AA VV
The Reaper Comes III

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2003
Durata: 71 min
Genere: vari


La compilation "The Reaper Comes" è giunta al terzo capitolo della sua serie. L'ideatore di tutto questo è Markus Wedig, un personaggio innamoratissimo della scena underground della sua Germania. Dal 2001, anno di uscita del primo CD, al 2003 molte cose sono cambiate. Lavorando con dedizione, Markus ha sempre cercato di proporre di più ai propri ascoltatori. Le band presentate nel volume III non sono più soltanto tedesche ma provengono un po' da tutto il mondo. Eppure lo spirito di selezione rimane immutato: vengono scelte le migliori e devono essere assolutamente senza contratto.
Una delle caratteristiche migliori di questo CD è la confezione. Il libretto è spettacolare: 16 pagine ognuna delle quali presenta foto, copertina dell'ultimo album, brevi cenni biografici e contatti delle band. La copertina, opera dell'americano Jason Engle, mostra una morte incappucciata con tanto di falce pronta a colpire. Sullo sfondo si intravede una città; attorno alla morte brillano delle lingue di fuoco. Raramente mi è capitato di trovare una compilation corredata da un veste grafica tanto valida e così esauriente in quanto a notizie sui gruppi. Già questo è un punto a favore di "The Reaper Comes III".
Inoltre Markus ha fondato da poco una piccola etichetta: la Heavy Horses Records. La prima pubblicazione di questa label è il 7" "Eve Of Destruction" dei Bitterness, band di cui ho recensito l'album "Sweet Suicide Solutions". Sono stati proprio i tizi dei Bitterness ad inviare a Shapeless questa compilation.
Passiamo pertanto al commento delle quattordici tracce. La maggior parte delle band qui presenti sono tedesche. Specificherò pertanto la provenienza geografica di una band solo qualora essa non provenga dalla Germania.
"Conglomerate", dall'album omonimo, è il biglietto da visita dei tedeschi Aardvarks (www.aardvarks.org). (http://www.aardvarks.org/). E' un valido brano di death melodico, abbastanza personale come stile. Il ritmo è generalmente lento ma questo non impedisce alla traccia in questione di essere aggressiva. E' comunque l'atmosfera il tratto caratteristico di questo quartetto di Bonn. Non ci sono tastiere; il growling è caldo ed espressivo.
Dall'album "In Pain We Trust - Relicts For Revenge" è stata estratta la canzone "Wrath Of Raging Times" degli Eternal Pain (http://www.eternalpain.com/). Si tratta di un brano arrembante, a tratti furioso, ma ricco di musicalità e melodia. Il death/thrash metal degli Eternal Pain è abbastanza ruffiano da piacere a tutti. Le urla del cantante sono devastanti. La qualità tecnica della band è funzionale ma i musicisti suppliscono ai loro limiti mettendoci la grinta tipica di chi vive per la musica che suona.
I Final Cry (http://www.finalcry.de/) suonano un heavy/power piuttosto grintoso. La voce del cantante è roca e grezza ma riesce ad essere efficace. "Rise Of Cain", dall'album "Wolves Among Sheep", è una traccia destinata ad appagare gli amanti di certe sonorità tipicamente teutoniche. Immaginatevi dei Grave Digger più tendenti all'heavy. Il ritornello è stranamente malinconico e spiccatamente melodico.
I Garmenhord (http://http://battle.at/garmenhord) sono la prima band non tedesca della compilation: essi vengono infatti dal Belgio. Questo gruppo si sente portabandiera di un pagan metal a tratti medievaleggiante. I testi sono scritti in una sorta di fiammingo antico. Il titolo della canzone è "Al Onder Den Beenvenden Haeslaere" (dall'album "Langsch Boschgheekweel Ende Fronckgheeraeck"). La musica è molto semplice e l'arrangiamento essenziale. Ideale per chi ha già apprezzato gli Storm o i primi In Extremo.
Torniamo in Germania per ricaricarci con gli Hatred (http://www.hatredmetal.de/). "Fractured By Fear", dal CD "Fractured" è un'iniezione di adrenalina dopo le atmosfere amene dei belgi. Si tratta di una thrash metal band che guarda direttamente al passato, alla Bay Area in particolare. Si sentono echi di Testament e Metallica. Le cose sorprendenti sono il ritornello e l'assolo power! C'è una vera e propria scissione tra strofa e ritornello ma, come dire, il passaggio è così naturale che tutto fila via liscio come l'olio. Veramente una bella canzone: bravi Hatred!
I Memorial Park (http://www.rockyourass.de/), con "Selfcaged" (da "The Skies Beyond"), regalano all'ascoltatore un discreto esempio di death melodico svedese. Tra le caratteristiche più personali ci sono l'ampio utilizzo dell'elettronica (mai ritmica) in sottofondo e l'utilizzo di due voci, una maschile ed una femminile. Mi pare che di recente la line-up sia cambiata pertanto lo stile potrebbe essersi differenziato. Un punto a sfavore del gruppo è la poca originalità in fase di songwriting.
"Pazuzu", dall'album "Empty, Silent And Cold", è la traccia rappresentativa del progetto solista Ophis (Rain-of-ashes@gmx.de). Philipp Kruppa, il mastermind della band, dà vita alle proprie visioni malefiche con un death/doom strisciante e dal sapore mediorientale. Si tratta di una canzone molto atmosferica, in particolare grazie a quel growling carico di riverbero che sembra provenire dalle cripte di una città perduta nel deserto. Vivamente consigliato alle anime nere che apprezzano la musica arabeggiante.
I Sanity (http://www.sanity.ch/) si mettono alla prova con "Das Beil", tratta dall'album "Schattensymphonie". La proposta musicale di questa band è estremamente raffinata, potente e carica di atmosfera. La produzione è stupefacente. Ci sono delle tastiere in sottofondo e anche dei campionamenti; le sonorità sono varie. I Sanity si considerano black d'avanguardia e sinfonico, ma si possono sprecare i riferimenti al death melodico o al prog. La traccia è intrisa di spirito teutonico, con la sua fierezza ed un sotteso senso di fatalismo. Veramente una sorpresa: i Sanity sono una band di gran valore! Tra l'altro, visitando il loro sito, ho scoperto che i loro tre album sono scaricabili integralmente!
I Sengaya (http://www.sengaya-music.de/) danno prova del loro valore con "Behind The Myths", tratta dall'album "Metamorphosis". E' una composizione molto melodica, ottimamente interpretata dal cantante. Questo individuo è in possesso di una bella voce, alta ed espressiva. La prestazione della band è ottima, caratterizzata da creatività ed atmosfera. Da sottolineare inoltre il grandioso assolo di chitarra, cantabile ed ispirato dalla musica classica. Come avrete potuto intuire, lo stile dei Sengaya è una sorta di heavy metal melodico tinteggiato di coloriture progressive.
Lasciamo ora la Germania per spostarci un po' più a sud. Siamo in Svizzera e questi sono gli Slaine (http://www.slaine.ch/). "Doodwegen" è un esempio di come il death metal possa ancora dire la sua. Non è riscontrabile un'influenza in particolare: piuttosto gli Slaine prendono un po' da una band e un po' da un'altra. Il risultato è fresco e creativo. "Doodwegen" presenta rallentamenti improvvisi, sprazzi di brutalità, momenti melodici che fanno respirare il songwriting principalmente atonale. Notevoli le bizzarrie ritmiche e di riffing, mai gratuite. Non so se tutto l'album "Non" presenta canzoni di questo livello. Se così fosse, sarebbe da comprare ad occhi chiusi!
"Route 666" (dall'album omonimo) è la canzone che ci presenta gli Steelpreacher (http://www.steelpreacher.de/). Ragazzi, questo è heavy metal! La band suona un genere che più tradizionale non si può e lo fa con una passione evidente. "Route 666" guarda fedelmente alla NWOBHM: sicuramente farà sgorgare una lacrimuccia ai più nostalgici, eheh! Bella canzone, palesemente retrò, ma penso che questa sia la volontà degli Steelpreacher.
Lasciamo ora l'autostrada demoniaca per farci tormentare dalla violenza dei Tremors (http://www.tremors.de/). Una violenza raffinata, visto che riesce a fondere in essa delle parti atmosferiche molto evocative. "Killing Aggression" è un brano death metal fino al midollo che però presenta dei rallentamenti al limite del doom. La qualità di registrazione è potente e grezza. Un gruppo interessante. La traccia è tratta dall'album "Recurrent Creation".
Gli Unlight (http://www.unlight.org/) sono un'ottima black metal band. "The Nordic Stormbringer", tratta dall'album omonimo, ci conduce in un territorio raffinato ma al tempo stesso aggressivo. Immaginatevi gli ultimi Dark Funeral con in più un tastierista. La proposta musicale non è originalissima ma non si può rimproverare al gruppo di non mettercela tutta. Spesso e volentieri gli Unlight strizzano l'occhio al metal tradizionale. I musicisti sono tutti abili. Da tenere d'occhio.
L'ultima band viene dal Canada, dall'Ontario in particolare: i Warmachine (http://www.warmachineonline.com/). La traccia che li rappresenta si intitola "Eye For An Eye" e si trova sul loro demo del 2001. E' un brano energico, molto ritmico e snellito da una gradevole linea melodica, in linea con la tradizione. La voce del cantante è acuta e limpida. L'assolo di chitarra è tonale e piacevole; la musica è diretta e resta subito in testa.
Ragazzi, questa è una signora compilation! Il livello delle canzoni è complessivamente elevato, la confezione è ricca e di qualità: cosa si può volere di più? Da acquistare assolutamente! "The Reaper Comes III" costa 7,50 euro spese di spedizione incluse. Qualora si ordinassero due capitoli della serie il costo complessivo sarà di soli 12,00 euro con le spese di spedizione sempre incluse.
Il prossimo volume di "The Reaper Comes" è in via di definizione. Qualunque band sia interessata a partecipare alla compilation si senta libera di contattare Markus agli indirizzi presenti al termine della recensione.
(Hellvis - Maggio 2004)

Voto: 8.5


Contatti:
Markus Wedig
Zellerstr. 21
78465 Konstanz
GERMANY
Mail: reapercomes@web.de
Sito internet: http://thereapercomes.de/