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Metal Message IV
Etichetta: Metal Message
Anno: 2008
Durata: 72 min
Genere: pagan, viking, epic e ibridi e sfumature varie
Questo è il quarto volume delle compilation Metal Message, edite
dall'etichetta/webzine omonima di proprietà di Markus Eck, un ragazzo
tedesco appassionato del metal underground. Le sue compilation si sono
sempre distinte per la qualità dei gruppi selezionati, ed è quindi con
curiosità e piacere che vado a scoprire insieme a voi la proposta di
questo quarto episodio. Prima però di passare alla recensione vera e
propria, mi complimento per il libretto di otto pagine che riporta, per
ogni gruppo, una foto, il logo, la formazione ed i contatti. Dovrebbe
essere una cosa scontata, ma molte compilation dimenticano di riportare
informazioni essenziali: la più abominevole è propio la mancanza di
contatti, che impedisce all'ascoltatore di contattare le band
preferite, negandogli quindi la possibilità di conoscerle più a fondo.
A che scopo si pubblica una compilation, se non per promuovere i gruppi
che vi partecipino? Beh, nel caso delle raccolte della Metal Message,
non ci sono problemi. Le informazioni ci sono tutte, con grande
beneficio delle band coinvolte. In più, la copertina è stata realizata
da Jean-Pascal Fournier, noto autore francese di grafiche fantasy e
mistiche. Il disegno è ben fatto, anche se non incontra il mio gusto:
rappresenta due druidi barbuti e vestiti di tunica, davanti a un
calderone dal quale sta uscendo un'ombra, dalla forma di testa di
cervo. Sinceramente, il soggetto mi fa sorridere, perchè lo trovo
piuttosto puerile. Però potrebbe attirare gli amanti dei temi fantasy,
ed è comunque abbastanza indicativo riguardo alla musica presente nel
CD. Il disegno ha anche un titolo: "L'invocazione druidica del dio celtico Cernunnos all'interno del calderone".
Il CD è decorato da una serigrafia di stile celtico, disegnata dall'autore belga Kris Verwimp.
Si inizia con i norvegesi Gjenferdsel (http://www.gjenferdsel.no/),
già recensiti sulle pagine di Shapeless. La canzone qui presente è
"Svik". Il duo, coadiuvato da un bassista ospite, si distingue per il
suo black/epic/viking tradizionale, privo di fronzoli e diretto come da
copione. Riff squadrati, ritmica precisa ma mai veloce: i loro
conterranei Hades potrebbero far parte delle loro influenze.
Passiamo agli inglese Forefather (http://www.forefather.net/),
con "Engla Tocyme". Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un
duo, e qui la qualità di registrazione rimanda più ad un progetto
musicale che ad un gruppo vero e proprio. Lo stile di questi inglesi è
strano, molto distante da quello proposto dalla prima traccia: se
l'arrangiamento potrebbe essere collocato in ambito black/death, la
voce è pulita e di impostazione quasi pop. La melodia gioca un ruolo
cruciale: i vocalizzi del tema principale rimangono subito in testa, e
comunque tutta la canzone risulta comunicativa. Il punto più epico ed
evocativo è a metà brano, quando si odono degli scrosci d'acqua in
sottofondo, e la voce narrante assume toni piuttosto grintosi. La
canzone poi accelera, e l'epicità di "Engla Tocyme" si fa ancora più
evidente. Il suono è comunque poco potente, ma il gruppo si dimostra
comunque interessante. Peccato che vigore e passione siano un po'
assenti, e a parer mio la cosa è un grosso handicap per chi voglia
cimentarsi in questo generi.
Volete sentire un gran bel riff pagan? Ascoltate le battute iniziali di "Lidsete Sünkjatel Radadel" degli estoni Tharaphita (http://wwww.metal.ee/taraphita).
Questa band sì che comunica grinta, vigore ed eroismo! Il loro è un
pagan metal fortemente influenzato dal black, che predilige ritmiche
lente e melodie medievaleggianti. Non ci sono però momenti bucolici o
nostalgici. Qui c'è un eroismo battagliero, grazie anche ad una
produzione spaventosamente efficace. Davvero bravi: ultimamente i paesi
baltici (Estonia, Lettonia e Lituania) stanno sfornando gruppi di
grande qualità, di una professionalità che non teme confronti. Non
conoscevo i Tharaphita, e mi riprometto di approfondirne la conoscenza!
Ecco ora i Galar (http://www.galar.no/),
dalla Norvegia. La loro ricetta è diretta, ma molto grintosa ed
abbastanza spedita. A differenza dei loro conterranei Gjenferdsel, i
Galar non temono di liberarsi in aperture melodiche, con tanto di voci
pulite e coretti. "Hugin Og Munin", tanto diretta nelle parti estreme,
si fa complessa nei momenti melodico-atmosferici, con vocalizzi che
ricordano i Solefald più epici. Questa canzone funziona abbastanza
bene, nonostante a volte i passaggi da parti estreme ad altre meno
estreme risulta un po' stridente. Ma la loro prova è senz'altro da
promuovere a pieni voti. Da segnalare anche una coda strumentale di
matrice folk.
Torniamo in Inghilterra, questa volta da Oakenshield (http://www.oakenshield.org/),
progetto solista di Ben Corkhill. "Ginnungagap", dalla bella melodia
folk di flauto, si rivela essere un brano di pagan metal molto nella
norma, senza sorprese nè positive nè negative. I frequentatori
dell'underground avranno ascoltato migliaia di volte gruppi simili,
specie su compilation. Ragion per cui, non credo di dovermi dilungare
più a lungo su questa canzone, anche se il buon Ben ci sa fare, nel suo
piccolo. E' molto preciso e volenteroso. Però dei miglioramenti sono
d'obbligo.
Andiamo in Svezia per incontrare gli Irminsul (http://www.caveofirminsul.se/).
"Vinterskald" si assesta su uno stile piuttosto nella norma, dopo una
sezione iniziale quasi psichedelica. Però il trio ci sa fare ed ha
personalità. Molto buono l'utilizzo della chitarra acustica,
onnipresente, che dona dinamismo ritmico pur mantenendo intatta la
fonte d'ispirazione folk. L'arrangimanto è arricchito da tastiere.
Fortunatamente ritorna il tema in maggiore della sezione iniziale,
particolarmente piacevole e diverso dai soliti clichè. E, in un ambito
come quello del pagan, la personalità e l'originalità sono sempre
gradite. Per questo motivo, bravi Irminsul.
Gli olandesi Slechtvalk (http://www.slechtvalk.com/),
con "On The Eve Of Battle", ci propongono una specie di black metal
melodico, dalle melodie malinconiche e quasi gotiche. Presto
intervengono i vocalizzi epici per ricordarci che anche questo gruppo
condivide le medesime tematiche degli altri. Dal punto di vista del
riff e della melodia comunque, le fonti di ispirazioni sembrano più
variegate. Il ritmo passa da una lentezza meditabonda, a una cavalcata
contenuta e precisa, e viceversa. La qualità di registrazione è buona;
le vocals di Shamgar molto aspre. Per il resto, piacevole ma non
diversi da tanti altri.
Ecco ora il progetto Folkearth (http://www.folkearth.cjb.net/),
che riunisce musicisti da ogni parte del mondo. Vi invito a visitare il
sito ufficiale per scoprirne di più. Concentriamoci piuttosto su "The
Riding Of The Queen Boudiccea". Il buono di questo progetto è dato
dalla possibilità di mettere a confronto più menti diversi e più
culture differenti. La qualità di registrazione è però pessima,
soprattutto nei momenti più arrembanti: è il frutto di più
sovraincisioni e di un missaggio scadente. La canzone non è male, alla
fin fine: è molto medivaleggiante, e ricorda vagamente i canti occitani
delle mie vallate (abito in Piemonte occidentale). Comunque, al di là
del valore artistico, Folkearth è un'interessante iniziativa spontanea
dell'underground.
Passiamo ora ad un nome più noto, i belgi Theudho (http://www.theudho.com/).
Ospiti su Shapeless con una recensione, nonchè incontrati di frequente
sulle compilation, si distinguono tra i tanti gruppi per il loro
black/epic di qualità. Molto aggressivi, sempre carichi di astio, non
fanno eccezione in questa "The Journey To Lyngvi". Il quartetto ha
esperienza e gusto, e mescola bene la sua cattiveria intrinseca, con
passaggi più evocativi garantiti dal sapiente utilizzo delle tastiere e
degli effetti sonori. Il loro è un black pagano veramente oscuro, che
esprime sempre e comunque negatività. I Theudho sono un gruppo
sottovalutato, che meriterebbe un maggiore riconoscimento. Possono
contare sul mio sostegno più sincero.
Andiamo ora in Russia, per incontrare gli Alkonost (http://www.alkonost.ru/).
"Darkness" è il loro biglietto da visita, ma i lettori della zine li
ricorderanno per le mie recensioni di alcuni loro album. Un metal
pagano ed epico, carico di grinta, e capace di regalare sempre melodie
azzeccatissime. Il folk al quale si ispirano è di matrice slava, e la
cosa si fa più evidente quando la voce femminile di Alena sale in
cattedra. Un altro gruppo non molto conosciuto, ma che si sta facendo
strada e che spero ottenga buoni risultati di pubblico e critica.
"Darkness" è una canzone strepitosa, ricca di trovate melodiche
personalità ma in linea col genere. Davvero grandi!
In una compilation tedesca non poteva mancare un gruppo tedesco: ecco quindi gli Slartibartfass (http://www.slartibartfass.musik.de/).
"St. Cuthbert" è la canzone che li rappresenta, e la melodia è portata
da una cornamusa. Il brano è ben prodotto e ben suonato, ma non
tradisce di una virgola la tradizione! A compensare le idee trite e
ritrite ci pensa la vivacità esecutiva dei musicisti, senz'altro molto
preparati e capaci di unire le melodie folk/medievali con la violenza
delle vocals distorte, senza per questo apparire piatti o noiosi. Il
gruppo ha anche una buona capacità evocativa: da provare, per chi
ancora non li conoscesse. Potrebbero rivelarsi una piacevole sorpresa.
Ed ecco ora gli Skyforger (http://www.skyforger.lv/):
giù il cappello, gente! Il gruppo lettone, del quale ho recensito quasi
tutta la discografia, è senz'altro una delle realtà più importanti nel
panorama pagano europeo. Estremi, competenti, personali, sono la
dimostrazione di come il pagan metal possa suscitare l'entusiasmo anche
dei più scettici. La canzone qui presente è "A Crested Bird Sings", ed
è acustica e malinconica. La voce pulita intona una canto che sà di
tempi antichi, in lingua lettone. Questa canzone, in sè, non
rappresenta al meglio lo stile dei lettoni, ben più vigoroso e
creativo. Questo è un brano di folk puro, che potrebbe fuorviare
l'ascoltatore. Ma è comunque un brano di qualità, anche se non
rappresenta il lato metal della band, quello che ha dato vita a
capolavori come "Latvian Riflemen" e "Thunderforge". Chissà come mai
questa scelta acustica...
La compilation è chiusa da "Forsaken Shores" degli irlandesi Sirocco (http://www.siroccoband.com/).
Il brano è aperto in maniera intima, ma la tensione carica, per poi
sfociare nel più classico dei temi pagan. L'attitudine del gruppo, il
suo modo di suonare, sembra tradire anche qualche influenza prog/hard
rock, ma forse è anche soltanto una questione di produzione. La voce è
pulita, acuta e nasale, ed il brano fa la sua bella figura, senza
eccellere.
Il quarto volume delle compilation targate Metal Message si
dimostra piacevole e ben realizzata, con tanti gruppi interessanti
provenienti un po' da tutta Europa (peccato che manchi la nostra
Italia!). Tra le canzoni migliori troviamo quelle di Alkonost, Theudho,
Irminsul e Tharapita. Buone anche le prove di Galar, Slartibarfass e
Sirocco. Gli altri da rivedere, o comunque non al meglio del loro
potenziale (vedi Skyforger).
Comunque sia, per gli amanti del pagan metal, dell'epic/black, o
del folk metal, questa compilation potrebbe rappresentare un bel
compendio al quale accostarsi, per conoscere nomi nuovi e validi,
ancora lontani dal giro dei più noti.
(Hellvis - Marzo 2008)
Voto: 7.5
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