ABORYM
With No Human Intervention

Etichetta: Code666
Anno: 2003
Durata: 65 min
Genere: Avantgarde Black Metal


Dopo due dischi magistrali come "Kali Yuga Bizarre" e "Fire Walk With Us!", ho atteso spasmodicamente il nuovo parto in casa Aborym. L'uscita del disco è stata preceduta dall'arresto di Attila a Mogliano Veneto (TV), dove il cantante è stato trovato in possesso di 158 pasticche d'ecstasy e qualche grammo d'hashish. L'episodio è avvenuto a registrazioni ultimate ed è tutt'ora in via di sviluppo: Attila è tornato a Roma, ma sta ancora attendendo l'esito del processo.
Va subito sottolineata la quantità di collaborazioni cui si è avvalsa la band: accanto a Malfeitor Fabban, Attila Csihar, Seth Teitan 131 e Nysrok Infernalien trovano spazio Bard "Eithun" Faust (ex batterista di Thorns ed Emperor ed ora in forza ai Dissection), Nattefrost In Amsterdamned dei Carpathian Forest, Matt Jarman degli OCD-Void, Irrumator degli inglesi Anaal Nathrakh, Sasrof dei Diabolicum e Mental Siege.
Vista l'evoluzione intrapresa dalla band nei primi due lavori, e dando uno sguardo alla copertina e ai titoli delle canzoni e del disco, non mi sarei aspettato un terzo album così radicalmente legato al Metal estremo come è, invece, questo "With No Human Intervention". Chiariamoci subito: in ogni brano sono presenti, al solito, campionamenti, effetti, suoni manipolati e sperimentazioni di vario genere, tuttavia, a mio avviso, le chitarre rivestono spessissimo il ruolo principale.
"Whit No Human Intervention" ci regala i migliori riff composti finora dalla band: devastanti, monumentali, gelidi e tecnici come non mai. Se da una parte l'impostazione delle chitarre risente di influenze tipicamente Black, dall'altra c'è da dire che sono presenti alcuni elementi riconducibili al Death, se non altro per l'eccezionale pulizia dei suoni, per l'elevato contenuto tecnico e per l'uso di armonici nei riff (come in "Faustian Spirit Of The Earth"). La band, ancora una volta, dimostra una spiccata personalità, tanto che non si notano influenze particolari.
Quasi tutte le canzoni presentano ritmiche indiavolate: la sezione ritmica ricorda quella di "Fire Walk With Us!", mentre spesso le tastiere ricordano più quanto fatto in "Kali Yuga Bizarre", usate cioè in modo più melodico.
Dopo i trenta secondi dell'intro "Antichristian Codec", esplode la title track, furiosa, con una drum machine programmata su ritmi sparati, un riff portante devastante, un assolo di Nysrok da lasciare quanto meno esterefatti e un urlo di Attila a dare il benvenuto all'inferno. Il cantante ungherese varia spesso l'impostazione della voce, passando da uno screaming abrasivo, tipico del Black, alle timbriche gutturali che lo hanno reso celebre. Sono inserite anche alcune frasi, manipolate, dette da Bard Faust (autore del testo), registrate direttamente dal telefono del carcere.
Un brano come "U.V. Impaler" è semplicemente incredibile: ancora una volta Attila modula la propria voce su tonalità da brivido, cantando pure alcuni versi in ungherese, ma sono le chitarre il punto di forza del brano: accanto a riff taglienti e veloci troviamo scale ultra tecniche e addirittura un arpeggio in distorto, malinconico e angosciante, quasi romantico, come mai gli Aborym avevano fatto. Il riff finale è davvero particolare, con lievi variazioni degli accenti tra un giro e l'altro.
"Humecanics-virus" è un altro pezzo black sparatissimo, ma più sperimentale dei precedenti: ci sono intermezzi fatti di strani ritmi di batteria e campionamenti industriali, mentre la voce di Attila diventa metallica, robotica. Qui si ha davvero l'impressione che la componente umana dei musicisti scompaia, lasciando spazio alla gelida tecnologia.
Arriviamo a "Does Not Compute", un pezzo Drum'n Bass scritto da Matt Jarman: spiazzante e allucinante sono aggettivi ancora troppo riduttivi per descriverlo. Questa è l'arte del nuovo millennio! Rumori metallici e meccanici introducono un ritmo di batteria elettronica alienante, accompagnato da campionamenti che creano effetti stereo e surround spiazzanti. Da ascoltare, almeno le prime volte, in condizioni di lucidità mentale, se non si vogliono rischiare spiacevoli inconvenienti.
Segue quindi "Faustian Spirit Of The Earth", altra canzone Black, caratterizzata da uno splendido intermezzo cadenzato, che lascia poi nuovamente spazio alla voce filtrata di Faust. Pregevole la volontà della band di staccarsi dai classici tempi in 4/4. Nel finale è presente anche un assolo molto particolare. Anche il testo di questa canzone porta la firma di Bard "Eithun" Faust.
L'ascolto prosegue con "Digital Goat Masque", con in primo piano elementi elettronici e tastiere evocative, quasi sullo stile di "Kali Yuga Bizarre". Curiosa la presenza di uno spiazzante intermezzo di clavicembalo. La canzone è più lenta delle precedenti, basata su riff veloci e mid tempo martellanti.
Giunge così il momento di "The Triumph", lunghissima, che incorpora tantissimi elementi al suo interno, a riprova della maturità artistica della band. A tratti si respirano le atmosfere dei primi dischi degli Emperor, con tastiere molto suggestive ed evocative in primo piano, seguite da accelerazioni Black. C'è spazio per un assolo melodico, degno di un guitar hero, mentre il finale, composto interamente di batteria e tastiere sintetiche sovrastate da una voce femminile che emula un amplesso, ricreano un'ambientazione dal sapore orientale, tipo da locale a luci rosse vietnamita. Gran pezzo.
"Black Hole Spell" è una canzone oscura, esoterica, basata frequentemente su mid tempo marziali, ricchi di effetti e campionamenti.
Tocca ora a "Me(n)tal Striken Terror Action 2", ovvero la continuazione di "Metal Striken Terror Action", presente in "Kali Yuga Bizarre". La voce di Attila è molto effettata, quasi irriconoscibile. La canzone è un po' sottotono rispetto alle precedenti, ma si rifà nel finale, con un gran cambio che introduce una parte elettronica davvero particolare.
Anche in "Out Of Shell" la voce di Attila è acida, solo a spazzi gutturale. Gli inserimenti di partiture elettroniche ricordano un po' quanto fatto dai Diabolicum nello splendido "The Dark Blood Rising".
Ed ecco quella che per me è stata una mezza delusione: i precedenti lavori della band avevano sempre regalato grandissime emozioni con pezzi elettronici malati e visionari, ma questa volta "Chernobil Generation" non soddisfa le mie aspettative. La canzone è impostata su ritmi dance commerciali, troppo monotoni e ripetitivi, e così pure sono la voce e le tastiere, ad eccezione del cambio finale, che introduce dei suoni densi, abissali. Niente male il testo in rima, scritto da Nysrok Infernalien.
La successiva "The Alienation Of The Blackened Heart" vede la partecipazione di Irrumator dietro le pelli e Nattefrost alla voce (autore, tra l'altro, anche del testo). La canzone ricorda molto lo stile dei Carpathian Forest, tuttavia appare un po' fuori luogo nel contesto del'album e, a dirla tutta, non è neanche così bella.
Chiude il disco "Automatik Rave'olution Aborym", un'outro strumentale. Con un titolo così mi sarei aspettato un pezzo da rave, invece la traccia è molto breve e consta solo di alcuni suoni elettronici di sottofondo.
E' presnte poi una traccia ROM, ovvero il video di "With No Human Intervention", realizzata in collaborazione con Mental Siege. (C'è pure un altro file video, che però il mio PC non legge).
Un occhio di riguardo va, come sempre, all'artwork, davvero ben curato sotto tutti gli aspetti. L'album, in una lussuosa versione digipack, si presenta con una copertina raffigurante delle fabbriche, con un angelo che compare sullo sfondo. Sono dominanti i colori bianco, grigio e nero, molto freddi. Nelle foto del libretto i quattro membri della band appaiono con un look molto ricercato, esaltato da raggi U.V.
Per la prima volta sono presenti i testi, che si sposano molto bene alla musica.
Analogamente a quanto fatto nel disco precedente, compare la frase "Per uccidere si deve odiare. Chi odia i falsi vive in eterno.". Dato che quest'album è dedicato a Jon Nödtveidt (mente dei Dissection) e Bard Faust, non credo che ci sia bisogno di spiegazioni.
La band ribattezza la propri proposta musicale come "alien-black-hard/industrial", in linea con quanto già ribadito in "Fire Walk With Us!".
Al solito produzione e registrazione sono superlative, i suoni glaciali, che danno un tocco di inumanità al disco. Le canzoni sono suonate con una precisione sbalorditiva, chirurgica, tanto da rendere ancor più nitida la componente cibernetica del suono. In quest'ottica la componente umana sembra venir rimpiazzata da quella tecnologica; va detto, però, che in certi frangenti, come nell'assolo di "The Triumph" o nell'arpeggio di "U.V. Impaler", essa torna in primo piano, mettendo in luce l'animo, la sensibilità e le emozioni dei musicisti.
In definitiva "With No human Intervention" rappresenta un nuovo passo avanti nel cammino discografico di questa band, ma, a mio avviso, non ne rappresenta la consacrazione definitiva. Le prime canzoni sono eccezionali, mentre la parte finale del disco mi lascia a volte interdetto. Non che si tratti di canzoni deludenti, ma forse, concentrando un po' più le idee, l'album ne avrebbe guadagnato, senza mostrare cali di tensione (non è facile comporre 65 minuti su standard elevati). Se si trattasse di una band qualunque, forse non mi sentirei di avanzare una critica simile, ma gli Aborym mi hanno sempre abituato al meglio.
(BRN - Giugno 2003)

Voto: 9


Contatti:
Sito internet: http://www.aborym.com/