Vanessa Van Basten
(Danny Boodman - Febbraio 2007)
Il capolavoro dei Vanessa Van Basten meritava assolutamente uno spazio
anche tra le nostre interviste. Lascio quindi la parola a Morgan e non
posso fare altro che rinnovare il consiglio di catapultarvi ad ordinare
questo gioiello che risponde al nome di "La Stanza Di Swedenborg".
Ciao Morgan, partiamo dall'inizio: puoi presentarci il progetto Vanessa Van Basten?
Questo progetto è nato un paio d'anni fa per soddisfare finalmente
le mie esigenze 'creative'. Prima di allora mi dedicavo soprattutto a
collaborazioni con band di generi disparati, dal black metal all'indie
rock, in veste di arrangiatore o remixer... oltre all'attività di
selecter\DJ nei localini genovesi, che porto avanti tuttora. Un giorno
mi sono svegliato e ho pensato: registra un paio di pezzi tuoi. Ho
installato un banale software e mi sono messo al lavoro. La reazione di
amici e collaboratori è stata entusiastica, e così ho contattato
Stefano, che suonava in un'eccellente progetto stoner (i defunti White
Ash) per ampliare la formazione. Il suo basso tellurico mi intrigava.
Da allora i Vanessa sono diventati un progetto a tempo pieno per
entrambi.
Scusa ma qui è d'obbligo una domanda: da dove
viene il vostro nome? Sei consapevole che il 100% delle persone penserà
subito al calciatore olandese?
Il nostro monicker non ha un significato particolare. Semmai è
vagamente ironico. Tutto è nato come in un gioco. Il mondo del calcio è
distante anni luce da quello del rock indipendente: il calcio dal mio
punto di vista è ottusità, banalità, cinismo e corruzione. La nostra
musica vuole essere ultraterrena, metafisica, 'elevata'. Pensa che la
stampa olandese ci ha contattato più volte, incuriosita proprio dal
nostro monicker e da questo bizzarro connubio tra calcio e musica...
Marco Van Basten dev'essere una specie di eroe nazionale da quelle
parti.
Arriviamo quindi a "La Stanza di Swedenborg". Puoi presentarci questo lavoro?
Dopo il demo\EP avevamo in cantiere qualche brano risalente a quel
periodo e un paio di novità. Le etichette produttrici mi hanno proposto
di pubblicare tutto ciò e ci siamo impegnati in un lavoro di
cesellatura e assemblamento molto faticoso. Il disco infatti non scorre
fluido come il Demo, e se da un lato rappresenta un miglioramento
stilistico e tecnico, dall'altro soffre forse di una certa
disomogeneità. I brani della 'Stanza' sono molto sperimentali e duri da
digerire (almeno secondo i nostri canoni), mentre l'EP suona come un
trip unico ma sfaccettato. E' un disco di ricerca, in cui abbiamo
affrontato molti stili musicali differenti, dal drone al doom, dal
postrock allo shoegaze. Sempre alla ricerca di un suono totalmente
'nostro'. E' sempre più difficile essere originali... C'è bisogno di
una componente concettuale sempre più marcata per essere credibili. Noi
cerchiamo di accomunare influenze a 360° e di filtrarle attraverso la
nostra sensibilità. Ma dietro c'è anche un lavoro più tecnico di quanto
si creda, e ovviamente non parlo di tecnica strumentistica: è la
consapevolezza che per comunicare bisogna mettere in pratica la nostra
immaginazione emotiva, i concetti astratti delle emozioni basilari.
Come improvvisatori infatti facciamo pena...
Esattamente cos'è la Stanza di Swedenborg?
La stanza di Swedenborg ha tutto quello che l'ascoltatore vuole
vedervi. E' un non-luogo. E' quella via di mezzo che non esiste, che è
solo pensabile. E non tutto il pensabile è reale. Scherzo, è solo il
titolo di una canzone...
All'inizio della prima traccia ci sono dei dialoghi che sembrerebbero tratti da un film. Di cosa si tratta?
Quei dialoghi sono stati presi da 'The Kingdom', il serial di Lars
Von trier ambientato in ospedale. E' stupendo! Adoro i dialoghi di
quella pellicola. E adoro il cinema di Lynch e di Tarkowskij, presente
nell'EP sotto forma di estratti. A volte penso che una guida testuale
sopra la musica aiuti l'ascoltatore a focalizzare la propria emotività,
a seguire una trama immaginaria. E' anche vero che questo sia un po'
uno stratagemma, e infatti cercheremo di usarlo solo dov'è necessario,
dove la musica risente maggiormente dell'assenza di parti vocali. In
realtà ho provato anche a cantare, ma non lo rifarò in futuro: mi sono
divertito, ma il risultato non è stato all'altezza...
L'album è semplicemente splendido. Come avviene la composizione nel vostro caso?
Beh, ti ringrazio sia per il complimento che per la bella domanda.
Attualmente buttiamo giù delle idee con due semplici chitarre
acustiche, in genere suonate monocordi. Questo ci permette di studiare
gli accostamenti tra le note, e le emozioni che ne derivano.
Successivamente i passaggi musicali vengono riarrangiati e
contestualizzati con una dinamica, una successione, un senso generale e
così via. Facciamo particolare attenzione proprio al 'senso', alla
finalità di un brano musicale, alla sua meta. Infatti mi capita
spessissimo di immaginare brani interi, che poi non riesco a
concretizzare. Praticamente vivo con un piccolo registratore appresso,
in cui canticchio melodie o suono un paio di accordi... da un certo
punto di vista è demenziale!
Quali sono le vostre influenze?
Io vado matto per God Machine, Swans, Godflesh, Katatonia, le
colonne sonore di Morricone, i Sonic Youth, i Lycia, la scena di
Seattle... Mi piace anche buona parte della musica prodotta da Neurot e
Hydrahead. Stefano adora i Low, i Kyuss e derivati, i Dead Can Dance, i
Cathedral.
Io e Stefano abbiamo gusti diversi in apparenza. In realtà ad entrambi
piacciono la semplicità e la forza espressiva. Il nostro ideale di
musica è un suono semplice, pesante, lento, dinamico, inquietante,
drammatico.
In alcuni brani poi io sento l'influenza del
Burzum di "Filosofem", può essere? Ho visto che sul vostro MySpace il
Conte è citato: cosa amate della sua musica?
"Filosofem" è un capolavoro clamoroso, il più bel disco black metal
di tutti i tempi. Penso anche che sia stato l'unico disco nel suo
genere ad essere accettato e gradito dagli ascoltatori cosiddetti
'alternativi'. Abbiamo registrato una cover di "Dunkelheit", non so se
avremo la possibilità di pubblicarla, e se fosse per me rifarei tutto
quel disco: un viaggio tetro e cosmico di un intimismo allucinante!
Purtroppo spesso si parla di Burzum solo per le sue scemenze
attitudinali... quando in realtà era solo un ragazzo con una grande
sensibilità musicale.
Il brano "Giornada De Oro" mi sembra che si discosti parecchio dal mood generale dell'album, vuoi parlarcene?
"Se questo pezzo (a livello di sonorità) si discosta un po' dal
resto del disco, non lo fa nel contesto più 'ampio' dei Vanessa Van
basten. Abbiamo almeno altri 3 o 4 brani simili a "Giornada De Oro", il
più vicino come struttura è proprio "She Took Me To The Restaurant", la
prima canzone mai scritta da noi e presente nell'EP. Invece di far
crescere la dinamica con l'intensità dell'esecuzione, a volte
preferiamo partire con degli stacchi netti, come un passaggio da una
dimensione acustica ad una monolitica e distorta. Non è certo questo
aspetto ad interessarci, del resto una generazione intera di postrocker
lo ha già fatto prima di noi, è il messaggio della melodia su cui ci
concentriamo. Se invece ti riferivi proprio all''umore' del brano, il
fatto che su quest'album "Giornada De Oro" suoni 'staccata dal resto' è
puramente casuale.
Anche "Floaters" è un pezzo meraviglioso e il
titolo rappresenta benissimo questa sensazione di elevazione. Cosa puoi
dirmi su questo pezzo?
"Floaters" è una di quelle melodie che mi sono ritrovato a
canticchiare per strada. Ho composto prima il tema finale, la parte
iniziale è scaturita da un lavoro di looping sull'accordo principale
durato almeno un paio di mesi. Il concetto di "Floaters" è comunque una
realtà specifica, tangibile. I floaters, detti anche mosche volanti,
sono un problema visivo estremamente fastidioso con cui ho imparato a
convivere recentemente: dei puntini, dei filamenti scuri che
galleggiano nel campo visivo. Nel migliore dei casi portano
'distrazione' al cervello, rendendo difficoltose la lettura e la
concentrazione. Nei casi gravi rappresentano un vero e proprio handicap
sensoriale, oscurando gran parte del campo visivo. Purtroppo la
medicina ufficiale tratta questo problema come un sintomo (spesso
implicano qualcosa di più grave), e non come una vera malattia da
curare; nel mondo esiste un'ampia comunità di persone attanagliate da
questo male, persone demoralizzate che spesso cadono in depressione
perché si sentono abbandonate e sole. Al di là di questo (e posto che i
miei floaters non sono poi così terribili), credo che il titolo ben si
accosti alle atmosfere sospese e 'galleggianti' della canzone.
Sul finale invece viene dato spazio a una
serie di rumori che sono quasi fastidiosi, soprattutto in cuffia. Da
cosa nasce questa scelta?
Il finale di "Good Morning, Vanessa Van Basten!" non è nient'altro
che una performance, di un ospite che stimo tantissimo. Claudio Parodi
ha una formazione classica (pianoforte), ma sperimenta follie sonore.
Egli suona un equalizzatore in saturazione (non ho mai capito come
possa emettere suoni da solo) collegato ad un rack di riverbero e delay
sovraalimentato. Quando i cursori sono perfettamente centrati il
macchinario non fa volare una mosca (e ridaje coi floaters!), se appena
li sposti un pochino ecco emergere un gran rumore... e il bello è che
lui controlla il suo aggeggio come se fosse uno strumento tradizionale,
cercando di esprimersi e di variegare la pasta puramente elettrica
delle onde sonore. E' come andare alla radice del suono elettronico, di
una purezza incredibile. Quando lo vidi dal vivo per la prima volta
rimasi shockato. La scelta di inserire una sua performance alla fine
del brano (e del disco) è stata presa per due motivi: il primo è che
già l'introduzione (Vanja) era stata da me eseguita esclusivamente con
feedback e riverberi, e poi perché un finale così rumoroso e rarefatto
mi suggeriva un'atmosfera di rovine, di qualcosa che si è distrutto,
che fa fatica a continuare. Il tutto dopo un lungo, estenuante
crescendo che sfocia in una sorta di cavalcata dissestata.
Voi siete una prova in più che il panorama
italiano ha delle realtà bellissime che però restano poco conosciute a
causa di una certa esterofilia imperante. Cosa ne pensi?
Penso che ognuno ha il pubblico che si merita. Alcuni hanno un
piccolo pubblico, ma valido. Altri un gran numero di ascoltatori
superficiali. Altri ancora tanta, tanta gente che li adora perché
riceve ottima musica. Non tutto quello che è mainstream è da buttare. E
non tutto quello che è 'di nicchia' rimane tale solo perché il mondo è
cattivo e non premia i migliori. Bisogna ammettere che da noi in Italia
la musica arriva con un certo ritardo, e questo non aiuta le aspiranti
band ad emergere nel panorama internazionale, e a farlo con la giusta
attitudine. Ma il talento non manca, anzi.
Parliamo un attimo di internet: per voi è un vantaggio sfruttare la rete o pensate che possa danneggiarvi?
Assolutamente un vantaggio. Per la nostra piccola realtà musicale
internet è un mezzo potentissimo. Non mi voglio dilungare su questo
tema, è fin troppo ovvio che il mercato sta per cambiare, e sarà un
bene. Pensa solo che la stragrande maggioranza delle vendite fisiche
riguarda pochi nomi grossi... tutto il resto sono briciole. La rete è
un'opportunità senza precedenti per farsi conoscere, e ottenere il
riscontro che oggettivamente un musicista merita.
Cosa puoi dirmi dei vostri progetti futuri?
Stiamo componendo. Un po' a casa, un po' in sala prove, e sento che
questa sarà la nostra roba migliore da sempre. Forse uscirà uno split
con We Wait For The Snow, ambient lo-fi da Roma. Ma al momento siamo
'scoperti', nessuna label ci sta proponendo nulla. Dirai, è anche un
po' presto! Per noi non è comunque un problema, se sarà il caso ci
autoprodurremo il nuovo materiale e lo distribuiremo tramite i nostri
contatti su internet, sicuri che i nostri (pochi) fan lo vorranno a
tutti i costi!
Vanessa Van Basten è un progetto che porterete (o già portate) anche dal vivo? Ci sono novità su questo fronte?
Da un paio di settimane stiamo provando con quello che
probabilmente sarà il nostro batterista dal vivo. Abbiamo notevoli
difficoltà a rendere i pezzi già pubblicati in modo che funzionino a
dovere su un palco: forse opteremo per spettacoli totalmente inediti,
con lunghi brani strumentali creati su misura per un power trio con
basi elettroniche. O forse non suoneremo mai dal vivo. Ci stiamo
provando, abbiamo avuto moltissime richieste di live, ci piacerebbe
accontentare il nostro pubblico e avere l'opportunità di farci
conoscere ancora di più.
Bene, è tutto, ti ringrazio e lascio a te la conclusione
Grazie a Shapeless 'Zine. Venite a visitarci e a lasciare un commento su http://www.myspace.com/vanessavanbasten!
Sito internet: http://www.myspace.com/vanessavanbasten