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The Iron Force Metal Compilation Vol. II - Chapter 1
Etichetta: Risestar Music
Anno: 2005
Durata: 74 min
Genere: vari
La serie di compilation intitolate "The Iron Force" è giunta al suo
secondo round, e questa volta l'etichetta cilena Risestar Music ha
voluto fare le cose in grande. Un solo CD non bastava più per
promuovere gruppi dell'underground internazionale! Questa volta "The
Iron Force" è stata suddivisa in due parti, indicate prevedibilmente
"Chapter 1" e "Chapter 2". E' appunto il primo capitolo di questa
compilation che mi appresto a recensire. Prima di commentare le tracce
però, reputo sia opportuno sottolineare un particolare. Sulla
copertina, il classico cartoncino dei promo, non sono indicati i
contatti dei vari gruppi. L'unica indicazione utile è la provenienza
geografica. Ora, è vero che i costi sono i costi, ma vicino alla
tracklist è rimasto abbastanza spazio per inserirci almeno un indirizzo
internet. E' vero che molte informazioni possono essere scaricate dal
sito della Risestar, ma è quel classico lavoretto in più che scazza
parecchio il recensore. Considerato che i gruppi promossi sono tanti e
che il sito della Risestar è abbastanza "pesante", e quindi lento per
chi (come me) non è in possesso di una linea internet veloce, risalire
a tutti i contatti risulta essere un'operazione macchinosa e
scoraggiante.
Non sarebbe male perciò se, a partire dalla terza edizione (tra
l'altro già in lavorazione), i contatti venissero stampati sulla
copertina della compilation.
Passiamo ora al commento delle varie tracce, partendo con "Evil
Days" dei tedeschi Toxic Virgin. Questo gruppo, tra l'altro già
recensito in passato sulle pagine di Shapeless, propone un heavy metal
piuttosto piacevole all'ascolto, arricchito (o ammosciato, a seconda
dei gusti) dal suono delle tastiere. Nulla di eccezionale, comunque. La
melodia è di facile presa, è riporta alla mente un certo heavy metal
americano dei primi anni '80, oppure i risultati più commerciali della
tarda NWOBHM. Buona la voce del cantante, ben accompagnata dalle figure
ritmiche terzinate del basso e da brevi riff di chitarre gemelle (quale
gruppo famoso vi viene in mente?).
Lasciamo la Germania, ed andiamo a casa della Risestar: il Cile.
Ecco quindi i Bloden Wedd presentare la loro "Lone Runner". Si tratta
di una canzone power dalla melodia forse un po' troppo scontata, ma che
trova in un buon tiro il proprio riscatto. La qualità di registrazione
non è eccezionale: questo potrà influenzare i giudizi di tutti quei
power metallari che amano le produzioni cristalline. Stesso discorso
per chiunque ami i tastieroni virtuosi o le atmosfere pompose: i Bloden
Wedd vanno dritti al sodo, senza perdersi in inutili barocchismi. La
proposta musicale è sempliciotta, ma gradevole e trascinante. Scommetto
che sul palco sono formidabili.
Torniamo ora in Europa per conoscere gli spagnoli Hybernia. La
prima caratteristica che salta all'orecchio, ascoltando "Triste Final",
è l'utilizzo della lingua spagnola. Si tratta comunque di un
particolare secondario: la musica infatti rimane ancorata al heavy
metal classico, senza riuscire mai a sorprenderci. Il ritmo terzinato e
le chitarre sanguigne, unite al continuo accompagnamento di tastiere
mielose, fanno di "Triste Final" un discreto omaggio alle false ballad
del metal. Beh, in questo caso di ballad c'è ben poco, ma la questione
è tutta legata all'attitudine del gruppo. Il cantante, ad esempio, le
prova tutte pur di comunicare sensazioni: potrebbe essere considerato
uno Julio Iglesias del metallo pesante, ahah! Per il resto, la canzone
tenta (vanamente) di prenderci alla sprovvista con un'improvvisa
accelerazione finale ed un assolo di tastiere veramente censurabile:
non come melodia, ma come scelta dei suoni. Hybernia: buone
potenzialità, ma ancora tanto da lavorare.
Attraversiamo nuovamente l'oceano (ma questo andare avanti ed
indietro non vi sta fiaccando?) per approdare negli Stati Uniti
D'America. "Too Late", dei buoni Khigh, si rivela interessante. Molto
semplice nella sua struttura, colpisce subito grazie ad una melodia non
banale ed al suono vigoroso ed oscuro delle chitarre, sempre in primo
piano. Il metal dei Khigh tradisce qualche influenza rock, ed evita
come la peste qualunque complicazione nell'arrangiamento. La natura
heavy torna a farsi viva nelle successioni di assoli delle due asce,
molto intraprendenti. Credo che "Too Late" possa essere apprezzata da
tutti i nostalgici dell'heavy metal che fu. Qualcosa nel suono, nella
produzione, e anche nella voce "normale" del cantante, mi ha riportato
alla mente tanti gruppetti sconosciuti dell'underground di vent'anni
fa. Mi sembra di "sentire" la stessa schiettezza e la medesima
ingenuità. Non un gruppo da incensare, ma piacevole se ascoltato con
amici in un pub. Soprattutto se si ha un'età dai trent'anni in su!
Una band chiamata Cold Sweat (Sudore Freddo), la cui canzone si
intitoli "Heavy Streets", non può che far paura! Cavolo, questi devono
essere dei duri... ed infatti così è! "Heavy Streets" è un brano che
non pigia mai sull'acceleratore; il ritmo è sempre moderato ma carico
di tensione. La voce, grintosa, è molto bella: da sola, fa guadagnare
un bel po' di punti a questo gruppo. Stilisticamente, questi finlandesi
aggiungono forti dosi di hard rock (con un bridge che fa molto
Nazareth) ad un heavy metal tradizionale ma creativo. I suoni sono
belli pieni e vigorosi, e la struttura della canzone è impeccabile.
Nota di merito per il finale lento, cupo e totalmente inatteso. Bravi,
veramente! Questa canzone ha finalmente risvegliato il mio "furor
metallicus", assopito dall'ascolto dei quattro brani precedenti!
Sempre dal Cile, i Delta si presentano con "Burning Soul", una
canzone power ben suonata e discretamente prodotta, ma un po' troppo
moscia per i miei gusti. "Burning Soul" sembra il lavoro di un gruppo
cresciuto a pane e (vecchi) Labyrinth. Purtroppo i momenti delicati,
emozionanti ed atmosferici sono veramente troppo soft. Le tastiere,
costantemente in prima linea, non riescono a dare al gruppo quel
qualcosa in più che sarebbe lecito attendersi: il suo assolo neobarocco
mette in mostra una tecnica eccezionale, ma risulta alla fine
prevedibile per tutto il suo svolgimento. Il tastierista avrebbe dovuto
prendere esempio dal bassista, il cui assolo è composto di poche note,
ma scelte molto bene. Seppur breve, l'assolo del basso è il momento
forse più interessante di questa canzone. I Delta sono bravini, ma
devono imparare a sfruttar meglio le proprie doti tecniche.
I tedeschi Medusa's Child danno prova di grande compattezza e
scioltezza melodica. Certo, "Center Of The Dark" non è né una canzone
originale, né particolarmente interessante. Si lascia però ascoltare
con tranquillità, grazie alla buona prestazione di tutti i musicisti e
alla scelta di suoni caldi, così come il timbro del cantante. La forma
canzone è pienamente rispettata, in una sintesi di heavy rock di
matrice statunitense.
E' ora il turno di un altro gruppo finlandese, i Beautiful
Betrayal. Purtroppo, questa band non riesce a ripetere l'exploit dei
conterranei Cold Sweat. "My Bleeding Scars" altro non è che un onesto
brano gotico, cantato da un bella voce femminile (priva di impostazione
operistica, fortunatamente!). Le note comunicano molta malinconia, e
l'aggressività ritmica è tenuta sotto controllo. Il suono della
chitarra principale mi ricorda molto quello dei primi Paradise Lost. E'
indubbio che i Beautiful Betrayal debbano avere ascoltato tanto di quel
gothic inglese da esserne nauseati, eheh!
Ancora una voce femminile, questa volta però accompagnata da
vocals maschili distorte, per i greci In Heaven. "Betrayed", anonima
traccia gothic, è decisamente trascurabile. Mi spiace scrivere questo,
ma è così. La cantante, dal timbro stentoreo, riesce oltretutto a
stonare lievemente la sua parte. Insomma, se hanno scelto questa
traccia per una compilation, vuol dire che probabilmente non è che ci
si debba aspettare molto di più dal gruppo. Anche la parte della
tastiera è un po' scarsetta. Il gruppo fa incetta di cliché,
riproponendoli pure male. Nulla da salvare.
Spostiamoci in medioriente, per incontrare i siriani The
Hourglass. Sebbene la produzione sia un po' povera, "Deceptive Light" è
una traccia carina di onesto heavy metal. Nulla di trascendentale, ma
almeno si nota una certa vitalità. Il momento clou di "Deceptive Light"
è la lunga parte centrale strumentale, nella quale i musicisti mettono
in mostra la loro abilità negli arrangiamenti, e nella quale il suono
si fa un po' più moderno. La strofa principale sembra invece fare il
verso ad alcuni gruppi di seconda fascia della NWOBHM.
Dall'Italia, i Trioxia si fanno valere con la loro "The Eternal
Return". La loro musica è una miscela di hard rock e metal, ricca di
passaggi tecnici e di improvvisi cambi di rotta. La qualità di
registrazione è scarsa, ma la proposta è veramente buona. Gli
strumentisti sono abili a non cercare la soluzione più facile, e la
grinta del cantante rende il tutto più intrigante. Da tenere d'occhio!
Bene, con i Trioxia si conclude la tracklist della compilation
propriamente detta. Seguono ora sei bonus track, due degli Aesthesia e
quattro dei The Pharao's. Si tratta di due gruppi sotto contratto con
la Risestar Music.
Gli americani Aesthesia propongono un hard rock dalle tinte metal,
grezzo e di qualità. Non si tratta di un gruppo originale, ma di sicuro
si piazza una spanna sopra a tutti i gruppi ascoltati in precedenza,
con l'eccezione dei Cold Sweat e dei Trioxia. La buona registrazione
mette in evidenza il tiro della band. "HEAVY" e "Drown To The Flame"
sono due canzoni dai forti connotati blues, che strizzano l'occhio allo
street. Una miscela di generi spudoratamente a stelle e strisce,
arricchita dall'agilità del chitarrista e dalla voce alcolica del
cantante. Non si può parlare di "the next big thing", ma gli Aesthesia
sono un gruppo con gli attributi. L'unico calo di tensione si ha
nell'assolo dalle tinte soft di "Drown To The Flame". Ragazzi, non è da
voi!
I tedeschi The Pharao's, tra l'altro già recensiti dal mio collega
Hellcat su Shapeless, vengono pubblicizzati con quattro canzoni:
"Inquirey Day", "Watson Now", "Lawyer" e "Hymne". La qualità di
registrazione è piuttosto bassa, ma il gruppo fa del suo meglio per
proporre uno stile particolare: una po' Motörhead, un po' punk, con una
voce stridula alla Udo Dirckschneider ("Laywer" esclusa - credo che
comunque i cantanti siano due). Penso che dal vivo siano molto
coinvolgenti: queste canzoni sono invece penalizzate dalla produzione
scadente. Infatti, la resa sonora è ovattata e distante. Peccato. Per
il resto, mi piace il fatto che esistano gruppi del genere! E' chiaro
che i The Pharao's non vogliono rivoluzionare il mondo di metal e hard
rock. Loro puntano a divertirsi facendo divertire il pubblico. Ne
esistessero di band così genuine!
Beh, qui si conclude il primo capitolo del secondo volume di "The Iron
Force". Cosa aggiungere? Beh, è ovvio! Andate a leggere subito la
recensione di "The Iron Force Metal Compilation Vol. II - Chapter 2"!
(Hellvis - Febbraio 2006)
Voto: 7
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