ADOR DORATH
Adon Nïn Edeleth Ador Dorath

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2002
Durata: 49 min
Genere: black metal sinfonico con forti influenze doom


"Adon Nïn Edeleth Ador Dorath" è il primo lavoro dei cechi Ador Dorath. Nati nel 1997 come tribute band alla musica estrema sotto il nome di Anaon, i sette musicisti, come dichiarano loro stessi nella loro biografia, si stancano di eseguire pezzi altrui e intraprendono il personale progetto Ador Dorath. Nel 2002 esce il loro primo album "Adon Nïn Edeleth Ador Dorath", che mette in luce la buona qualità compositiva e tecnica della band. La line-up era composta da: Martin Prcek Roženek alle tastiere e al sintetizzatore, Michael Rannosz alla batteria, Romana Aertsová al basso, Lenka Machová alla voce femminile, Ivoš Dosedĕl alla prima voce maschile, Kamil Pfeffer alle chitarre e al cantato urlato, Krystian Danel al violoncello e alla chitarra.
"Adon Nïn Edeleth Ador Dorath" è un album strutturalmente molto curato e che segue da principio alla fine una linea musicale ben precisa, nonostante proponga, come spesso avviene per i gruppi dell'est, spunti sperimentali e ricercati: basta notare infatti la continua presenza della voce soprano femminile, il campionamento di suoni ambientali a creare atmosfere dark e doom, l'uso del synth a ricreare suoni di spinette e liuto. Al di là della buona forma in cui la loro musica è presentata, vi è anche una discreta sostanza che, sebbene a tratti sia debitrice a gruppi come Cradle Of Filth (su tutti) e Dark Funeral, mette in evidenza le potenzialità, soltanto in parte conseguite, del gruppo.
"Adon Nïn Edeleth Ador Dorath" data la sua struttura poteva benissimo essere registrato come one track album, dato che i pezzi sia come atmosfere che come ripetizione di riff sono collegati tra di loro. Discorso a parte invece per "Metamorphoses": è un brano anomalo, che sembra stato scritto per un horror b-movie: rintocchi di campana, pioggia, pianto di bambini, ululati di lupi e fruscio del vento sono il sottofondo ambientale di una partitura per archi certo non originale, ma di effetto.
La prima traccia "Ubique Daemon" è una sorta di intro della durata di tre secondi circa in cui vengono pronunciate incomprensibili parole.
Nel continuo e stordente attacco frontale proposto da "Adon Nïn Edeleth Ador Dorath" spiccano alcuni momenti veramente belli. E' il caso di "Garden Of Earthly Pleasures", che riesce a racchiudere in sé passaggi che vanno dal black più pagano, alla musica ambintale doom, al thrash, rimanendo però sempre all'interno di un più ampio contesto gotico. Tale riuscita è ovviamente facilitata dal cantato soprano evocativo e maestoso di Lenka Machová.
Molto bella "Adon Nïn Edeleth Ador Dorath", la title-track, che risulta essere molto coinvolgente nonostante passi da un grind iniziale ad un metal di impronta epica. Qui il soprano lascia ampio spazio alla voce in growl maschile che, sebbene sia poco originale, risulta molto appropriata sia su ritmiche velocissime ed esasperate, sia su quelle più scandite e sincopate.
"Circe", "Hail To Majesty" ed "Arcana Artis" sono episodi poco graffianti che più richiamano ai sopraccitati Cradle Of Filth di "Vempire". Mancano infatti in queste tre canzoni gli aspetti che caratterizzano il gruppo ceco. Vi è poca varietà di riff e la struttura non è assolutamente camaleontica, adagiandosi su di un black melodico andante senza altre venature di sorta; notevole però anche qui la prova di Lenka Machová.
"Pharmakopoeia", che riprende dopo "Rule Of Nyx" le belle atmosfere di "Garden Of Earthly Pleasures", nel finale propone un riff che è uguale identico al riff portante di "California Uber Alles" dei Dead Kennedys. Non ho trovato sul sito informazioni a riguardo di una possibile reinterpretazione del pezzo, quindi penso sia solo una coincidenza, sebbene molto curiosa.
"Misery", la bonus track, è stata scritta nel 1998 e quindi è notevole la differenza stilistica che questa presenta nei confronti delle prime tracce. Essa è infatti un pezzo in cui batteria in up-tempo e synth dominano, lasciando assai poco spazio a virtuosismi liristici e ad una necessaria fresca creatività.
"Adon Nïn Edeleth Ador Dorath" è un album molto interessante. Nessuna traccia lascerà, a mio parere, l'ascoltatore senza fiato per eccesso di creatività o per la magistrale tecnica esecutiva, ma chiunque si appresterà ad ascoltare questo album rimarrà piacevolmente coinvolto sia dalla bella atmosfera che permea queste tracce, sia dalla bella voce del soprano. Contando poi che questo è il primo album del gruppo, beh, possiamo aspettarci molto dagli Ador Dorath in futuro.
(Mr. X - Dicembre 2004)

Voto: 7


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