AA VV
Metal For Muthas 2

Etichetta: EMI
Anno: 1980
Durata: 44 min
Genere: NWOBHM


Dopo l'ottimo primo volume della raccolta "Metal For Muthas" e l'intermezzo del "Muthas Pride", EP che conteneva 4 brani ad opera di Wildfire, Quartz, White Spirit e Baby Jane, esce il secondo episodio della compilation. Come già preannunciato nella recensione del primo storico volume, in questo LP mancano i nomi di spicco, e giustamente viene concesso spazio ai gruppi più underground, molti dei quali realmente sconosciuti. A questa mancanza di nomi altisonanti va di pari passo una minore qualità della musica proposta; porca troia, una ragione ci sarà pure per cui questi gruppi non hanno raggiunto il successo di alcuni dei loro connazionali ospitati nel primo volume! Questa regola vale in fondo per quasi tutte le 10 band incluse nella raccolta, ad eccezione dei fenomenali Trespass e degli altrettanto bravi Dark Star. E anzi, queste sono le eccezioni che confermano la regola; gruppi realmente fighi che non ebbero la fortuna che avrebbero meritato a occhi chiusi.
E proprio ai Trespass tocca aprire lo show, con l'energica "One Of These Days". Brano proprio bello, non c'è che dire: ottimi suoni, ottimo affiatamento e grinta. Si prosegue con gli Eazy Money (chiiii???); la loro "Telephone Man" parte con una dolce melodia tastieristica che viene ripresa nel riff iniziale. La chitarra sembra suonare sulla maniera dei vecchi Who, e il pezzo gode pure di bei suoni.
A seguire, ecco gli Xero, "famosi" per aver partecipato alla compilation di culto "Brute Force" del 1980 (edita dalla MCA). Che dire, "Cutting Loose" non è una di quelle canzoni che lasciano il segno, pur essendo carina. Per loro ci son da annotare suoni ruvidi e attitudine più metal rispetto agli Eazy Money e ai White Spirit che vengono dopo; non ultima qualche riferimento di troppo ai maestri Thin Lizzy, e un buon assolo, anche se eccessivamente maideniano.
E come detto, tocca ora ai White Spirit, noti più per il fatto di aver avuto tra le loro fila Janick Gers che per effettivi meriti musicali. Il loro è un hard rock orientato sulle tastiere, molto melodico, ma anche un po' scontato. "High Upon High" è qui a confermarlo.
Ora arriva il momento dei già citati Dark Star, band veramente da goduria sfrenata! Immaginatevi un personale mix di primi Maiden, Black Sabbath e Rainbow era R.J. Dio, e preparatevi a volare sulla luna! Il loro brano, "Lady Of Mars", è un pezzo strafighissimo, che non avrebbe sfigurato nel primo volume di "Metal For Muthas", anzi: forse avrebbe tagliato il culo a fette a qualcuno! Grande atmosfera oscura nel pre-ritornello, creata da delle semplici corde a vuoto della chitarra.
Ma il meglio è ormai passato, e infatti con gli Horsepower si ritorna nella banale normalità. "You Give Me Candy", benché abbastanza sveglia ed energica, è sin dal titolo una canzone stupidina, specie nel ritornello. A ruota troviamo i Red Alert e il loro proto-metal influenzato qua e là dai Whitesnake, gli anonimi Chevy (il loro brano omonimo è il peggiore della raccolta) e i The Raid, che con "Hard Lines" si guadagnano il titolo di terzo miglior gruppo della compilation. Infatti il pezzo è realmente strano, molto cupo, tant'è che spesso aleggia il fantasma dei Witchfinder General (altro gruppo straordinario presto dimenticato), con una voce lamentosa e una registrazione sì pessima, ma che involontariamente contribuisce ad aumentare l'alone oscuro di questo brano.
A chiudere ritroviamo i Trespass, che avevano aperto, i quali giustissimamente, in qualità di miglior gruppo del lotto, godono della possibilità di presentare due brani propri (come fu per gli Iron Maiden nel primo volume). Cazzarola, non si poteva chiudere in maniera migliore questo disco! "Stormchild" è infatti un pezzo incredibile, pauroso, a dir poco straordinario! Un pezzo che magari tarda a partire, ma che proprio per questo fa crescere la tensione, per poi esplodere in un riff potente, supportato da una linea vocale molto epica. Il timbro del cantante ricorda un Mark Shelton molto meno nasale, se non altro per il tono evocativo. Il riff nel ritornello è bellissimo, e anche l'assolo è degno dell'alta caratura di questa canzone. Stupendi Trespass!!!
E con ciò cala dunque il sipario su "Metal For Muthas", compilation storica che ha dato visibilità a tanti gruppi emergenti della scena metal inglese del 1980, ma che altrettanti (e forse anche di più) ne ha lasciati fuori, se non altro perché il progetto era pensato solamente per le band dell'area londinese. Inoltre, questo secondo volume non è obiettivamente bello come il primo. Qui ci sono gruppi abbastanza scialbi, e solo Trespass e Dark Star (con un plauso anche ai The Raid) elevano il livello medio, che in mancanza di queste 3 band sarebbe stato appena sufficiente.
(Randolph Carter - Novembre 2003)

Voto: 7