ABSTRAKT ALGEBRA
Abstrakt Algebra
Etichetta: Megarock
Anno: 1995
Durata: 60 min
Genere: progressive
Oscuro, enigmatico, evocativo. Tali sarebbero i primi tre aggettivi che mi salterebbero in mente per descrivere Abstrakt Algebra, primo ed unico lavoro del gruppo omonimo - nome che e' tutto un programma -, progetto ideato dalla mente di Leif Edling, bassista dei Candlemass.
Le sonorita' del disco che sono alla base della matrice sonora sono impossibili da definire, ma da queste Edling progetta un viaggio in un labirinto di un'altra dimensione, apparentemente fredda e distaccata nell'osservare il ciclo dell'esistenza: "L'Abstrakt Algebra - scrive lo stesso - riguarda il cammino della vita e la sua imprevedibilita' in agguato dietro ogni angolo della difficile e lunga via esistenziale."
Le fondamenta della matrice sonora prendono spunto si' dalla band madre del bassista, ma attingono, in maniera del tutto particolare, anche dal prog rock e dalla psichedelia per costituire un intelligente songwriting, capace di dar ampio spazio a sperimentazioni: inserimenti di stacchi ipnotici di tastiere, atmosfere spaziali e fredde, brani lunghi ma allo stesso tempo articolati e dinamici e, infine, la venatura progressiva, sia nelle melodie distorte, sia nella costruzione dei brani, capace di costituire linfa vitale del disco.
Il risultato e' evidente nella title track, pezzo lento ed atmosferico che gioca sull'altalenarsi di tensione emotiva, mentre in Stigmata e' la dinamica e l'intricata evoluzione del brano a caratterizzare la matrice sonora. In Who What Where When si assiste invece ad una laboriosissima esecuzione di oltre quindici minuti, la cui parte centrale (con dedica specifica ai Rush nei credits) e' delineata da un'elaborata e contorta sezione strumentale dall'elevato tasso tecnico, costituita da numerosi ed intricati cambi di tempo e di melodie.
Ma, a mio personalissimo avviso, il capolavoro del disco e' quella April Clouds, brano catartico all'impossibile, giocato solo su organo, batteria e sussurri, estremamente carico di tensione: un allucinante viaggio nel vuoto cosmico, in contemplazione dell'universo che gira intorno alla nostra mente, perno di tutto l'incedere del tempo.
Un disco complesso e difficile da digerire insomma, ma di notevole interesse non solo per il confronto con le sonorita' dei Candlemass, partorite dalla stessa mente, ma anche per l'aver costituito una piccola gemma solitaria, originale e del tutto fuori dei canoni, in mezzo alla scena metal di meta' anni '90 dominata da generi e mentalita' del tutto estranei a quelle che permeano l'album.
(Melix - Maggio 2002)
Voto: 8
La recensione di Melix è molto esauriente, il disco
lo trovo molto bello ed interessante, sonorità doom/dark/psichedeliche/prog,
insomma difficili da definire.
(metalchurch - Settembre 2002)
Voto: 8.5