltare e riascoltare.
(Hellvis - Luglio 2008)

Voto: 8.5


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