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DarkThrone Holy DarkThrone (Eight Norwegian bands paying tribute)
Etichetta: Moonfog
Anno: 1998
Durata: 47 min
Genere: Black Metal
Dopo il concerto d'addio di Oslo, nessuno avrebbe più scommesso su un ritorno alle scene dei DarkThrone. Per omaggiare questa icona di un passato glorioso, Satyr propose alla band norvegese di pubblicare un'antologia dei loro brani. Questa idea non arrise particolarmente a Nocturno Culto, il quale propendeva per un album tributo. Infatti una raccolta non avrebbe certo soddisfatto i fan, già delusi dallo scioglimento della band. Un album di cover dei DarkThrone avrebbe sicuramente attratto molta più gente.
Satyr decise pertanto di omaggiare i DarkThrone reclutando sette tra le migliori band dell'epoca più una curiosità. Quest'ultima è rappresentata dai Thorns, tra i prime-movers del black norvegese, presto caduti in disgrazia per l'incarceramento del leader. Le altre band non hanno bisogno di presentazioni: Enslaved, Emperor, Dødheimsgard, Gehenna, Gorgoroth, Immortal e gli stessi Satyricon.
Ogni gruppo ha scelto quale canzone interpretare. I brani sono tratti da tutti gli album eccetto "Panzerfaust" e "Total Death".
I primi a pagare tributo sono i Satyricon. Il brano reintepretato è "Kathaarian Life Code", opener di "A Blaze In The Northern Sky". L'introduzione ricorda molto quella dell'album appena citato. La cover è abbastanza personale, pur senza stravolgere l'originale. Il suono è puro Satyricon, con un Satyr molto aggressivo alla voce ed il solito trascinante Frost alle pelli. Ogni tanto fanno capolino suoni di tastiera o dei campionamenti. Sono intuibili i primi cambiamenti nello stile dei Satyricon, che diverranno poi evidenti su "Rebel Extravaganza" del 1999. La registrazione è abbastanza limpida.
La seconda traccia è "Natassja In Eternal Sleep", da "Under A Funeral Moon". A farne la cover sono i viking-masters Enslaved. Sinceramente, la band di Grutle Kjellson e soci avrebbe potuto fare di più: il risultato non è molto diverso dall'originale, salvo per la registrazione nitida e potente. L'impressione è che gli Enslaved si siano limitati a fare il compitino. Per rendere meglio l'idea, questa cover è più sulla vena di "Blodhemn" (1999) che di "Eld" (1997).
Ed ecco ora la grande sorpresa. Dalle ceneri di un passato leggendario, i Thorns. La canzone scelta da Snorre Ruch è "The Pagan Winter" da "A Blaze In The Northern Sky". La sorpresa arriva dal tipo di musica che Blackthorn propone. Legati strettamente al black più tradizionale con il demo seminale "Grymyk", per questo album stravolgono la canzone originale con un suono futuristico. Voce filtrata, suoni elettronici, molti campionamenti. Insomma, una cosa quasi inaspettata. Dico quasi perché i Thorns avevano già contribuito con la canzone "Aerie Descends" all'album tributo a Euronymous "Nordic Metal", del 1996. Curioso che proprio Snorre Ruch abbia partecipato a questa iniziativa! Cover fredda e curiosa.
Chi conosceva bene i DarkThrone, non ne apprezzava soltanto l'operato black. Gli Emperor omaggiano Fenriz e soci prendendo un brano da "Soulside Journey": "Cromlech". Sicuramente è più veloce dell'originale ed è suonato in maniera provetta. Ihsahn e Samoth riescono a dare un'impronta black ad una canzone totalmente death. Le classiche tastiere si prodigano in suoni sinistri. E' doveroso sottolineare che, come già gli Enslaved, anche gli Emperor non fanno certo del loro meglio. Cover e originale non sono poi così diverse.
Anche i Dødheimsgard strizzano l'occhio al periodo death con "Green Cave Float" presa da "Goatlord". Aldrahn e compari stravolgono la canzone con tutte le bizzarrie possibili: suoni strani, voci di sottofondo, campionamenti e pianoforte. Insomma, tutte le diavolerie venute alla luce con l'EP "Satanic Art". A differenza dei Thorns, i Dødheimsgard riescono a non essere freddi o troppo distanti dal metal. Le voci sono molto inquietanti. Una delle cover più riuscite e personali dell'album. Vale da sola il prezzo del CD.
I melodici Gehenna, freschi di contratto con la Moonfog, si prendono la briga di coverizzare "Transilvanian Hunger". Introdotta da tastiere inquietanti, il brano si assesta nel più tipico DarkThrone-style. La registrazione ha una bassa fedeltà. Le tastiere coloriscono il brano con dei bizzarri effetti sonori.
Sempre da "Transilvanian Hunger" è tratta "Slottet I Det Ferne". I Gorgoroth non eccedono in fantasia: la qualità di registrazione è pessima, arricchita da suoni distorti e industriali. Eppure riesce a risultare affascinante: c'è un che di malsano in questa cover! I Gorgoroth non si smentiscono: sono scontati, banali, poco talentuosi ma riescono sempre ad intrigare!
Dopo parecchi minuti di silenzio, ecco gli Immortal. Un nome troppo importante per venire nascosto come ghost-track. Il brano è "To Walk The Infernal Fields" da "Under A Funeral Moon". La fedeltà è bassa e gli Immortal si limitano al compitino. La cover è stata incisa nel periodo in cui Demonaz cominciava ad avere problemi alle braccia. Questo però non giustifica un'interpretazione piatta, un vero e proprio insulto all'originale! Questo è il brano più moscio e scarso dell'intero album!
"DarkThrone Holy DakThrone" è in fin dei conti un CD onesto, ricco di spunti interessanti. L'acquisto è consigliato solo ai fan dei DarkThrone o a chi compra tutto ciò che è registrato in Norvegia. Certo, coi nomi presenti era lecito aspettarsi di più.
(Hellvis - Aprile 2003)
Voto: 6.5