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Arauto Metàlico Vol. II

Etichetta: autoprodotto
Anno: 2006
Durata: 55 min
Genere: vari


"Arauto Metàlico Vol. II" è il secondo capitolo della compilation pubblicata da una fanzine portoghese. La copia inviataci consiste in un semplice CD-R accompagnato da un libertto di due pagine fotocopiato, comprendente soltanto la tracklist; non è specificato da dove siano state tratte le canzoni. Niente informazioni neppure riguardo i gruppi che vi partecipano, anche se mi pare di capire che siano tutti originari del Portogallo. Purtroppo mi beccano in un periodo incasinato e non ho tempo per cercare su internet tutti i contatti, per cui si dovranno accontentare.
Si parte con i The Ransak, fautori di un death d'impatto, ispirato alla scorsa decade, soprattutto al filone svedese. Su "Curse Of God" è presente qualche concezione melodica, tuttavia il cantato è sempre incazzato e ci sono dei riff molto aggressivi. La struttura del brano è lineare e la canzone scorre liscia su tempi mai troppo veloci, ma non riserva grosse sorprese. Un gruppo nella media.
Con gli Hematoma ci spostiamo verso un thrash ottantiano alla Death Angel, ben suonato e prodotto decentemente. Non si tratta di una canzone particolarmente aggressiva. I riff sono comunque energici e i lunghi assoli di buona fattura, tuttavia non traspare un talento particolare da queste note. La durata a mio avviso eccessiva penalizza il brano in questione. Anche in queto caso, si tratta di un gruppo indicato esclusivamente agli amanti del genere.
Con i Requiem Laus inizia una lunga carrellata di gruppi black. "The Eternal Plague" è un brano contraddistinto da una prouzione ruvida ma non caotica, con il basso molto in evidenza. Il riffing è piuttosto semplice ma ben suonato, e c'è pure spazio per un assolo e qualche rallentamento atmosferico. Mi sembra di intuire la presenza delle tastiere che accompagnano alcuni frangenti con lunghe note, ma sono comunque abbastanza nascoste. I Requiem Laus sono una band promettente, animata dallo spirito giusto. Doverbbero tuttavia ricercare una loro dimensione, per cancellare quella sensazione di già sentito che si prova ascoltandoli.
I Vittrah con "Heinous Kingdom" propongono un black metal grezzo e veloce, con un cantato che alterna scream e growl. Le chitarre hanno un suono cupo e opprimente, molto distorto; purtroppo la registrazione è abbastanza scadente, tanto che non si riesce a distinguere se si tratti di un batterista vero o di una drum machine (sono più propenso per questa seconda ipotesi). Le ritmiche assumono connotati marziali in diverse occasioni. Un gruppo nella norma, nè meglio nè peggio di tanti altri.
Con i Tenebrarvm ci addentriamo verso un black dalle sonorità particolari: se la batteria di "Tears For Eternal Monuments" rispetta gli standard del genere, lo stesso non si può dire della chitarra solista, sempre (e sottolineo sempre) in primo piano, tra assoli e arrangiamenti vari. La scelta è senza dubbio curiosa e originale, ma alla lunga stanca. I Tenebrarvm sono un gruppo personale e dotato di discrete doti tecniche, che potrebbe migliorare in futuro, nel momento in cui sapranno gestire meglio le loro potenzialità.
Con i Deep Odium torniamo a percorrere sentieri più battuti, sempre restando in ambito black: "Feasting On Death" è un brano di black metal ortodosso, rovinato da qualche calo di tensione. Vi è anche un assolo piuttosto semplice, che non aggiunge molto. La prestazione vocale risolleva le quotazioni del gruppo: trattasi di uno screaming urlato, quasi vomitato, molto acuto. Le parti veloci del brano sono le più canoniche ma anche le meglio riuscite.
I Bleading Display sono fautori di un death metal alla vecchia maniera, brutale, caratterizzato da una voce molto bassa e una produzione grezza. Vi sono parti tirate, con riffing in tapping alla Cannibal Corpse, e anche un passaggio molto lento, assai simile a uno degli Antropofagus presente nella canzone"Fucking A Baphomet Made Of Flesh - God & Mor". Stiamo parlando di un gruppo onesto, dalle buone doti tecniche, ma che non riserva nulla di particolarmente interessante. Con una produzione più curata potrebbero dire la loro in futuro.
Lo spezzone di un film introduce "Sadistich Bitch", canzone scelta per rappresentare i Necrocannibal. Il gruppo è fautore di un brutal/grind tiratissimo, dominato da una voce bassa e gorgoglinte, una drum-machine sparata e un guitar work semplice, dal tipico suono motosega. Visti così, i Necrocannibal sembrano l'ennesimo gruppo clone dei Mortician.
Un canto tantrico funge invece da apertura per "Path Of The Mindwalker" dei The Firstborn. Il brano in seguito si assesta su un black veloce, diretto e a tratti atmosferico, che ricorda gli Emperor di "Anthems To The Welking At Dusk". Non mancano alcuni riferimenti al death, soprattutto ai Behemoth. Il gruppo sa suonare e dimostra buone doti compositive. Nonostante le fonti d'ispirazione siano evidenti, su "Path Of The Mindwalker" ci sono dei passaggi abbastanza singolari. In definitiva, questa è senza dubbio la miglior traccia della compilation.
Con i Morbid Death ci addentriamo in un metal fatto di voci pulite e melodie vagamente malinconiche. Si tratta di un brano suonato senza sbavature e prodotto altrettanto bene, che potrebbe essere accostato alle recenti produzioni di Sentenced o Metallica. In qualche caso il gruppo prova a staccarsi da questi clichè, ma proprio qui cade in errori dovuti all'inesperienza. Peccato.
"Freedom Subways" dei Thanatoschizo è invece un brano che parte come death/black tra Emperor, primi Opeth e via dicendo, ma ben presto si concede frequenti aperture atmosferiche dominate da soavi voci femminili, tastiere e basso fretless (almeno mi pare). Il gruppo riesce con disinvoltura a passare da uno stile all'altro, incorporando anche alcuni elementi elettronici. Buona la prestazione d'insieme del gruppo, che si propone come uno dei più interessanti tra quelli qui presenti. La registrazione non è il massimo, ma di certo i Thanatoschizo sono una band da tenere d'occhio.
Chiudono la compilation i Projecto 103. "All I Want" inizia con campionamenti e un riffing alla Samael, ma subito si trasforma in un brano di cyber thrash dalle tinte futuristiche. La componente elettronica non manca, la batteria è straniante e la voce metallica e leggermente acida. Non ricordo dove ho già sentito qualcosa di simile (si potrebbero citare anche i nostri Archangel come termine di paragone, ma non sono loro a cui mi riferivo), ad ogni modo non possiamo considerarli come un gruppo scontato. A chi piacciono le sonorità moderne, questi Projecto 103 potrebbero interessare parecchio.
Dovessi valutare la scena metal portoghese soltanto da questa compilation, direi che i gruppi ci sono ma la personalità scarseggia. Mancano i grossi calibri; i gruppi migliori tra quelli presenti, infatti, sono di buon livello ma non si possono considerare delle autentiche rivelazioni. Tra questi, citerei The Firstborn, Thanatoschizo, Requiem Laus e Projecto 103.
(BRN - Aprile 2006)

Voto: 6.5


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