ADULTERY
Age Of Winter Kings

Etichetta: Avalanche Productions
Anno: 2003
Durata: 54 min
Genere: black metal epico con influenze folk


Gli Adultery arrivano direttamente dalle fredde e medioevali lande ceche. Il quartetto, originariamente appartenente alla scena death melodica emergente, si forma nel 1995 e subisce fino al 2001 - anno di uscita del loro primo lavoro "Age Of Seven Towers", ristampato poi dalla Avalanche stessa - diversi cambi di line-up. L'uscita di "Age Of Winter Kings", il full length che vado a recensire, segna l'inizio di una intensa attività live. Al giorno d'oggi gli Adultery si presentano con la seguente formazione: Akharon alla voce in growl, Von Borowitz alla batteria, Edrogh alle chitarre, Elrabor (il fondatore del gruppo) alla voce pulita, cori e basso. Hanno contribuito in studio anche Siki e Pobor ai cori, Eloaner al violino e Johanne alla voce femminile.
Questo album musicalmente parlando sembra diviso in due parti: la prima che mostra la faccia più aggressiva ed estrema del gruppo, la seconda che invece richiama all'aspetto più epico e pagano, e che quindi dà più spazio alla voce, ai cori e alle atmosfere medievaleggianti. Sebbene tutto sia curato nei minimi particolari, soltanto tra le righe possiamo leggere rimandi ad uno stile proprio e consolidato. In alcuni passaggi infatti il richiamo a gruppi come Bathory e Celtic Frost è evidente, e delle diciassette tracce che fondono assieme folklore, mito, toni di guerra, leggende e rimandi ancestrali alcune sono troppo di riempimento e vanno, ad un ascolto superficiale, ad intaccare ciò che invece è di qualità. Inutile dire che sotto questo aspetto gli Adultery devono maturare ancora un po'.
Canzone sui generis, la prima traccia "Silent Breath" si apre su suoni di battaglia. Un violino ed una chitarra acustica accompagnano i combattenti nello scontro. I suoni di battaglia scompaiono e subentra la voce in classico timbro death in sottofondo. Il nitrire di un cavallo segna la fine dello scontro e quindi della traccia.
Le restanti tracce sono di differente impronta rispetto a quella appena ascoltata. Caratterizzate dai tempi molto veloci caratteristici del black metal, si vengono qui ad unire ai passaggi grezzi e scarni, melodie e scambi malinconici. L'uso variegato della voce e nel timbro e nel tono, come ad esempio in "Dark Ages" e in "The Return Of The King", sottolinea come gli Adultery curino nei minimi particolari anche le più brevi e rarefatte atmosfere. "Last Hope", "Struggle Of Curse" e "Tears" sono brani di death/black classico molto veloci e aggressivi che, sebbene svolgano pienamente la loro funzione di attacco frontale all'ascoltatore, dal punto qualitativo ben poco aggiungono. Troppo già sentiti.
"Confession Of Immortality" torna su scenari epici folkloristici. E' quasi una ballata popolana arrangiata su un drumming base sul quale vanno a sovrapporsi un violino protagonista, una chitarra acustica ed una voce pulita femminile. Apprezzabile e necessario nella prospettiva di "Age Of Winter Kings", questo cambio repentino di atmosfera "riscalda" l'ascoltatore dalle fredde tracce black.
"Crystal Light" e "The Ancient Profecy" sono di classica impronta epic black. Tempi tiratissimi, riff incalzanti, voci principali in growl acuto e cori onnipresenti. A tali elementi classici sono sovrapposti suoni ambient campionati. "Black Well" è caratterizzata da una partitura chitarristica molto elaborata, che abbraccia in certi passaggi il thrash, e da una parte ritmica che in molti scambi si avvicina in maniera asintotica al grind.
Passando da "Death Of Sun", pezzo epic vecchia scuola mal riuscito, arriviamo nuovamente ad un "check point" (tanto per usare un termine videoludico). Sto parlando di "Silence" che, come in precedenza "Confession Of Immortality", risolleva l'ascoltatore dalle fredde e frenetiche atmosfere, proponendo una orecchiabile e malinconica ballata. A sovrapporsi su di un drumming medioevaleggiante è di nuovo il violino che ripete una melodia triste ed evocativa. La voce qui in tono pulito e grave è maschile e conferisce al pezzo solennità. Suoni campionati in sottofondo conferiscono al brano un'ambientazione ben precisa, che personalmente ho interpretato essere quella di un giardino.
"Forgotten Rites" è una canzone molto rappresentativa dato che raccoglie in sé tutte le influenze finora ascoltate. Ad un'apertura dalle forti tinte dark segue una parte tiratissima in stile black epico sul quale si staglia una voce in death growl. Sul finire è l'atmosfera a prevalere, dato che questo brano si collega direttamente con "Time J", "Time JJ" e "Time JJJ", tre pezzi bardici in cui lo sfondo musicale medioevaleggiante/rinascimentale funge da accompagnamento ad una voce narrante, che come capiamo dalla conclusione di "Time JJJ" racconta di una battaglia.
A chiudere le danze c'è "The Final Trial", un'outro melodica strutturata intorno ad un'arpeggio di chitarra alternato ad un riff distorto, sul quale si sviluppa il cantato grave di Akharon che conferisce col suo lirismo quell'immancabile tono battagliero al pezzo.
"Age Of Winter Kings" è nel complesso un buon album che ripaga però solo in parte l'impegno dei quattro musicisti cechi. Ciò è dovuto al fatto che vi è stata una selezione dei pezzi poco oculata, tesa a scartare il meno possibile. Ma il valore di un album certo non si misura dalla quantità e dalla lunghezza dei brani, ma semplicemente dalla loro qualità. Spero che in "Slovanská krev" (loro ultimo lavoro) gli Adultery abbiano imparato la lezione.
(Mr. X - Dicembre 2004)

Voto: 6.5


Contatti:
Mail Adultery: elrabor@seznam.cz
Sito Adultery: http://www.adultery.cz/

Mail Avalanche Productions: mail@gruppo