ABORYM
Fire Walk With Us!
Etichetta: Scarlet Records
Anno: 2001
Durata: 51 min
Genere: Avantgarde Black Metal
"Fire Walk With Us!" è il secondo disco degli Aborym e si discosta abbastanza dal suo illustre predecessore "Kali Yuga Bizarre", che aveva spiazzato un po' tutti ed aveva diviso le opinioni di pubblico e critica.
Ancora una volta la band segue il proprio istinto volto alla sperimentazione su ogni fronte, dando alle stampe un album totalmente innovativo: pur partendo da una matrice puramente Black Metal, ogni traccia di questo CD è intrisa di suoni elettronici manipolati, samplers e campionamenti d'ogni genere, in modo da creare un vero e proprio inferno sonoro. Lontani ormai anni luce da qualunque etichetta o trend, gli Aborym hanno iniziato un nuovo corso del Black Metal, puntando tutto sulla tecnologia, ritenuta l'unica via per la sperimentazione. La band definisce la propria musica "Alien Extreme Black Industrial". "Alien" sottolinea come la musica degli Aborym abbia quel tocco di fredda tecnologia che la fa sembrare parto di una mente extraterrestre; infatti nel libretto compare, in inglese, la scritta "Adoraci od odiaci... ma non cercare di imitarci, perchè in realtà non apparteniamo allo stesso pianeta".
"Musik Sound Magik" è il verbo della band: manipolare, trasformare un suono o una frase, a tal punto da renderlo irriconoscibile; in questo modo ogni elemento presente nel disco non è più un semplice suono, ma racchiude in sè un significato ben più profondo, un'essenza magica, esoterica, che sarà quasi impossibile da scovare. Mentre la censura diventa a questo punto impotente, la diffusione del male passa indisturbata attraverso "ciò che non si vede ma esiste".
Altro elemento di notevole interesse è la presenza di onde theta, ovvero onde a bassa frequenza (de 3 Hz a 7 Hz circa), prodotte in collaborazione con Mental Siege, il batterista della band ai tempi del demo "Worshipping Damned Souls". Onde di questa frequenza sono quelle prodotte dal cervello durante il processo di immaginazione; ascoltando onde theta in cuffia, il cervello si sincronizza con queste, incrementandone la produzione, facendo così precipitare l'ascoltatore in uno stato di meditazione, paranoia o altri stati d'animo alterati. E' pure possibile avere allucinazioni più o meno intense, a seconda dell'efficacia dell'onda. L'ultima canzone dell'album, "Theta Paranoia", è appunto costituita interamente di onde theta. L'atmosfera è davvero inquietante, una spirale di terrificanti visioni. Non voglio anticipare nulla sull'esperienza di ascoltare questa traccia in cuffia, ma sono ben felice di scambiare qualche parere con chi l'ha fatto.
In questo disco i suoni, i rumori filtrati, le scariche elettriche, i vari campionamenti e samplers sono stati mixati in 3d per rendere il disturbo presente in tutto lo spazio.
Anche le tastiere sono usate in modo del tutto anticommerciale, non per aggiungere un tocco di melodia, ma per shoccare, stupire, spiazzare, utilizzando suoni distorti, sintetici, disturbanti.
Tutto è stato registrato con una precisione chirurgica, tanto da far sembrare questo disco qualcosa di inumano, gelidamente tecnologico. Notevole è stato lo sforzo della band nel curare gli effetti stereo, grazie ad un software in grado di imprimere a ciascun suono una traiettoria attorno alla calotta cranica in modo da confondere ancor più l'ascoltatore. Un nuovo modo di concepire la musica, dunque.
La drum machines è programmata spesso su ritmi indiavolati; le chitarre hanno un suono tagliente, metallico, a volte perfino stridente; Attila, entrato stabilmente in formazione dopo la dipartita di Yorga, incarna sempre più la voce del male. Cantato di gola molto oscuro e profondo, corde vocali costantemente al limite e acuti lancinanti rendono la sua voce inconfondibile. Nella title track ed in "Here Is No God S.T.A." il cantante sperimenta anche alcuni effetti per la voce, che diventa metallica, quasi robotica.
Questo è davvero un disco estremo, una volta ascoltato mi sono reso conto di quanto siano piatte le uscite black oggigiorno.
Le prime 4 canzoni del disco, ovvero "Our Sentence", "Love The Death As The Life", la strumentale "White Space" e "Fire Walk With Us!" sono tutte basate su riff black veloci alternati a mid tempo marziali: canzoni piuttosto varie ed arrangiate in maniera strepitosa, visto l'abuso dei più disparati suoni elettronici.
In "Our Sentence" Attila ci regala un urlo di 33 secondi che passerà alla storia, seguito da un riff altrettanto memorabile contornato da una sirena d'allarme, triste presagio un cataclisma imminente. Mentre il volume della musica sfuma lentamente, si sentono grida strazianti, esplosioni e soldati della Seconda Guerra Mondiale marciare: così è introdotta "Love The Death As The Life".
La delirante "Here Is No God S.T.A.", registrata in presa diretta, continua il discorso musicale iniziato con "Tantra Bizarre" in "Kali Yuga Bizarre": un connubio micidiale di musica elettronica e voci acide, malate, per un mix letale. Niente chitarre in questo bad trip da panico, forse la canzone più malsana del lotto.
"Total Black" è un assalto sonoro in puro stile black, con una parte centrale molto lenta. Attila gioca con la voce, mescolando diverse linee vocali, talvolta sussurrando frasi e intrecciando versi, grida e risate sataniche.
La strumentale "Sol Sigillum" è un solenne inno al sole, composta interamente di tastiere e percussioni.
Il CD contiene anche una cover di "Det Som En Gang Var", scritta da Varg Vikernes, mente di Burzum. Questa spendida pietra miliare del black norvegese viene rivista dagli Aborym in chiave futuristica, con l'introduzione di campionamenti ed effetti di tastiera. Buona la prova vocale di Malfeitor Fabban: le sue grida laceranti si rifanno a quelle del conte nella versione originale della canzone. Senza stravolgerne la struttura, la band lascia la propria impronta su questa cover davvero ben riuscita.
Per concepire un disco del genere si può immaginare quale debba essere il bagaglio tecnico dei musicisti. Da paura, in particolare, gli assoli di Nysrok in "White Space".
Ineccepibile anche registrazione e produzione, nonché la veste grafica, basata quasi interamente su sfumature rosse. Ad ogni canzone è associata un'immagine in bianco e nero accompagnata da qualche verso del testo o da qualche breve frase.
Compare poi la frase "Per uccidere si deve odiare. Chi odia vive in eterno.", un invito a mettere in pratica ciò che si pensa, realizzando con i fatti le proprie idee. Data la presenza della cover di Burzum, questo proclama può essere inteso come un omaggio alle gesta di Varg.
Con questo disco la band ha varcato ogni confine nella sperimentazione ed ha marchiato indelebilmente il corso del black metal; chi non sopporta la sperimentazione in questo genere musicale continuerà ad odiare gli Aborym, chi è in cerca di qualcosa di innovativo ma comunque dannatamente estremo troverà in "Fire Walk With Us!" ciò di cui ha bisogno.
(BRN - Maggio 2003)
Voto: 10
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Sito internet: http://www.tiscalinet.it/aborym