ACCEPT
Breaker
Etichetta: Brain
Anno: 1981
Durata: 44 min
Genere: Heavy Metal
Ventuno anni sono passati dall'uscita di "Breaker", primo di una lunga
serie di capolavori degli Accept, che nell'arco di soli sei anni
riusciranno nella difficile impresa di lasciare un segno nella storia del
Metal mondiale.
Per chi non conosce il gruppo in questione, deve sapere che la musica degli
Accept è una tappa obbligatoria e fondamentale per la comprensione
dell'evoluzione del Metal, basti vedere le centinaia di gruppi che ne subiranno
l'influenza.
Dopo l'omonimo debutto del 1979 ed il successivo "I'm a Rebel" del 1980, due
album buoni ma ancora acerbi, arriva la maturità con "Breaker", uscito per
la Brain. L'album è un miscuglio di sonorità che riesce a mettere d'accordo
gli Scorpions più muscolosi con le ritmiche serrate dei Judas Priest, l'hard
rock selvaggio degli AC/DC (colpa anche della voce di Udo Dirkschneider, una
sorta di clone di Bon Scott) ed il gusto per la melodia di Mr. Michael
Shenker.
L'iniziale "Starlight" (titolo usato per una canzone anche dagli Helloween
nel mini di debutto, quasi a voler tributare i loro idoli), dai riff secchi
e diretti che ti si piantano in testa e la voce di Udo che nonostante sia
rauca, raggiunge nel ritornello tonalità altissime. La title-track, dalla
velocità incalzante è il germoglio di quel suono che di lì a poco renderà
famosi gli Accept.
Logicamente i brani sono tutti brevi, concentrati neanche in quattro minuti,
come la stupenda "Run If You Can" dal ritornello meraviglioso, che dal vivo
diventerà uno dei loro cavalli di battaglia.
Arriva anche il momento della prima di due ballads, "Can't Stand The Night",
con un inedito Udo addolcito per l'occasione, e qui apriamo una parentesi:
per tutta la carriera gli Accept furono e sono stati accusati di aver usato
nei pezzi lenti un altro cantante, proprio perché la trasformazione che
subiva la voce di Udo era eccessiva. In fondo è una cosa sensata, ma non
credo in questa canzone, perché il timbro vocale è riconoscibilissimo.
La seguente "Son Of a Bitch", che nei dischi veniva per via del titolo
censurata, oscurando la parola "Bitch" (la solita censura deficiente) è
invece un robusto anthem di sano heavy rock.
La seconda parte dell'album viene aperta da "Burning", puro rock AC/DC, con in
sottofondo il delirio del pubblico (non ho mai capito se sia veramente dal vivo),
qua Udo è veramente impazzito, urla da tutte le parti, mentre la band lo
segue a ruota. Anche "Feelings" è un hard rock, un mid-tempo di stampo
blackmoriano e con il "solito" ritornello melodico. Ritornano a farsi sentire
gli AC/DC nella divertente "Midnight Highway", che precede la seconda
ballad, "Breaking Up Again", solo una parola, capolavoro. Qua la voce non è
quella di Udo, forse è quella di Peter Baltes il bassista, che più di una
volta si è preso la briga di cantare, non so essere più preciso.
La cosa
strana è che anche la produzione è diversa, è più ovattata, quasi volessero
isolare l'ascoltatore da quanto già ascoltato, ideale per renderla ancora
più sognante, io posso dire solo che ogni volta che la sento mi vengono i
brividi. Per non parlare del finale dove gli arpeggi di Wolf Hoffmann vanno
a fondersi con gli archi, creando un'eterea melodia d'altri tempi.
Chiude l'album "Down And Out", uno scanzonato e canonico hard rock che non
aggiunge né toglie nulla a quanto lo ha preceduto, cioè un album da avere
per capire.
(carma1977 - Luglio 2002)
Voto: 9
Album come questo hanno un grado di purezza metallica cosi'
elevato che poi fai fatica ad ascoltare roba piu' edulcorata.
Le prima ballata mi sta un po' sulle balle, ma il resto vale il
possesso obbligatorio di questo disco: soprattutto "Burning" che
e' un pezzo rock'n'roll irresistibile, e "Son Of A Bitch" che e' un
piccolo classico (rifatta persino dai Six Feet Under con il
cantato brutal). Non all'altezza di "Metal Heart", che e' piu'
ruffianamente carico, ma ottimo lavoro anche questo.
(Mork - Settembre 2002)
Voto: 7.5