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Might Is Right - Nordic Warchants II (2 CD + DVD)

Etichetta: Det Germanske Folket / Twilight Vertrieb
Anno: 2008
Durata: CD 1 - 78 min / CD 2 - 77 min
Genere: black, folk e affini


Il secondo volume di "Might Is Right - Nordic Warchants" è addirittura più massiccio rispetto al precedente: oltre ai 2 CD, che assieme raccolgono la bellezza di 31 gruppi (alcuni dei quali avevano già partecipato anche al primo volume della compilation) per un totale di oltre due ore e mezza, troviamo un DVD bonus.
La confezione, invece, è leggermente ridimensionata e meno lussuosa: CD e DVD, aventi ciascuno il proprio libretto, sono racchiusi in un cofanetto slipcase. Il libretto dei CD è quanto di meglio si possa chiedere per una compilation: sono riportati i nomi dei gruppi, i titolo delle canzoni e l'album di provenienza, i contatti e, per qualche band, c'è anche una foto.

CD1

Cominciamo con "Part III" degli October Falls (http://koti.welho.com.mlehto4/), un brano malinconico, introdotto da un mesto arpeggio di chitarra. Ritmi cadenzati e melodie fredde, tristi, perdurano per tutti gli otto minuti di lunghezza. Vanno comunque registrate altre due riprese dell'arpeggio, a metà circa e in chiusura. Buoni arrangiamenti e intrecci, uniti al talento compositivo superiore alla media, fanno di questo brano uno dei migliori dell'intera compilation.
Con "Vakaren" degli Irminsul (http://www.caveofirminsul.se/) passiamo ad un folk metal ben suonato ma con poca fantasia, nel quale cori epici e chitarre acustiche sono spalleggiate dalle ritmiche e gli assoli dell'elettrica. Un discreto brano, ma troppo leggero e superficiale per i miei gusti.
"Deluge Blanc" dei Forteresse (http://www.myspace.com/forteresse) è una canzone di black classico, monotona e martellante. Il riff portante, se così lo possiamo chiamare, consiste in una serie lunghissima di note in successione, quasi senza accenti. In realtà, per tutta la sua durata i cambi sono pochissimi e la sostanza non cambia. La batteria (probabilmente una drum machine) prosegue in un blastbeat quasi incessante. La voce rauca e sguaiata completa l'opera. Se tutta la produzione dei Forteresse è così, possiamo pure sorvolare su questo gruppo.
Black metal ritmato e melodico, zeppo di tastiere, è quello che ci propongono i Theudho (http://theudho.com/). "Harjaz" è una canzone che non lascia il segno, penalizzata dalla poca personalità e dal fatto che lo stile è alquanto inflazionato.
Con i Numen (http://www.numen.info/) si cambia decisamente aria. "Ahanzturaren Hilobia" esplode in un concentrato di ferocia che riporta alla mente gli Emperor dal secondo album in poi. La velocità è sicuramente l'arma di punta della prima parte del brano, che, in seguito, assume connotati malinconici prima e fieri poi, fino a richiamare, nel finale, certe soluzioni care ai Satyricon, soprattutto quelli di "Dark Medieval Times". Grandi.
Approdiamo subito in territori più calmi con "De To Spellemenn" di Myrkgrav (http://www.myrkgrav.com/). Il brano parte su note folkeggianti, ma ad un certo punto la strofa viene riproposta in chiave black. I due generi si alternano e sovrappongono continuamente, ruotando sempre attorno alla medesima figura. Dopo quasi tre minuti, la canzone si arresta, lasciando un senso di incompiutezza.
I Vrankenvorde (http://www.vrankenvorde.de/) sono un gruppo black con una spiccata propensione all'heavy, che in "Sturmvogel" si materializza in riff semplici e ritmati, incastrati in un tessuto black che prevede qualche accelerazione. Il loro stile è abbastanza scontato e privo di personalità.
I Nydvind (http://www.nydvind.free.fr/) non fanno molto meglio: "Upon The Throne Of North" è un esempio di vicking metal con voce scream che non suscita particolari emozioni. Dopo un break etereo, subentrano cori medievali e l'andamento si fa meno vivace. Terminato un assolo, le ritmiche tornano ad essere leggermente più sostenute, ma l'interesse non aumenta. Nell'arco di questi sette minuti, la band non desta particolari impressioni.
Di tutt'altra pasta è fatta "Sol Is Dead" dei Blodtru. Trattasi di un raw black metal ben confezionato, nel quale la voce rauca e rovinata desta una buona impressione. Riff semplici e ripetitivi di scuola DarkThrone e Ulver del periodo "Nattens Madrigal" sono sinonimo di una completa adesione ai canoni del genere. Un brano non certo irresistibile, troppo lungo per quello che ha da proporre (due o tre riff in circa oltre otto minuti, senza cambi di ritmo) ma che potrebbe far la gioia degli amanti di dette sonorità. Peccato per una registrazione delle chitarre fin troppo scadente, che in questo assomiglia proprio al sopra citato album degli Ulver.
Con i Taunusheim (http://www.taunusheim.de/) torniamo a parlare di black infarcito di tastiere tappeto. Le ritmiche martellanti della prima parte richiamano, stavolta, l'approccio dei Mysticum. Tuttavia, dopo alcune battute, subentrano inaspettatamente orchestrazioni ed elementi folk, proposti con tanto di strumenti popolari.
"1066 - Blood And Iron In Hastings" dei canadesi Utlagr (http://utlagr.net/) è la title track dell'album recensito su Shapeless lo scorso anno. Black canonico con punte heavy e thrash, nulla di clamoroso. Per maggiori dettagli vi rimando all'apposita recensione.
Decisamente brutta "Geburt" degli Allvaters Zorn. L'inizio lento è penalizzato da una batteria pessima, triggerata in maniera oscena, e da una voce pulita che definire incerta è riduttivo. Quando il gruppo accelera, le cose migliorano leggermente; purtroppo, il rullante scompare dietro tom, piatti e cassa. In definitiva, la canzone non entra mai nel vivo, pur presentando diversi cambi d'atmosfera. Da rivedere.
Con i Sturmpercht (http://www.raunend.com/sturmpercht) sfioriamo il ridicolo: il loro folk tribale cantato in lingua madre si addice più alla sigla di un cartone della Disney ambientato nella giungla, piuttosto che ad una compilation metal. E, se anche tralasciassimo questo particolare, non troveremmo comunque note positive: la canzone scorre su un unico tema dall'inizio alla fine, senza il minimo accenno a evolvere. Terribili.
Tocca agli Infaust (http://www.infaust-blackmetal.de/) provare a dare un senso al proseguo dell'ascolto. Il loro black di stampo nordico non è nulla di eccezionale, ma almeno non tradirà le aspettative dei seguaci del genere. Poca originalità e cambi non sempre scorrevoli sono compensati da una discreta scelta dei riff. Un gruppo come tanti, che però, se osasse qualcosa e si soffermasse maggiormente sull'allacciamento dei vari giri, potrebbe migliorare.
Sintetizzatore che detta melodie neoclassiche, percussioni elettroniche e voce filtrata chiudono questo primo CD. Le note sono quelle di "Eisenkerker", degli Atomtrakt (http://www.atomtrakt.com/). La composizione è stata accorciata rispetto all'originale. Adatta alla funzione di outro ma nulla più. Probabilmente non riuscirei a sopportare un intero CD su questi toni. Se però vi piace questo genere, allora concedete una chance anche a loro.
Di questo primo CD, i gruppi più interessanti sono October Falls e Numen, poi via via vengono gli altri. In media siamo sopra la sufficienza; peccato per qualche episodio veramente incolore.

CD2

Il secondo CD inizia come meglio non potrebbe: "Satanic Black Metal In Hell" ci fa vedere cosa gli Urgehal siano in grado di fare. Black metal tirato, possente e malvagio, che fonde la tradizione norvegese con il thrash assassino degli anni '80. Non ci sono cali di tensione in questo brano.
Un'atmosfera triste e dimessa, sottolineata dalle note di una viola e dalle voci pulite, caratterizza "Kvaellning Oever Trolska Landskap" degli Yggdrasil (http://www.yggdrasil-sweden.com/). Il loro black metal mesto mi ha lasciato una discreta impressione, anche se a volte la melodia rischia di diventare pacchiana, perdendo così la sua funzione all'interno del contesto e rischiando di snaturarne l'essenza.
I Dantalion (http://www.dantalionband.com/) ci propongono invece un black funereo, che passa attraverso parti molto lente ed altre più animate, fino a sfociare in un blast-beat nel finale. Il gruppo ha delle buone qualità, ma anche dei margini per migliorarsi e aggiungere qualcosa di più personale al proprio stile. Per ulteriori informazioni, vi rimando alla recensione di "Call Of The Broken Souls", album da cui è tratta "A Corredoira Das Animas".
Se vi piace il progetto Hagalaz Runedance, allora tuffatevi nell'universo di Carved In Stone (http://www.carvedinstone.de/), una one-(wo)men-band tedesca fondata dalla polistrumentista Swawa, coinvolta anche nei Taunusheim. Melodie folk acustiche e cantato pulito sono le coordinate su cui si orienta "Mighty Friends", una canzone carina ma sulla quale non ha tanto senso soffermarsi.
I Vlardlokkut (http://www.vardlukkut.com/) ci riportano su territori più violenti con "I Forreaders Blod", un brano impetuoso quanto derivativo, ispirato alla scuola svedese di metà anni '90. Il missaggio, ci segnala una nota sul libretto, non è definitivo.
Con i Crystalmoors (http://www.crystalmoors-clan.com/) passiamo ad un doom metal con voce growl e qualche riferimento a scenari medievali. L'inizio di "Brotherhood Of The Three Banners" non è male, però il gruppo cade in qualche errore dovuto probabilmente all'inesperienza. Un mezzo arpeggio suonato in palm-muting distorto rompe malamente l'atmosfera che si era creata. Una parentesi da evitare e dimenticare al più presto, che macchia una canzone altrimenti promettente.
L'introduzione di batteria di "I Torna De Las Cendres" dei Foscor (http://www.foscor.com/) non lascia ben sperare sulla qualità di registrazione. Per fortuna, trattandosi di black metal tradizionale, non ci sta neanche così male. Canzone furiosa ma caratterizzata da qualche stacco poco congeniale al black, eppure assai ben raccordato al resto. Fossi in voi, mi annoterei anche questo nome: penso che, tra i gruppi compresi in questa compilation, i Foscor siano tra i pochi ad avere creato qualcosa di personale senza compromettere la violenza insita nella musica black.
Con i Bran Barr (http://www.branbarr.free.fr) approdiamo nuovamente su lidi folk metal, celtici per la precisione. Il loro è un heavy metal accompagnato da una cornamusa (o qualcosa di simile) e altri strumenti tradizionali, che assume sembianze black quando la musica accelera. La voce è potente, ma non lesina alcuni passaggi in scream. Un brano intrigante e versatile, forse un po' troppo lungo, ma comunque piacevole.
"Blooded Shores" degli Hel (http://www.pagan-midgard-art.de/) rappresenta un episodio a parte: è una composizione per piano e voce pulita -quindi giocata esclusivamente sulla melodia-, con la partecipazione di una chitarra in fase di arrangiamento ed assolo. Da ascoltare, però non aspettatevi livelli tecnici elevati al pari dei compositori moderni più conosciuti e quotati. Se non altro, questa canzone degli Hel è assai migliore rispetto a quella presente nel primo capitolo di "Might Is Right - Nordic Warchants".
Altro avvicendamento di stile in favore di un black efferato e incollato alla tradizione nordica. Stiamo parlando dei Battle Dagorath. "Dead Eyes Of The Moon" è un brano discreto, che potrebbe entusiasmare qualche patito del genere. L'atmosfera è quella giusta, peccato per la prestazione zoppicante del batterista, che non supporta a dovere i momenti veloci.
Sorprende l'andamento lentissimo di "Naar Alt Fryser Ind" dei Grivf (http://www.myspace.com/grivf). Il loro è un doom/black claustrofobico e soffocante, costruito sulle lunghe note della chitarra, alla quale fa eco un basso distorto. La batteria si limita a sottolineare il ritmo con alcuni rintocchi, mentre la voce vomita urla disperate e oscure. L'aggiunta di una chitarra classica rende il brano ancor più cupo e ossessivo. La medesima figura, ripetuta incessantemente, perseguita l'ascoltatore. Peccato si tratti di una versione incompleta del brano: mi sarebbe piaciuto sperimentarlo nella sua interezza. Altro nome nuovo da tenere a mente, a patto che non vi disturbi una proposta che più minimale non si può.
Rimaniamo su buoni livelli anche con gli Helritt (http://www.helritt.de/). Suonano un black dall'approccio classico, al quale sono però aggiunti degli elementi che rendono personale ed interessante la loro canzone, intitolata "Trotzdem Dem Niedergang". Arpeggi, una voce pulita, qualche cambio di tempo studiato e imprevedibile colorano la loro musica.
Hromovlad (http://www.hromovlad.com/) suonano un black metal che punta alla melodia non troppo ridondante e a ritmiche non certo esasperate. Le voci pulite sono da scartare, o quantomeno da rivedere, il resto va può già ritenersi all'altezza. Per ora sono un punto interrogativo, che potrebbe evolversi in una realtà da tenere in considerazione.
Anocra black metal arricchito da elementi di musica celtica/popolare, questa ad opera dagli Heorot (http://www.heorotband.com/). Sicuramente un gruppo valido, che su "Pyha Simasali" dà sfoggio di buone doti compositive. Riff interessanti ed equilibrati, cambi intelligenti ed una struttura sufficientemente varia rendono questa canzone tra le più squisite dell'intera compilation. L'aggiunta dello zufolo dona un tocco magico e mitologico al brano, senza però penalizzarne l'impatto. Non tutti sono capaci di raggiungere questo compromesso.
Ecco di nuovo i Theudho (http://theudho.com/), sempre con il loro black pomposo e ovattato. Qualche passaggio a metà tra l'oscuro e il teatrale lascia il segno, grazie anche all'aggiunta di archi (probabilmente riprodotti col sintetizzatore) e di assoli ficcanti di chitarra. Purtroppo altrove il gruppo deve ancora migliorare parecchio, la stesura dei riff non è certo superlativa.
Siamo ormai in dirittura d'arrivo. Cornamuse e percussioni scandiscono "Blitz Und Donnerkeil" dei Soulsearch (http://www.myspace.com/soulsearchband), un excursus a cuor leggero in lidi musicali celtici. Il brano, come spesso accade, è troppo inquadrato e privo di un'identità per riuscire a suscitare un interesse particolare e distinguersi dalla massa.
Riassumendo, di questo secondo CD il momento migliore è rappresentato dagli Urgehal; sulla loro scia troviamo Foscor, Heorot, Helritt, Grivf, Dantalion, Bran Barr.
Se il primo CD aveva laciato un po' l'amaro in bocca, questo secondo propone gruppi mediamente più meritevoli, con le dovute eccezioni.

DVD

Premetto che il DVD non è un formato che mi attira, preferisco ampiamente i classici supporti audio.
Il libretto indica che i video sono tratti dall'edizione del 2007 (la quarta) del Ragnarok Festival. La qualità dell'immagine è decente, però alcune riprese, specie quelle da sotto il palco, soffrono molto le luci chiare, abbacinanti, particolarmente quelle dirette verso l'obiettivo o il pubblico.
Helheim e Angantyr rompono il ghiaccio con un'esibizione di carattere, ma l'atmosfera non sembra caldissima. In pratica, solo il pubblico delle prime file risponde. La loro prestazione è comunque all'altezza. I Fjorgyn sembrano riscuotere un successo maggiore, ma senza meriti: le tastiere sovrastano ampiamente le chitarre, mentre i musicisti non paiono sciolti sul palco. Buona la prova degli Urgehal, che si dimostrano abili anche dal vivo; scatenati e divertenti gli Eluveitie, sornioni e poco convincenti i Manegram. I Koldbrann irrompono con il loro black di stampo nordico, concreto ma non irresistibile, mentre gli Hel danno prova di essere sì un gruppo di talento, ma che deve ancora migliorare in sede live: "Erlkönig" è una canzone suadente, ma inadatta ad essere proposta dal vivo. Non è abbastanza vigorosa, le parti cantate sono poche e i musicisti non coinvolgono a sufficienza il pubblico nelle lunghe sezioni strumentali. Feroci e ortodossi gli Aaskereia, penalizzati da uno scream che non mi è minimamente piaciuto, curiosi ma con alcuni aspetti da sistemare (cantato pulito non perfetto e canzone troppo prolissa) i Tyr, che con "The Edge" mettono in chiaro di avere qualche idea personale, oltre a doti tecniche di rispetto. Gli Helfahrt non sono male, un classico gruppo black di stampo tradizionale, ma il suono lascia a desiderare e, per di più, il video della loro "Sturmgewalt" è interrotto dopo un paio di minuti appena. I Kromlek sfoggiano un discreto carisma, che riesce a mascherare qualche calo di tensione che si verifica all'interno di un brano di oltre otto minuti qual è "Grim Omens". Gli Heidevolk penalizzati dal volume bassissimo della voce di uno dei due cantanti; per il resto, la loro prestazione è senz'altro buona. Solo il cantato in pulito (come per altri gruppi che li hanno preceduti) non è reso ai massimi livelli, ma nel contesto dimostrano di avere carisma. All'altezza anche i Wolfchant, anche se poco appariscenti, mentre i Riger, che compaiono in questo DVD con due brani, rubano la scena a buona parte dei gruppi precedenti. Prestazione senza sbavature, che mette in mostra le ottime doti di una band concreta e compatta sotto ogni punto di vista. Chiudono i veterani Kampfar, anch'essi con due brani (le vecchiotte "Hymne" e "Norse", segnalate in ordine sbagliato nel libretto) che non deludono le aspettative e concludono alla grande il DVD.

Concludendo, è difficile dare un giudizio ad una compilation così vasta ed eterogenea. E' bello avere la possibilità di imbattersi in tante realtà underground in un solo colpo. A volte, però, viene da pensare che sarebbe stato meglio fare una selezione più accurata e severa, prediligendo la qualità, piuttosto che la quantità. Questo vale soprattutto per i gruppi inclusi nei due CD, il livello del DVD secondo me è complessivamente superiore.
Il terzo capitolo di "Might Is Right - Nordic Warchants" è previsto per la primavera. La Det Germanske Folket invita i gruppi interessati a partecipare ad inviare il loro materiale. Sempre che non sia troppo tardi: forse la scaletta è già stata confermata.
(BRN - Marzo 2009)

Voto: 7


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